Un leone di qua e uno di là, sulla stessa carena della nuova RS-GP. E’ la novità più vistosa dell’Aprilia 2026, ma paradossalmente è pure qualcosa di simbolico che s’è riproposto qualche giorno fa a Milano, durante la presentazione di moto e squadra. Perchè Massimo Rivola e Fabiano Sterlacchini, sullo stesso tavolo, hanno mostrato i denti con quella nobiltà semplice, ironica, ma rigorosa, che è sempre più il marchio del marchio di Noale. Giochi di simboli. Giochi di parole. Per dire cosa? Che l’Aprilia ci sarà e che i leoni hanno la sensazione di sentire un profumo decisamente invitante nell’aria. Nessun proclama da sboroni, sia inteso. E meno che mai nessun atteggiamento da quelli che la sanno lunga, ma una evidente consapevolezza che tutti gli anni di apprendistato, adesso, sono definitivamente alle spalle, che l’inesperienza mischiata ai primi successi ha invertito le percentuali, che i piloti forti veramente finalmente ci sono e pure che gli altri, anche se sono colossi industriali, devono smettere anche solo di sognarsi di poter guardare l’Aprilia come quella piccola e nera.
L’ha fatto intendere chiaramente proprio Massimo Rivola, rispondendo con una battuta alla domanda sul caos che s’era creato, qualche tempo fa, quando gli altri marchi si sono messi a contestare a Aprilia le ali laterali. “Politicamente – ha detto col solito sorriso che serve a dire quello che c’è da dire- mi sono incazzato a bestia”. Alla spiegazione tecnica di quel momento, invece, ci ha pensato Sterlacchini. “Quando è emersa quella preoccupazione – dice - in realtà non era un vero problema. Noi conoscevamo quella soluzione come conoscevamo quelle degli altri. Dal primo giorno abbiamo detto: se vogliamo affrontare il tema in modo generale, facciamolo, ma attaccare una soluzione di un singolo costruttore diventa pericoloso, perché allora puoi sollevare dubbi su qualsiasi cosa”.
Una richiesta che vale in qualche modo come monito anche per quanto riguarda il mercato, con Rivola che ammette di non avere troppo tempo per le decisioni da prendere, visto che le pressioni arrivano dall’esterno. E, senza dirlo, lasciando intendere che arrivano anche in modo non sempre elegantissimo. “Il mercato si è mosso in maniera molto aggressiva – ammette - Mi piacerebbe prendere tempo, ma credo che non ci verrà concesso. Le case stanno mettendo sul piatto offerte molto importanti, ma se un’azienda è forte ed è percepita come tale, i piloti arrivano, perché sanno che si lavora per costruire la migliore moto possibile. Martìn? Vogliamo vederlo fisicamente al meglio, per essere certi che sulla nostra moto possa esprimersi al massimo. Non avremo molto tempo, ma siamo fiduciosi”.
Una fiducia che si percepisce in tutto, in verità. Anche rispetto a un futuro che costringerà Aprilia (come tutti gli altri) a perdere qualche cavallo per effetto del regolamento che stravolgerà la MotoGP dal 2027. “Se partiamo da un motore da 300 cavalli – spiega Sterlacchini - e applichiamo una riduzione del 15%, parliamo di circa 45 cavalli in meno. È un conto semplice. Abbiamo introdotto il downboring, quindi un alesaggio più piccolo. Questo comporta valvole più piccole, una riduzione dell’efficienza volumetrica e quindi, ragionevolmente, una perdita di potenza tra il 15 e il 20% rispetto agli attuali 1000. Ma portiamo tantissimo in termini di trattamenti, materiali, profili. Tutte soluzioni trasferibili. I livelli che si otterranno con le 850 saranno clamorosamente più alti rispetto a quelli dell’inizio dell’era 1000 nel 2012. Se si fosse intervenuti su carburanti o densità energetica si sarebbe rischiato di spingere verso materiali esotici e di aumentare i costi. Ridurre la cilindrata invece è semplice: il motore ha meno potenza, punto”.
Livello altissimo da un punto di vista tecnico, quindi, ma anche da un punto di vista politico, con la nuova era Liberty Media che sembra stuzzicare particolarmente Massimo Rivola, visti i suoi trascorsi in Formula1. “Sinceramente – dice senza troppi giri - non vedo un futuro negativo. Ho molta fiducia, perché quello che hanno fatto in Formula1 è stato impressionante. Abbiamo bisogno di andare a cercare nuovi appassionati, o almeno far conoscere la MotoGP a persone che oggi non la guardano: ragazzi, giovani e chi segue altri sport. I piloti come superstar possono essere molto efficaci: mi aspetto che il valore del marchio MotoGP cresca e che di conseguenza tutti ne trarremo beneficio”.Ciò che non si deve invece perdere assolutamente di vista è il tema della sicurezza, non solo mantenendo standard elevatissimi, ma provando a crescere ancora. “Le moto di oggi vanno davvero troppo forte – conclude Rivola - Molti circuiti non sono più adeguati e il rischio per i piloti è aumentato. Era giusto fare qualcosa. Budget cap? Sarebbe interessante, ma una regola che non puoi controllare non ha senso. Anche in Formula 1 non è semplice. È vero che qualcuno potrà spendere quanto vuole, ma potrebbe farlo anche oggi. Se vuoi una moto veloce, la puoi costruire subito”.