Alla vigilia del 2026, Jorge Martin ha le idee chiarissime. E in occasione della presentazione di Aprilia, avvenuta negli studi di Sky Sport a Milano, affronta ogni argomento allo stesso modo: ascolta le domande dei giornalisti in sala, si prende un attimo prima di rispondere e, infine, calibra le parole una ad una. Lo fa quando si parla delle batoste rimediate lo scorso anno, così come quando l’attenzione va inevitabilmente alla prossima stagione. Ci dice di star lavorando sodo, che è sicuro di poter brillare un’altra volta. E, soprattutto, racconta delle lezioni imparate a suon di colpi, di gare viste dal divano di casa, il peggiore degli incubi per un pilota.
“Ce ne sono tante, ma se dovessi sceglierne solo una è non fare più del necessario. Non solo in moto, ma anche nella vita. Vuoi essere dappertutto, ma poi non sei da nessuna parte”, afferma Jorge, prima di riflettere sulla pista e su tutte quelle situazioni in cui, nel 2025, ha fatto il contrario. “In Giappone partivo 18esimo, non avevo bisogno di superarne quattro in una curva. Dovevo stare tranquillo e andare con fiducia, così come forse avrei potuto evitare di tornare in Qatar, aspettando un altro po’. Anche quando tutto va bene, a volte non serve vincere. Ti basta accontentarti di un secondo posto”.
Il 2025 di Martin, in effetti, è stato un calvario dall’inizio alla fine. Prima l’infortunio nei test, poi quello in allenamento con il supermotard e, infine, quello gravissimo del Qatar, appena risalito su una MotoGP. Un loop che sembrava non finisse mai, pesantissimo da gestire: “Per me è stato più difficile fisicamente perché alla fine hai male, ti fai male e non puoi tornare. Vedi le gare da casa, e allora soffri anche mentalmente. Poi sicuramente quando hai degli infortuni hai dubbi a livello mentale, ed è per quel motivo che è nato il caos con Aprilia. In generale, per essere pronto devi star bene sia mentalmente che fisicamente”.
Adesso, però, tutto è quasi alle spalle. E se per i test difficilmente sarà nella migliore forma possibile, l’obiettivo in vista di Buriram, primo appuntamento dell’anno, è chiarissimo: “È difficile dire una percentuale del mio stato fisico. Sto lavorando molto e l’inverno è stato molto importante per il mio recupero. Al momento sono al 75-80%, ma l’importante è che per il GP di Thailandia io sia al 100%”. Una rincorsa iniziata ormai da tempo, ma senza alcuna pressione: “Ho piena confidenza in me, sento di non dover dimostrare niente a nessuno e di dover lavorare solo per me stesso, per brillare un’altra volta. Bisogna solo cominciare e vedere come questa silly season si evolverà”.
A supportarlo ci sarà tutta l’Aprilia, diventata una famiglia nonostante i dubbi e la tensione che, per buona parte della scorsa stagione, ha caratterizzato il binomio, addirittura messo in dubbio in vista del 2026: “Il nostro rapporto è migliore di come non lo sia mai stato. Adesso ci conosciamo a vicenda, anche se ho corso solo sei gare e non so ancora i nomi di tutti i membri della squadra, ma mi impegnerò. Ho piena fiducia in questo team, ho potuto vedere dal lato di Marco che è incredibilmente forte. Con Bez abbiamo lavorato molto con gli ingegneri e sono sicuro che potremmo portare la moto al top. Darò il mio massimo affinché accada”.
Parlando poi della pazza stagione che lo attende, come l’ha definita lui, Jorge è stato chiarissimo anche rispetto al mercato in vista del 2027, l’anno della rivoluzione in MotoGP: “Credo che in questa occasione, davanti a questa moto fantastica, sia sbagliato parlare di questo. Ciò che posso dire è che, per noi piloti, è importante non farsi distrarre da questa cosa. Per me, in questo momento è molto semplice: voglio concentrarmi solo su me stesso e sul 2026”.
Di sicuro, seppur non sia entrato nel dettaglio, Aprilia ha già iniziato ad accontentarlo nonostante il poco tempo passato in sella alla RS-GP: “Ci sono due o tre cose molto importanti per me e per cui ho spinto molto, e Aprilia mi ha ascoltato. Già a Valencia abbiamo provato qualcosa e sono sicuro che funzionerà”.
L’obiettivo, quindi, rimane soltanto uno: recuperare e tornare a vincere. E in tal senso, il percorso di Marquez non può che essere un esempio: “È il più grande di sempre in pista adesso. La sua storia dimostra che si può tornare. Non voglio paragonarmi a nessuno, ma anche io sono fiducioso di potercela fare. Nel 2021 sono stato vicino a fermarmi, poi sono riuscito a vincere una gara e anche il mondiale. Guardando quello che ha passato lui, ne sono ancora più convinto”.