Se lo sport fosse una montagna da scalare oggi Marc Marquez starebbe guardando il mondo dalla cima, prendendo fiato prima di scoprire se ad aspettarlo c’è una vetta ancora più alta o una lunga discesa. Di fatto, l’impresa portata a termine nel 2025 e iniziata con l’infortunio a Jerez nel 2020 è stata così grande da minare la sua motivazione per il futuro: con 9 titoli mondiali, uno dei rientri più importanti nella storia dello sport recente e una situazione che almeno apparentemente lo vede ancora come il grandissimo favorito di questa MotoGP gli stimoli sono più difficili da trovare.
Eppure lui sembra sapere anche questo. In una lunga intervista ad Ana Pastor, per lo speciale “El Objetivo” su La Sexta, Marc ha parlato molto di sé stesso e di cose di cui difficilmente lo sentiamo parlare. Il che la dice lunga su quanto sia in pace con sé stesso. “Prima della gara sento sempre quel brivido”, racconta. “Quest'anno ho avuto un vantaggio di 150 punti, che è enorme, e prima della gara ero comunque nervoso, ma è una cosa positiva. È quella tensione di cui hai bisogno, oltre al fatto che a me piace la pressione. Se non sei sotto pressione entri in modalità noia, ti rilassi e commetti l’errore”. Una dinamica che abbiamo visto succedere tante volte in pista, anche nel 2025.
Marc dice poi che negli anni ha cominciato a pensare sempre di più, fino a perdere il sonno: “Con l’età per me è diventato più difficile dormire. Quando avevo 20 anni svenivo a letto, mi addormentavo subito. Adesso è più difficile per me perché la mia mente corre. Ti visualizzi su quella curva, pensi che devi stare attento, che non puoi cadere in quel punto, che lì ti attaccheranno… il tuo cervello continua a girare in tondo”.
Interessante anche quando torna a parlare, dopo più di un anno, della sua condizione fisica, quel braccio che dopo quattro operazioni chirurgiche continua a essere un problema: “Ci convivo, ci si abitua. Sai che non puoi fare un certo gesto o che non puoi dormire in un certo modo, perché se dormi sul lato destro ti svegli con una sensazione di malessere. Ma anche fare certi movimenti: mi piaceva molto giocare a padel con gli amici o andare al fiume a lanciare sassi. Beh, ora sai che se lo faccio tre o quattro volte, avrò fastidio per due giorni. Quindi non lo faccio, lo evito. Si tratta di conviverci per poter poi essere al 100% sulla moto”.
Di fatto questa consapevolezza è la stessa che lo porta a parlare del ritiro in maniera piuttosto lucida: “Per me, la cosa più difficile per un atleta è sapere quando e come ritirarsi. Se continuare o meno. Se c'è passione e finché il mio corpo regge... so che mi ritirerò prima per colpa del mio corpo che della mia mente. Normalmente è il contrario: se lavori il corpo continua ma chiudi mentalmente, però gli infortuni non sono stati clementi con me in quest'ultima parte di carriera, anche se con tutto quello che ho rischiato mi è andata molto bene. La verità è che devo capire anno dopo anno come sta il mio corpo”.
A questo punto, lo spagnolo parla delle (tante) cadute in carriera, della sofferenza fisica, della sua soglia di sopportazione del dolore e della paura con cui in qualche modo, secondo lui, tutti i piloti devono convivere: “Quelle brutte sono le cadute che ti formano. Io sopporto molto bene il dolore e questo mi ha aiutato in molte occasioni, anche se in altre ha reso l’infortunio più grave di quanto non fosse. Il punto è che ci facciamo male e rischiamo la vita. Ne siamo consapevoli, anche se i piloti non vogliono parlarne, ma siamo consapevoli che si scende in pista e si rischia la vita. È un argomento tabù ma quando sei a casa, rilassato, sei consapevole di andare a 360 chilometri orari”.
C’è poi un breve momento in cui parla di Valentino Rossi, nello specifico del momento in cui ha chiesto ai suoi tifosi di rispettarlo dopo quelli che forse sono stati i primi fischi della storia per il Doc. Marc dice che: “Vivere con il risentimento è molto difficile, quindi non voglio che i miei fan serbino rancore. Risparmiate le vostre forze per applaudirmi”, eppure sembra parlare alla nuora affinché la suocera intenda, proverbio che l’Internazionale riassume perfettamente così: fingere di parlare ad altri per far intendere cose spiacevoli a una persona che non le vorrebbe sentire.
Prima di chiudere un’ultima chicca quando Marquez racconta di suo nonno, del rapporto che li legava e di come fosse lui a costruire dei piccoli circuiti con delle pietre per far girare il nipote: “La prima curva era sempre lì, a sinistra. Ecco perché sono sempre più bravo”.