Pecco Bagnaia veniva da una stagione bella e complicata, con 11 GP vinti e un mondiale perso contro Jorge Martín per una questione che si potrebbe definire di autocontrollo, o comunque di ingenuità. Non ti accontenti, sbagli e perdi punti facili. Pazienza, avrà pensato lui alla fine: ora ho imparato la lezione, basterà cadere un po’ di meno. Invece è arrivato Marc Marquez.
Un Marc Marquez con la fame dei vent’anni e l’esperienza dei trenta, probabilmente la miglior versione del fuoriclasse spagnolo che si sia mai vista in MotoGP. Il tipo vince tutto come una volta ma sbaglia molto meno, il che sarebbe anche nella normalità delle cose se non fosse che dietro non c’è il compagno di squadra, Bagnaia appunto, ma il fratello con una moto privata. Pecco comincia a incamerare terzi posti, poi qualche sprazzo e infine, da metà stagione in poi, si lancia in un crollo verticale con qualche piccola particolarità come il Giappone, quando mentre Marc festeggia il 9° titolo mondiale e lui si prende sia Sprint che gara lunga. Da lì, smentendo chiunque credeva fosse impossibile avere una stagione peggiore, le cose sono andate ancor più nel verso sbagliato, raggiungendo il culmine a poche decine di metri dal via di Valencia quando Bagnaia è stato portato nella ghiaia da Johann Zarco.
Nel mezzo incertezze, dichiarazioni pericolose, un clima sempre più teso nel box e qualche indiscrezione sulla possibilità di vederlo in Yamaha già dalla prossima stagione, in breve il peggio che possa capitare a un pilota. Al punto che viene spontaneo chiedersi come farà il tre volte campione del mondo ad affrontare il suo 2026 ora che non è più una priorità per Ducati e che Marc Marquez sembra aver già messo una mano sul prossimo mondiale.
Qui però la statistica viene in aiuto a Pecco Bagnaia, che in carriera è sempre riuscito a dare il meglio con le spalle al muro, un po’ come diceva Jerry Cantell degli Alice in Chains in Jerry Maguire: “È così che si diventa grandi, con le palle attaccate a un filo”, fu la battuta a un Tom Cruise impelagato con le dure leggi del management. Bagnaia è quello che vince due gare con la Mahindra, quello che il suo primo titolo mondiale in MotoGP lo conquista dopo aver recuperato 91 punti a Fabio Quartararo. È quello che la gara perfetta sull’acqua te la fa in Thailandia nel 2024, quando serve di più e dopo una lunga carriera. E, allo stesso modo, è quello che ogni tanto spreca le occasioni, al punto che qualcuno arrivò a definire il suo 2024 come il rigore di Roberto Baggio nel 1994 contro il Brasile.
Il 2026 sarà l’anno in cui Pecco Bagnaia tornerà a giocarsi tutto come non accadeva da un po’ se consideriamo che guida una Ducati dal 2019 ed è nel team ufficiale dal 2021. Stavolta dovrà lottare per il contratto, per la moto e per la squadra, che per quanto possa volergli bene ha bisogno di rivedere in lui quel pilota con cui a Borgo Panigale non si era mai vinto così tanto. Il 2025 e la voglia di non tornare in quell’incubo potrebbe essere la spinta giusta per farcela, un po’ come lo sono stati gli anni dal 2020 al 2023 per Marc Marquez. Certo, i due sono molto diversi e il favore del pronostico pende inesorabilmente dalla parte dello spagnolo, eppure questa voglia di rivalsa potrebbe essere il motore giusto per Bagnaia. Il campionato ne avrebbe bisogno. E sarebbe, ancora una volta, la prova del fatto che questo è uno sport fatto da una moto e un pilota in cui la prima si appoggia sulle gomme e il secondo sull’umore.