Marc Márquez arriva in Ducati e nelle prime interviste dice che il riferimento è il compagno di squadra, battuto da Jorge Martín ma ancora perfettamente padrone del box. Poi durante i test parla poco e guida tanto, anzi tantissimo, delegando buona parte dello sviluppo a Pecco Bagnaia che, di contro, sbaglia a battezzare la moto e forse a leggere la situazione: la guerra con uno come Marc Marquez - che c’è sempre, perché l’altro va in circuito come si va al fronte - la devi combattere ad ogni minuto e con ogni strumento. Evidentemente Pecco pensava fosse un confronto da giocarsi solo in pista o giù di lì. Sta di fatto che i risultati sono stati impietosi, il mondiale è finito con 5 appuntamenti d’anticipo e lo smarrimento del torinese deve ancora rientrare del tutto.
Una parte importante della guerra d’opinioni tra i due si è giocata sulle differenze tra GP24 e GP25: per Bagnaia queste differenze c’erano e per altri no, o comunque non abbastanza da risultare rilevanti in termini di risultati. Ora, in una lunga chiacchierata con i ragazzi di Motrosport Republica, Chris Vermeulen ha raccontato un’altra storia: “C’è questo tipo che conosco e con cui ho lavorato tanti anni fa… lui non è in Ducati ma vive nel paddock da molto tempo e ha una teoria su questoi: dice che Marc aveva capito che la moto 2025 non era migliore della ’24 ma sapeva di poterla guidare e che Pecco invece non ci sarebbe riuscito. Così ha spinto Ducati per avere questa moto. Ecco, io non sono sicuro che questa storia sia vera ma ci sono buone possibilità che sia accaduto, il tipo è molto ben inserito e parla con tante persone. Marc sapeva che avrebbe potuto battere chiunque con la moto nuova e che se avessero corso tutti con la 2024 sarebbe stata più dura visto che Pecco Bagnaia e Jorge Martín ci avevano corso una stagione micidiale”.
In sintesi: Marc Marquez avrebbe scelto di una moto peggiore per sfavorire il compagno di squadra. Magari non è così, eppure come spiega bene Vermeulen è verosimile e non soltanto perché la sua fonte è ben inserita nel paddock. Marc ha già raccontato, nel suo documentario All In, di aver fatto più volte scelte volutamente sbagliate in termini di sviluppo per mettere in difficoltà il vicino, in quel caso Dani Pedrosa.
Il punto non è questo, anche perché con tutte le probabilità Marc nel 2025 avrebbe vinto comunque il titolo. Il punto è che ha spostato l’asticella più in alto in tutto ed è un po’ come quel fenomeno delle arti marziali che sa rendere un’arma qualunque oggetto gli capiti a tiro: rastrelli, gomme da cancellare, matite, lampadine. Immaginate così Marc Marquez, come uno che oltre alla velocità in pista trasforma in un’arma le feste dopo la vittoria, lo sviluppo della moto, il regolamento (come l’ultima volta ad Austin), il fratello, i media. Che lo abbia fatto o meno con la GP25 importa poco. Marc è pronto a lottare con tutto e a farlo sempre, in ogni situazione. Portare la competizione a un altro livello è un'arte di pochissimi ed è forse il modo in cui lo spagnolo sta facendo la differenzia più grande.
C'è da augurarsi, per lo spettacolo, che nel 2025 Pecco Bagnaia ne abbia preso coscienza, ora bisognerà capire se questa stagione disastrosa gli sarà servita ad imparare: se vuoi battere uno così devi saper uccidere anche con una forchetta. O a piegare i cucchiai, come direbbe qualcuno.