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2 gennaio 2026

Maresca, l’addio al Chelsea e una domanda: è davvero il modello americano che vogliamo per il calcio?

  • di Michele Larosa Michele Larosa

2 gennaio 2026

Solo un mese fa era il miglior allenatore della Premier del mese di novembre. Oggi se ne va in polemica con la dirigenza dei blues. Nel calcio di oggi vogliamo essere Enzo Maresca o Behdad Eghbali (co-proprietario del Chelsea)? E soprattutto: è il modello americano, declinato nel nord di Londra, che vogliamo per il calcio?

Foto: Ansa

Maresca, l’addio al Chelsea e una domanda: è davvero il modello americano che vogliamo per il calcio?

Solo pochi mesi fa il Chelsea guidato da Enzo Maresca si laureava campione del mondo per club umiliando in finale il Psg sotto il sole del MetLife Stadium. Ora invece il tecnico campano lascia Londra. Una decisione ufficialmente presa di comune accordo fra il club e l'allenatore, in realtà il frutto di un clima di continue ingerenze da parte della proprietà. Il casus belli sono le ultime sette partite di Premier League, in cui il Chelsea ha raccolto soltanto una vittoria. Una crisi precipitata rapidamente a partire da metà dicembre, dalla sconfitta in Champions League in casa dell'Atalanta, in momenti definiti pubblicamente dallo stesso tecnico come le “peggiori 48 ore da quando sono in questo club”. Una bordata a Behdad Eghbali, co-proprietario dei blues che poi, dopo il pareggio contro il Bournemouth del 30 dicembre, avrebbe dato a Maresca un ultimatum di qualche settimana per risanare la situazione. Messo in discussione dalla sua stessa società e alle strette l'ex Leicester avrebbe deciso così di concludere la sua avventura a Londra dopo 18 mesi. La fine di un percorso breve ma indubbiamente redditizio. Maresca è arrivato al Chelsea con il difficile compito di gestire un organico molto giovane e soprattutto molto, troppo vasto. Ora lascia Londra con in bacheca non solo il Mondiale per Club con il suo montepremi milionario, ma anche una Conference League, senza contare che, nonostante la crisi di risultati e di infortuni, i londinesi si trovano ancora pienamente in lotta per un piazzamento Champions e, salvo sorprese, si qualificheranno agli ottavi di Champions League.

Enzo Maresca, ex allenatore del Chelsea
Enzo Maresca, ex allenatore del Chelsea Ansa

Una stagione da buttare? Assolutamente no, ma che potrebbe finire buttata per un cambio di guida tecnica repentino e insensato. Nella Babele del Chelsea, affollata di campioni o aspiranti tali, Maresca ha tentato di mettere ordine, riuscendoci per gran parte della sua permanenza. I blues sono ancora una volta vittima della mania di grandezza, del “tutto e subito” che ha caratterizzato fin dall'inizio la presidenza di Todd Boehly. Questo proprio nel momento storico in cui il Psg, simbolo e pioniere della “collezione di figurine” stravince la Champions League lasciando andare le grandi stelle e affidandosi alla progettualità. Nel momento storico in cui Xabi Alonso tenta di portare la stessa rivoluzione al Real Madrid, anche lì con risultati deludenti. Il Chelsea è una squadra di giovani, dal sicuro avvenire, ma un progetto tecnico così raffazzonato, in mano ai dirigenti, non può che lasciare perplessità. Solo il 12 dicembre Enzo Maresca era stato premiato come il miglior allenatore della Premier League di novembre. Il suo futuro sembra ora segnato come erede naturale al trono di Guardiola al Manchester City, una squadra quella sì che si è affidata in toto al suo allenatore da quasi dieci anni, e che con l'arrivo di Maresca confermerebbe ancora una coerenza tecnica.

Pep Guardiola e Enzo Maresca al Manchester City
Pep Guardiola e Enzo Maresca al Manchester City Ansa

È questo il modello che vogliamo? Il fuoco di paglia, l'instant team senza futuro? Questo il modello americano che si sta cercando di portare in Europa e che in Italia piace a molti. Peccato che impiantare una cultura sportiva di quel tipo nel nostro continente non sempre funziona. Maresca non è vittima di una crisi di risultati, è un simbolo di coerenza che oggi perde una panchina, rigettato da un contesto, ma rappresenta un modo di vedere il calcio e di cercare la vittoria, che i club farebbero bene a seguire.

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