A causa delle Olimpiadi invernali si potrà sciare sempre meno. È il paradossale allarme lanciato da un nuovo rapporto di Scientists for Global Responsibility e del New Weather Institute. Intitolato Olympics Torched, riflette sull'impatto ambientale che i Giochi avranno sulle montagne. Le Olimpiadi vogliono dire emissioni, di conseguenza surriscaldamento, scioglimento delle nevi e dei ghiacci, e quindi meno sci. Non è ovviamente un problema solo italiano: sì, negli ultimi cinque anni l’Italia ha perso 265 stazioni sciistiche, ma anche la Francia, che ospiterà i Giochi del 2030, ha visto chiudere oltre 180 stazioni alpine. Mentre la Svizzera ha smantellato 55 impianti di risalita e funivie. Una progressiva morte degli impianti sciistici che ha un forte impatto economico anche sulle località che su quegli impianti si reggevano. Ma il paradosso è che proprio le Olimpiadi, che contribuiscono a promuovere gli sport invernali e la montagna, giocano un ruolo nella loro distruzione. Le Olimpiadi stesse rischiano di porre fine al proprio futuro. Secondo il rapporto i Giochi emetteranno circa 930.000 tonnellate di emissioni, quasi la metà dovute solo agli spostamenti degli spettatori, necessari però alla buona riuscita dei Giochi. Ci sono poi le emissioni dovute alla costruzione dei nuovi impianti e infrastrutture. Il simbolo, ne abbiamo già parlato, è la pista da bob di Cortina. Fortemente voluta dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e dall’ex-governatore del Veneto Luca Zaia per un investimento di 124 milioni di euro. Un'opera dall'altissimo impatto ambientale, dedicata ad uno sport di nicchia e probabilmente destinata a diventare in pochi anni obsoleta. Perchè non si è deciso di riattivare la pista di Cesana, realizzata per le precedenti Olimpiadi invernali di Torino 2006 e oggi in stato di abbandono?
Inoltre, proprio la progressiva scomparsa della neve a causa del riscaldamento ha reso le Olimpiadi sempre più dipendenti dalla neve artificiale. Il comitato organizzatore ha già annunciato l'intenzione di produrre 2,4 milioni di metri cubi di neve artificiale, che richiederà 948.000 metri cubi d'acqua. Un circolo vizioso, il cui impatto totale porterà a circa 5,5 chilometri quadrati di copertura nevosa in meno. Un altro problema sarebbero poi gli stessi accordi di sponsorizzazione dei Giochi con aziende altamente inquinanti. Il solito predicare bene e razzolare male, visto che Milano Cortina sarà sponsorizzata da Eni, colosso del petrolio e del gas; Stellantis, produttore di automobili; e dalla compagnia aerea Ita Airways. “Aziende ad alta intensità di carbonio” le definisce il rapporto, accordi che potrebbero generare 1,3 milioni di tonnellate di Co2. Gli stessi atleti si sono scagliati contro questi accordi, come la biatleta groenlandese Ukalew Slettermark che dice: "È una totale contraddizione: l'industria dei combustibili fossili è la maggiore responsabile del cambiamento climatico, della scomparsa degli inverni e quindi una minaccia all'esistenza stessa degli sport invernali". O ancora il fondista svedese Björn Sandström che aggiunge: "L'influenza maggiore dei Giochi è il segnale che mandano al mondo. Quel segnale è guidato da sponsorizzazioni dei combustibili fossili, contraddice direttamente le scienze climatiche e minaccia il futuro dello sport invernale". Ma la domanda da porsi è: i Giochi senza questi sponsor saranno sostenibili anche economicamente? Il report assicura che eliminare le sponsorizzazioni ad alta intensità di carbonio e sostituirle con partner low-carbon salverebbe circa 1,4 milioni di tonnellate di Co2 senza impattare i fondi. Infatti “oltre il 60% delle entrate olimpiche proviene dalla vendita dei diritti di trasmissione e un altro 10% da altre fonti”. Sicuramente bisognerà scendere a compromessi, ora alle Olimpiadi serve agire per salvare sé stesse.