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Le nuove bombe di Report sul Villaggio Olimpico e il contratto tra Fondazione Milano Cortina e Deloitte: altro che Giochi a costo zero

  • di Michele Larosa Michele Larosa

  • Foto di: ANSA

13 gennaio 2026

Le nuove bombe di Report sul Villaggio Olimpico e il contratto tra Fondazione Milano Cortina e Deloitte: altro che Giochi a costo zero
Nel nuovo servizio di Report Sigfrido Ranucci indaga sull'intreccio fra imprenditori privati e amministrazioni pubblici attorno alle Olimpiadi di Milano Cortina. Fra l'inchiesta sull'urbanistica, i casi di nepotismo e la corruzione: il lato torbido dei cinque cerchi?

Foto di: ANSA

di Michele Larosa Michele Larosa

Sigfrido Ranucci torna con Report sulle Olimpiadi di Milano Cortina. Claudia Di Pasquale con la collaborazione di Norma Ferrara, Celeste Gonano e Giulia Sabella entra nel mondo degli appalti legati ai Giochi. Olimpiadi a costo zero, questo prometteva il dossier di candidatura. Avrebbero dovuto esserlo grazie all'utilizzo di impianti già disponibili e interventi limitati alla sola sistemazione, mentre le poche nuove opere avrebbero dovuto contare su capitali privati. Una proposta utopistica, cosa ne è stato?

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La sede della Regione Lombardia ANSA

Il villaggio olimpico e l'arena Santa Giulia

Una strana commistione fra pubblico e privato quella che sarebbe emersa dall'inchiesta della Procura di Milano sull'urbanistica. È proprio da questa che parte Report. Fra i progetti finanziati interamente dai privati c'è il Villaggio Olimpico di Milano, destinato da dopo la fine dei Giochi a diventare una residenza per universitari. A realizzare il Villaggio è il Fondo immobiliare Porta Romana gestito dalla società Coima. Già dall'inaugurazione avvenuta il 30 settembre il Villaggio presentava dei problemi, era infatti incompleto e il pianterreno aveva pavimenti e soffitti ancora non rifiniti o addirittura lasciati grezzi. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini a tal proposito ha detto: “Io non posso arrivare al 6 febbraio (data di inizio dei giochi, ndr) ancora così, se non ottempera il privato deve fare il pubblico...”. È così che lo Stato torna a partecipare alle spese sui Giochi. L'inchiesta della Procura ha portato agli arresti tra gli altri dell'amministratore delegato di Coima Manfredi Catella e l'architetto Alessandro Scandurra. L'architetto, secondo gli inquirenti, in quanto membro della commissione paesaggio del comune di Milano sarebbe incappato in un conflitto di interessi, intrattenendo rapporti professionali da libero professionista con gli stessi soggetti beneficiari dei progetti che valutava, compreso il gruppo Coima. Ipotesi di corruzione secondo i Pm tra Scandurra e Catella, conclusasi però con un nulla di fatto al Tribunale del Riesame e in Cassazione. Nelle motivazioni della Suprema Corte si legge che i pagamenti fatti da Coima a Scandurra non sarebbero illeciti, anzi sarebbero slegati dal ruolo di Scandurra nella commissione paesaggio e regolarmente contabilizzati. Non può esserci una corruzione senza un accordo, quindi senza una prova del rapporto di corruzione. Secondo l'ex vicesindaco di Milano, il comunista Luigi Corbani si configurerebbe un conflitto di interessi, un do ut des fra amministratori e imprenditori. Proprio Corbani lo scorso maggio ha fatto un esposto alla Corte dei Conti riguardante le Olimpiadi, denunciando gli extra costi dei lavori per il Villaggio Olimpico di Coima, che ammonterebbero a 40 milioni di euro circa. Questi sarebbero stati causati dalle ditte che, in sede di gara, avrebbero avanzato richieste più onerose di quanto preventivato. Spese che sarebbero sostenute dal Comune di Milano grazie a un emendamento del decreto Sport dell'estate 2025 che ha consentito al Comune di rivedere la convenzione per il futuro studentato, attraverso cui Palazzo Marino verrà incontro agli extra costi sostenuti da Coima. Catella stesso avrebbe suggerito via chat all'ex assessore Giancarlo Tancredi l'iter per corrispondergli gli extra costi. Si tratterebbe di fatto di un investimento garantito dallo Stato e che andrebbe ad eliminare il rischio di impresa. Se va bene Coima guadagna, se va male ci rimette lo Stato. Anche se Sala ai microfoni di Report ha sottolineato come al momento non ci sia nessun atto da parte del Comune che esprima la volontà di aderire alle richieste dell'imprenditore. Stessa storia del Villaggio anche per il Palaitalia di Santa Giulia, finanziato sulla carta dalla multinazionale tedesca Cts Eventim, in realtà grazie all'inquadramento dell'opera come di interesse pubblico e ai soliti extra costi lo Stato ci ha messo del suo. Secondo i pm anche qui l'assessore Tancredi avrebbe interferito con l'iter autorizzativo dell'opera, la Cassazione ha rigettato l'ipotesi dicendo che: "Non sono state fornite emergenze probatorie utili a dimostrare l'assunto secondo cui l'interesse di Tancredi a portare avanti determinati progetti urbanistici fosse da considerare espressione della finalità di favorire le speculazioni dei privati, piuttosto che di sostenere delle opere ritenute utili per il risanamento”.

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Il Palaitalia di Santa Giulia ANSA

La Fondazione Milano Cortina

Non solo l'inchiesta sull'urbanistica nel servizio di Report. Secondo Ranucci il marcio sotto la neve di Milano Cortina sarebbe molto più esteso. A maggio 2024 infatti la Guardia di Finanza ha messo sotto la lente di ingrandimento una serie di assunzioni vip all'interno della Fondazione Milano Cortina che si occupa dell'organizzazione dei Giochi. Livia, la nipote di Mario Draghi; Lorenzo La Russa, figlio di Ignazio; Giorgio Pescante figlio dell'ex numero uno del Coni Mario e anche l'attuale presidente facente funzioni della Rai Antonio Marano. Fascicolo per cui però circa un mese fa i pm hanno richiesto l'archiviazione. Poi fra le mani della Procura di Milano è arrivato anche un contratto da 176 milioni di dollari fra la Fondazione Milano Cortina e la multinazionale Deloitte per servizi tecnologici e di cybersecurity. Secondo la magistratura il contratto potrebbe contribuire alle perdite della Fondazione. Il direttore del Cio, Comitato Olimpico Internazionale, Christophe Dubi ha dichiarato che il contratto sarebbe il risultato di una gara regolare e di un ampio studio di mercato. Secondo la procura questa gara sarebbe stata pilotata da due dirigenti della Fondazione che avrebbero fornito a Deloitte il prezzo da non superare per aggiudicarsi la gara. L'ad della Fondazione Andrea Varnier giustifica l'operato dicendo che l'inchiesta è sbagliata nei suoi presupposti. La Fondazione Milano Cortina sarebbe quindi un'organizzazione di diritto privato che si comporta come tale sfruttando gli strumenti del mercato. A specificare che la Fondazione sia un organismo di diritto privato ci avrebbe pensato un decreto legge dell'11 giugno del 2024, emanato tre settimane dopo lo scoppio delle inchieste. Grazie a questa precisazione i magistrati non potrebbero più contestare il reato di turbativa d'asta e sarebbero costretti a richiedere l'archiviazione. Ma Sigfrido Ranucci spiega che i soci fondatori sono tutti soggetti pubblici, il capitale sociale è interamente pubblico, la finalità è di interesse generale e infine nel bilancio della Fondazione c'è scritto che: “Gli enti territoriali si sono impegnati a coprire l'eventuale deficit”. La Fondazione si giustifica dicendo che opera gestendo proventi di privati: biglietti, sponsor, diritti di immagine, merchandising. A decidere sulla vicenda è stata chiamata la Corte Costituzionale, mentre l'Anac, l'Autorità Nazionale AntiCorruzione si è già espressa a favore dell'organizzazione di diritto pubblico. Secondo Report emergerebbe dunque fra il pubblico e il privato una promiscuità pericolosa. La verità processuale per ora attesta il contrario, ma l'impressione è che la partita sia ancora molto lontana dalla fine.

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