La pista da bob annunciata per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 e costruita tagliando centinaia di larici costerà quasi 120 milioni di euro. Nel preventivo di spesa, compilato al momento della domanda, si parlava di nemmeno 48 milioni di euro. Cos’è successo nel frattempo? Le Olimpiadi iniziano tra meno di un mese, ma quei lavori sono ancora lontani dall’essere conclusi. Report ha citato uno studio commissionato dalla regione Lombardia a Kpmg, secondo il quale, anche se la pista funzionasse al massimo delle possibilità, il rapporto tra ricavi e spese sarebbe comunque superiore ai 600mila euro all’anno. Un buco che potrebbe essere riempito dagli incassi degli affitti dei nuovi appartamenti (circa 900 euro al mese per 56 metri quadri, 1400 per 90 metri quadri), ma anche con quelli, spiega Claudia Di Pasquale, rimarrebbe un deficit di circa 300mila euro annui. “A quello studio mancano alcune voci”, spiega il ministro per lo Sport Andrea Abodi, e cioè sponsor e partnership internazionali. Vedremo insomma. Il caso della pista da bob è emblematico, ma non è l’unico citato nel servizio di Report. A Mortisa, frazione di Cortina, sarà invece attiva una funivia fino a Socrepes (costo: circa 35 milioni), ma il traguardo per le gare di sci è a Rumerlo: “È uno strumento di raccordo”, ha dichiarato ancora il ministro. Servirà quindi il passaggio a un’altra cabinovia per salire fino a destinazione. Non è chiaro, però, come verrà gestito quel momento di passaggio da una struttura all’altra. In origine, infatti, era prevista la costruzione di un parcheggio, la cui costruzione è rimandata a data da destinarsi. Ma perché non usare la già esistente cabinovia “Freccia del cielo” nella zona dello stadio di Cortina, rinnovata per i Mondiali di sci del 2021? “Hanno paura di attentati alla pista da bob”, ha dichiarato Giovanna Ceiner, vicepresidente di Italia Nostra Belluno. La cabinovia peraltro sorgerebbe su un terreno a rischio frana. Il problema è che le verifiche geologiche sarebbero partite solo dopo l’affidamento dei lavori.
Il cantiere è stato affidato in maniera diretta (dopo che due multinazionali si sono tirate indietro per i rischi geologici) alla Graffer. Sergio Lima, responsabile vendite dell’azienda, è coinvolto in un processo per turbativa d’asta a Verona per un appalto da 1,8 milioni di euro, e intervistato da Di Pasquale ammette che la sua società non è in grado di costruire un impianto del genere. Infatti, si è affidata a ditte straniere, tra cui una turca già coinvolta nel disastro della funivia di Antalya, dove morì una persona e altre 184 rimasero sospese per diverse ore. Inoltre, Lima ammette che per il momento non è stato rilasciato il documento per l’immunità da frana, dato che il progetto esecutivo completo ancora non c’è. I primi piloni, però, stanno per essere innalzati. La situazione per quanto riguarda la viabilità sarebbe ugualmente problematica: le strade sorgeranno nell’area intorno a San Vito di Cadore, una zona già colpita negli ultimi tempi da diversi crolli e frane che hanno bloccato la circolazione. A San Vito sono stati stanziati 65 milioni di euro per una variante dotata di un ponte sopra il torrente Rusecco, esondato nel 2015. Stando a quanto emerso dal servizio di Report, i lavori per la messa in sicurezza di quell’area non sono ancora stati completati. Altre varianti previste prima dell’inizio delle Olimpiadi sono quelle di Valle di Cadore e Tai di Cadore. I lavori di quest’ultima sarebbero dovuti costare 32 milioni, ora saliti a 109. Pure a Cortina c’è un progetto da 677 milioni: lì come stanno le cose? Sempre a Report viene spiegato che in uno dei lotti del cantiere è prevista la realizzazione di una bretella autostradale vicino a un versante a rischio frana. Gli abitanti della zona hanno fatto ricordo al Tar, mentre il consiglio superiore dei lavori pubblici ha espresso perplessità sulla sicurezza dell’area e l’efficacia dei lavori. Il completamento è previsto ben oltre il termine delle Olimpiadi.
Durissimo sulle Olimpiadi anche il Fatto Quotidiano, che parla dell’aumento dei costi totali previsti e ora saliti, scrive Giuseppe Pietrobelli, a 4-5 miliardi, considerando i rincari su tutte le opere, dalla pista di bob a quella di biathlon. Per la Fondazione Milano Cortina, presieduta da Giovanni Malagò, la spesa sarebbe ora di 2 miliardi, contro il miliardo e mezzo inizialmente prospettato. E come già detto, molti dei lavori non sono ancora iniziati, mentre una parte nemmeno ha visto il progetto di partenza. Ritardi che hanno allungato la vita di Simico, la società che si occupa delle pere pubbliche per i Giochi, dal 2026 al 2033, anno entro cui dovrebbe chiudersi anche l’ultimo cantiere.