Investigatore e contadino. Per decenni ha lavorato come consulente presso numerose procure della Repubblica. Esperto per tutto quel che concerne l’antiriciclaggio e la criminalità organizzata dei colletti bianchi. “Rinchiuso nel suo studio può trovarti in ogni momento, anche in una calda notte d’estate. Ma se tu vuoi trovare lui, devi cercarlo in mezzo al mare oppure adagiato sotto un albero ricolmo di frutti”. Così si legge a proposito del leggendario Gian Gaetano Bellavia sulla pagina della casa di produzione indipendente Dersu, con sede a Bologna, da lui fondata insieme con Alberto Nerazzini e Davide Fonda, entrambi già collaboratori e giornalisti di Report. E’ proprio Gian Gaetano Bellavia che Salvini prima, e Gasparri adesso, accusano di essere colui che passa le carte a Report. Lui la causa di tutti i loro maldipancia e notti insonni.
Nato sotto il segno della Vergine nel 1954 a Grotte, vicino ad Agrigento, consegue il diploma scientifico al Liceo Einstein di Milano nel 1973, dopodiché si laurea in Economia Aziendale presso l’Università Bocconi nel 1978 a 24 anni e l’anno seguente è abilitato dottore commercialista. Dal 1980 è consulente tecnico dell’Autorità giudiziaria. Sono fin troppi i casi di cui si è occupato Bellavia e ricostruire un quadro completo richiederebbe una consulenza da parte dello stesso Bellavia. Nel 1994 diventa relatore di corsi e convegni sul diritto penale dell’economia, sul diritto societario e tributario in piena Mani Pulite, ma assurge all’onor delle cronache solo nel 1997 perché nel suo ufficio milanese, secondo una prassi un po’ insolita, venne interrogato Roberto Solito, condirettore di Bpm, che nel 1996 era stato accusato di essere l’uomo del Gruppo Ferruzzi all’interno del Banco Popolare di Milano. In questo caso Bellavia si era occupato di analizzare al patrimonio di una decina di banchieri e in seguito niente meno che di quello dell’allora direttore di Bpm Michele Mennoia. Infine, Bellavia si era dedicato ai presunti rapporti di Solito col gruppo Ferruzzi, ma l’anno seguente si sarebbe suicidato. Passano gli anni, Bellavia continua ad essere un punto di riferimento per la comunità dei commercialisti, dell’agenzia delle Entrate, delle procure di tutta Italia, in quanto consulente tecnico, custode giudiziario nei procedimenti penali di natura economica per beni destinati alla confisca e autore di numerosi testi scientifici a proposito della normativa dell’antiriciclaggio.
Nel 2010, incaricato dalla procura di Milano, è consulente a proposito delle indagini sulla ‘ndrina Morabito-Palamara-Bruzzaniti di Africo, districando una matassa costituita da circa un centinaio di società incastrate l’una nell’altra dietro alla quale si celava l’ex sindacalista e poi re delle cooperative Antonio Paolo, a capo di una rete di commercialisti specializzati, prestanome e bilanci falsificati per evadere il fisco e coprire gli affari con la cosca Morabito. Bellavia poi si è occupato per il Gip di Milano Guido Salvini, anche di studiare il ritardo nella contabilizzazione di 11,4 miliardi di rettifiche su crediti - tra il 2012 e il 2015 – da parte degli allora gestori operativi di Mps - prossima al fallimento e teatro dell’omicidio di David Rossi – Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, poi rinviati a giudizio dal Gup Fiammetta Modica al termine di una lunga udienza preliminare in cui si sono costituite migliaia di parti civili. Bellavia è stato inoltre tra 2016 e 2024 il presidente del collegio sindacale della società Sgs - colosso mondiale del testing, ispezione e certificazione di prodotti - e della Sim quotata in borsa Mit. Insomma, Bellavia è un uomo che ha attraversato e conosciuto in prima persona i più grossi scandali e crimini finanziari degli ultimi quarant’anni, dunque è chiaro quanto per Report la sua collaborazione in qualità di perito sia stata preziosa, non necessariamente nei modi denunciati da alcuni membri dell’attuale coalizione di governo.
Inoltre, è notizia del 2 gennaio che la Procura di Milano abbia rinviato a giudizio con citazione diretta Valentina Varisco, ex collaboratrice dello studio di Bellavia, per aver eseguito degli accessi abusivi nel sistema informatico, rubando al noto consulente più 910 gigabyte di dati, ovvero quasi un milione e mezzo di documenti sensibili, contenenti i nomi di personaggi di spicco della politica e dell’industria italiana. Il Corriere della Sera riporta i seguenti nomi, tra clienti dello studio e nomi coinvolti nelle vicende giudiziarie in cui Bellavia è stato coinvolto come consulente: Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, John Elkann, Manfredi Catella, Bettino Craxi, Massimo D’Alema, Luigi Di Maio, Alberto Di Rubba, Lamberto Dini, Roberto Formigoni, Ennio Doris, Geronimo La Russa, Flavio Briatore, Luca Barbareschi, da Giuseppe Graviano, Irene Pivetti, Gianni Letta, Claudio Lotito, Cesare Previti e Giulio Tremonti. Ma la cosa più interessante è il fatto che nella denuncia sia confluita una misteriosa nota, non si capisce se redatta da Bellavia o meno, nella quale si pone all’attenzione l’elenco di magistrati corrispondenti agli atti sottratti, tra cui i nomi di due toghe legate a dei fascicoli all’epoca del furto – tra giugno e settembre del 2024 – ancora segreti. Di questa nota smentisce di esserne l’autore l’ex avvocato di Bellavia, l’avvocato Gian Luigi Tizzoni (sì, lo stesso della famiglia Poggi, il cui studio ha sede a Milano) che da qualche mese ha scelto di rinunciare ad assistere il noto consulente e commercialista. Tra i file, inoltre vi sarebbero i famosi file incriminati poi trasmessi a Report, ma dei quali Ranucci ha smentito la riservatezza. Dunque un mistero dentro ad un mistero a proposito di un uomo che per la sua lunga e specchiata carriera è stato indispensabile per la soluzione di complesse architetture economiche messe in piedi da organizzazioni criminali di varia natura, e non solo. Oggi contro Bellavia in molti puntano il dito come colui che avrebbe fornito materiale riservato alla redazione di Sigfrido Ranuccio, che però, va detto, ogni qualvolta tira fuori uno dei suoi servizi bomba viene accusato di qualche cosa.