La cronaca della tragedia di Crans-Montana, purtroppo, continua: dopo cinque giorni dall’incendio del Constellation nella la notte di Capodanno, è confermata anche la morte di Noa Thévenot El Kaim Billah, di soli 14 anni, figlio di un dirigente della squadra francese del Sochaux. Proprio il club ha diffuso la notizia: “È con profondo dolore e immensa tristezza che il Fc Sochaux-Montbéliard ha appreso della scomparsa di El Kaim Billah, nel corso del dramma di Crans-Montana nella notte di San Silvestro. Questa tragedia ha scosso profondamente l’intero club. In questi momenti di indicibile sofferenza, il FC Sochaux desidera esprimere le sue più sincere condoglianze alla famiglia di Noa Thévenot El Kaim Billah, ai suoi cari e a tutti coloro che sono stati toccati da questo dramma. Il club si associa alla loro pena e al loro dolore”. Un altro atleta molto giovane finito vittima della tragedia, scatenata probabilmente dall’utilizzo delle “flare”, candele scintillanti appoggiate sopra le bottiglie da portare ai tavoli. Vittima dell’incendio anche il giovane golfista Emanuele Galeppini, inizialmente indicato tra i dispersi ma poi riconosciuto e ricondotto in Italia, a Genova, per il funerale.
I morti sono 40, di cui sei italiani, oltre 100 i feriti, molti riportano ustioni gravi, fino al terzo grado. Altre persone coinvolte nella tragedia sono in cura per le lesioni polmonari causate dal fumo. Noa Thévenot El Kaim Billah è stato ricordato dalla squadra per cui giocava. Sono troppi i genitori che hanno pianto una perdita. Ma l’accertamento delle responsabvilità richiederà tempo. Di questo ha parlato Beatrice Pilloud, rocuratrice generale del Canton Vallese: “Non si possono avere così tanti morti e feriti e dire che tutto è andato liscio. L’inchiesta dovrà stabilire con precisione cosa sia accaduto e dove si siano verificati i punti critici, facendo luce sulle eventuali responsabilità. Ci vorrà un’enorme quantità di tempo. Siamo nella vita reale, non in una serie tv di 45 minuti”.