Report e Il Fatto Quotidiano ci hanno lasciato molti dubbi sulle ormai prossime Olimpiadi di Milano-Cortina. All'accensione del braciere manca ora meno di un mese e le perplessità riguardo l'avanzamento dei lavori sono molte. Il 57% dei lavori sarà completato dopo la cerimonia di chiusura, con l’ultimo cantiere previsto addirittura nel 2033. I costi poi, sono lievitati a dismisura rispetto alle aspettative. La pista di bob costerà quasi 120 milioni di euro contro i 48 previsti, mentre le spese totali per la Fondazione Milano Cortina sarebbero salite di oltre mezzo miliardo di euro. Un buco nero nel bilancio pubblico che rischia di non essere colmato. Ma l'Italia ha già ospitato di recente un'Olimpiade invernale, con risultati ambivalenti. Per gli amministratori impegnati in Milano Cortina sarebbe bene non ripetere gli stessi errori.
L'esperienza di Torino 2006
Se da un lato infatti le Olimpiadi di Torino del 2006 sono state per la città sabauda un grande propulsore turistico e di immagine, nelle valli circostanti hanno lasciato in eredità eco-mostri mal gestiti e difficili da rimuovere. Anche grazie all'impatto delle Olimpiadi Torino è diventata un'elegante destinazione turistica e culturale. Secondo uno studio condotto dalla Rivista Geografica Italiana Torino è passata dai 600mila visitatori l’anno nel 2002 ai 2,7 milioni del 2023, con un incremento costante iniziato proprio fra il 2005 e il 2007. La città è stata poi interessata da un ampio processo di trasformazione e riqualificazione urbana come l'inaugurazione della prima linea della metropolitana; l’interramento del passante ferroviario cittadino, che permise la costruzione di una nuova area urbana chiamata Spina Centrale; la pedonalizzazione di piazza San Carlo e del centro; il rinnovamento dell’area intorno allo Stadio Olimpico, oltre a diffusi interventi di ristrutturazione e recupero delle strutture esistenti. Lo stesso Oval Lingotto, oggi sede del Salone del Libro, venne costruito per ospitare le competizioni del pattinaggio di velocità; o ancora l'Inalpi Arena, sede dell'Eurovision Song Contest nel 2022 e in questi anni delle Nitto ATP Finals è nato per lo svolgimento delle gare di hockey su ghiaccio. Allo stesso tempo però in molte altre opere il degrado e l'abbandono hanno preso il sopravvento dopo la fine dei Giochi. Parliamo in particolare della pista di bob di Cesana e dei trampolini per il salto di Pragelato. La prima costò 110 milioni e fu utilizzata per una ventina di eventi per meno di sei anni e rimase inutilizzata a partire dal 2011; i secondi sono stati utilizzati saltuariamente fino al 2013. Riflesso anche di impianti dedicati a sport di nicchia, senza un bacino di utenza così da elevato da poterne garantire la sostenibilità, e che quindi avrebbero dovuto essere riconvertiti. Torino continua a sostenere rate di mutui accesi nei primi anni Duemila per opere connesse ai Giochi e i relativi costi di gestione e riqualificazione degli impianti. Nel bilancio 2024-26 infatti figuravano ancora "rate pregresse dei mutui" (714 mln entro il 2026) e nel 2025 sono stati ancora stanziati finanziamenti pubblici dedicati agli impianti ex legge 65/2012. Sulla questione si è concentrata anche la magistratura attraverso un controllo della Corte dei Conti nel 2020. Secondo la Corte, “il conseguimento degli obiettivi di riutilizzo e valorizzazione dei siti (…) sono complessivamente negativi”. L'accento è posto sul progressivo abbandono dei siti, che avrebbero provocato un doppio danno erariale a Regione e Comuni: sia i mancati introiti per l’inutilizzo degli impianti, che la spesa maggiorata per la riqualificazione di strutture lasciate a marcire più del dovuto. Infatti secondo i giudici: “La gestione del primo biennio post-olimpico testimonia un utilizzo intenso e promettente dei siti sportivi, in termini di giornate di apertura, numero e diversificazione degli eventi realizzati, con buoni (ottimi in alcuni casi) tassi di saturazione”. Sarebbe quindi la successiva gestione a mandare tutto in malora. Oggi il Governo ha stanziato 9 milioni di euro per la demolizione della pista da bob di Cesana Torinese. Mentre a Pragelato addirittura una demolizione risulterebbe eccessivamente onerosa, e sono stati destinati altri 5 milioni per la riqualificazione dell'area, con la trasformazione della parte alta in un museo dedicato alle Olimpiadi di Torino 2006 e la parte bassa in un museo di arte contemporanea. Spese che sarebbero state tranquillamente evitabili con una gestione più lungimirante a partire dalla chiusura dei Giochi.
Cosa ci insegna l'esempio di Torino?
Ma quale sarebbe la soluzione? Meglio non fare grandi opere? Assolutamente no. L'esperienza di Torino deve essere un campanello d'allarme per le istituzioni riguardo la valorizzazione delle grandi opere pubbliche nel nostro Paese. Le Olimpiadi di Milano Cortina prevedono la costruzione di 98 opere totali, per un investimento complessivo di 3.540.304.465 euro. Non solo opere strettamente legate ai giochi, ma anche infrastrutture, strade e interventi di riqualificazione urbana. Secondo tre differenti studi condotti dall’università Sapienza di Roma, dalla Bocconi di Milano e dalla Ca’ Foscari di Venezia i benefici economici che i Giochi produrranno sui territori di Lombardia e Veneto ammontano a quattro miliardi e mezzo di euro. Ma la futura riuscita economica dei Giochi e delle opere ad esso connesse passerà inevitabilmente dal momento in cui il braciere si spegnerà, e fuori dalle luci sarà il momento di raccogliere i frutti delle opere costruite, per non trasformarle in un altro, enorme, buco nero.