Come funzionano bene gli autobus in Inghilterra, passano in orario e, in caso di ritardo, ci sono sempre taxi in abbondanza. E poi in terra britannica non si fa polemica. Lo ha detto Antonio Conte dopo il pareggio casalingo del Napoli contro l’Hellas Verona, l’ultima partita prima del grande match di domenica sera a San Siro, contro l’Inter. La sfida Scudetto. E proprio a Milano ritroverà i suoi vecchi tifosi e Cristian Chivu, avversario sul campo e nella comunicazione in questa prima metà di campionato. Conte ha parlato ancora dell’allenatore dei nerazzurri: “Ha fatto bene a non commentare”. Il riferimento è all’osservazione sulla “struttura” delle competitor per la Serie A: Milan, Inter e Juve sono più avanti, sia come storia che come potenza di fuoco. Dice Conte. L’ennesima provocazione smentita del tecnico italiano, che prima accende la miccia e poi si trasforma in artificiere. “Voi siete bravi a parlare e trovare sempre l'aspetto negativo. Penso di aver fatto dei complimenti e ricordare cosa hanno fatto. Se dico qualcosa sugli arbitri si scatena il putiferio, se dice qualcosa qualcun altro niente. Capisco che sono un personaggio mediatico. Questo in Inghilterra non mi capitava”, ha concluso Conte.
“Voi”, ovviamente, è riferito ai giornalisti. È fuori discussione che la polemica artefatta sia un modo per incrementare il traffico (e pagare gli stipendi), ma è altrettanto chiaro che Conte, quelle polemiche, contribuisce a crearle. E lo fa quasi ogni fine settimana. Davvero dopo un girone fatto di attacchi, commenti su società rivali, frecciate agli allenatori (ricordiamo l’uscita su Chivu e la protezione di Marotta), lamenti costanti e insopportabili su presunte correnti sfavorevoli al Napoli, il problema è dei giornalisti? “Forse il Napoli in testa dà fastidio”, aveva detto ancora Conte. Ma a chi? Risposta: a nessuno. Il fastidio, semmai, è dovuto proprio a quel modo di comunicare.
Quel “Capisco che sono un personaggio mediatico”, invece, ricorda molto il memetico “Sono antipatico perché vinco” pronunciato ai tempi della Juventus. Il problema sono gli avvoltoi che volano in cerchio in attesa di un po’ di carne da rosicchiare. Certe cose solo in Italia, vero? Anche qui la retorica è difficile da sopportare. L’Inghilterra non è un luogo paradisiaco in cui si discute solo di moduli ed expected goals, diagonali difensive e heat map dei giocatori in campo. Forse la memoria ci inganna, ma qualche rimembranza di conferenze fantasiose di Conte, quando allenava il Tottenham, ce l’abbiamo. Qualcosa di giusto e condivisibile, però, l’allenatore del Napoli lo ha detto parlando degli arbitri: “Sono in buona fede”. La questione della soggettività dell’interpretazione del Var è, purtroppo, un fatto che si avvera in ogni partita. Nell’ultimo periodo si era diffusa un’aria malsana, con qualcuno che aveva evocato persino una tendenza a penalizzare alcune squadre invece di altre. Vecchio retaggio, questo sì, molto italiano. Almeno della mala fede e dell’arbitro corrotto sarebbe ora di smettere di parlare. E Conte, in un momento così, fa bene a sottolinearlo. Non resta che guardare e godersi lo spettacolo, sperando che questo di svolga in campo e non solo in conferenza.