“Ma sce l’hai hon me? Sce l’hai proprioh hon me?”. Se Travis Bickle di Taxi Driver fosse nato a Certaldo si sarebbe chiamato Luciano Spalletti. Tutti lo aspettavamo, nel post-partita a San Siro aveva lasciato che fossero Comolli e Chiellini a prendere posizione per il club. Ma tutti volevano un suo spunto. Sì, ce l’avevamo con te Luciano. A chi gli avesse fatto notare: “Ma Bastoni non è l’unico simulatore nel calcio italiano”, forse avrebbe risposto come il protagonista di Scorsese. Doveva dire qualcosa, il mister della Juventus, dopo lo scandalo Bastoni e la simulazione in Inter-Juve. Lo ha fatto a modo suo: “Posso dire che Kalulu è un bravissimo ragazzo, una persona perbene e che debba prendere del bischero dall'allenatore avversario è una cosa che non mi va giù e che non mi sarei mai aspettato. Questo mi darebbe la possibilità di parlare dei giocatori dell'Inter e non voglio farlo”. Ha ragione Spalletti. Quella a cui siamo assistendo in queste ore è la manifestazione plastica della dura legge del bischero: parli di me? Allora io parlo di te. Tiri fuori vecchi episodi dubbi e ambigui? Allora sei un benaltrista, stratega in malafede che vuole distogliere l’attenzione dal crimine. Il bischero sarei io? No, tu lo sei. Una gara a chi è meno colpevole. Ma da questo ragionamento emerge una certezza: almeno una colpa ce l’hanno tutti. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Bene, le pietre già volano da ogni parte. Nel fuoco incrociato dei lanci, lo sport e la coerenza sono i veri bersagli. Quello di Luciano Spalletti sembra l’unico atteggiamento etico e condivisibile: potrei parlare dell’Inter ma non lo farò. Interrompere questo circolo vizioso di accuse e rimbalzi di responsabilità. Davanti al calcio, e non allo specchio, Travis Spalletti risponde: ce l’hai con me? Bene, io a questo gioco non gioco.
Ma il caso di Inter-Juve ha tirato dentro anche la politica. Enrico Letta ha sentenziato: Bastoni mai più in Nazionale. Beppe Sala, invece, ha detto: Bastoni ha sbagliato, ma pure Del Piero che commenta non è meglio di lui. “Ho detto con forza che sono orgoglioso di loro, che non li cambierei con nessuno al mondo: ma, ora, bisogna ripulire la testa ed essere all'altezza di una appuntamento come quello in uno stadio dove la luce ti passa la maschera e ti costringe a raccontare la verità”, ha detto sempre Spalletti. Se i suoi devono ripulire la testa, noi dobbiamo provare a togliere il marcio dal dibattito. Perché la vergogna di una simulazione non può essere superata con tutto lo schifo che è venuto fuori dopo.