Una storia d’amore. Il cuore colorato di biancoceleste, la fedeltà a una bandiera. Il mondo ultras è fatto di contraddizioni, di idee sbagliate. E di amore, nonostante tutto. I tifosi della Lazio, lasciando da parte ogni divisione, hanno trovato una comunione d’intenti che comprende chi va in curva Nord e chi, saltuariamente, bazzica in tribuna allo stadio Olimpico. Contro Claudio Lotito il fronte è compatto. Nelle partite casalinghe i seggiolini restano vuoti in segno di protesta. Domenica prossima, quando a Roma arriva il Milan di Massimiliano Allegri, per un’ultima volta l’arena si riempirà di nuovo: “La nostra forza è stata finora la compattezza del deserto. Ma la strategia ora muta: per Lazio-Milan, i Laziali tornano a reclamare la propria casa. Non è una resa, è un assedio. Domenica entreremo tutti per realizzare una scenografia monumentale, per mostrare al mondo l'immenso valore di ciò che questa proprietà sta calpestando. Ma il Tifo Organizzato è stato chiaro: sarà un unico atto di sfida”. A fine partita, poi, “si tornerà a disertare, riprendendo la linea dura adottata finora”. E nello stesso messaggio diffuso dalla pagina Brigata Lazio arriva quello che sembra una sorta di ultimatum: “Ai dubbiosi diciamo che è il momento di uccidere l'Ego per far vivere il Noi”. E una citazione: “Sallustio ci ha lasciato un monito eterno: ‘Concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur’ (Nell'armonia le piccole realtà crescono, nella discordia le più grandi svaniscono). Il tiranno vince solo se il popolo si frammenta in mille opinioni personali. La caduta di Tarquinio il Superbo, l'ultimo despota di Roma, non nacque da proteste isolate, ma dal giuramento unanime di un popolo che mise il bene comune sopra ogni convinzione individuale”. L’invito finale è a mettere da parte le divergenze per dimostrare “che tutto il Popolo Laziale è un unico blocco d'acciaio. Entriamo, mostriamo la nostra bellezza e il nostro ruggito, e poi torniamo a combattere la nostra battaglia con un silenzio assordante”.
È un periodo di grande movimento in seno alla tifoseria laziale. La protesta ha scosso anche materie lontane dal calcio, come il referendum (e la possibilità di togliere il sostegno a Forza Italia a causa di Lotito) e la filiera economica danneggiata dal rifiuto degli affezionati a presenziare all’Olimpico. La storia del club viene sbattuta in faccia a chi quel club, ad oggi, lo possiede. La storia della Ss Lazio, “quella caz*o di storia” dimenticata dal presidente. Sulla linea temporale dell’esistenza biancoceleste ci sono due nodi, ricordati dalla Voce della Nord: il 28 ottobre 1979, la morte di Vincenzo Paparelli, deceduto in curva dopo essere stato colpito in volto da un razzo esploso dalla Sud dell’Olimpico; e l’11 novembre 2007, quando il poliziotto, “un boia”, Luigi Spaccarotella sparò a Gabriele Sandri, ventiseienne tifoso laziale, mentre il giovane stava andando a Milano per la trasferta. Frammenti di un’esistenza che supera la vita di una proprietà. Gli ultras e tutto l’universo biancoceleste hanno stretto un patto. Un cordone fatto probabilmente di visioni del mondo diverse. Ma con un obiettivo comune: Lotito deve vendere. No, questa non è solo una questione da ultras.