Sono arrivate enerdì 8 maggio 2026, quando il Pentagono ha deciso di pubblicare su un sito web governativo, con il font da macchina da scrivere e le immagini in bianco e nero che sembrano uscite da un film di John Carpenter, più di 160 file classificati su UFO, UAP e fenomeni anomali non identificati. E Donald Trump scrive su Truth Social: “Le persone possono decidere da sole, 'CHE DIAVOLO STA SUCCEDENDO?’” Ecco: è questa la domanda. Non "esistono gli alieni?". Non "ci hanno mentito per decenni?". La domanda ora è più semplice, più vertiginosa, e in qualche modo più inquietante: che diavolo stiamo guardando nelle immagini ufficiali rilasciati dal governo americano?
Il programma si chiama PURSUE — Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters. Il Dipartimento della Guerra ha un sito web, war.gov/ufo, dove stanno caricando materiali su base continuativa, "ogni poche settimane". Nessuna clearance richiesta. Accesso libero. Il pacchetto iniziale include 162 file tra FBI, Dipartimento della Difesa, NASA e Dipartimento di Stato. Ci sono cavi diplomatici dall'ambasciata americana in Tagikistan del 1994, rapporti di avvistamenti sul Mar Egeo del 2023, un oggetto a forma di diamante che viaggiava a 434 nodi. C'è un pilota che sopra il Mediterraneo descrive un oggetto "triangolare e metallico" a 25.000 piedi. Il Pentagono precisa che i file pubblicati riguardano casi che il governo considera tuttora aperti, oggetti che "per vari motivi non hanno potuto essere spiegati con certezza". Non è una dichiarazione di esistenza aliena. È, formalmente, un'ammissione di ignoranza istituzionale.
Il video che ha fatto il giro dei social, in particolare Twitter e Reddit, venerdì sera dura un minuto e quarantasei secondi. È girato da un sensore a infrarossi a bordo di una piattaforma militare americana, in qualche posto del Medio Oriente, nel 2013. L'esatta ubicazione è stata oscurata perché riguarda informazioni sensibili su installazioni militari non correlate agli UAP. Il documento ufficiale descrive “un'area di contrasto simile a una stella a otto punte con braccia di lunghezza alternata”. L'oggetto si muove nel campo visivo del sensore, lascia una scia visibile, poi abbandona l'inquadratura. Classificazione: caso aperto, irrisolto. Cosa vediamo? Una forma a stella ottagonale, irregolare, che si muove in modo non convenzionale. Nel 2024, il giornalista UFO Jeremy Corbell aveva già diffuso una foto di quello che chiamava "UFO lampadario" avvistato nel Golfo Persico, un oggetto termico ripreso da telecamera militare a infrarossi. Il governo lo ha appena autenticato, di fatto, includendo il video nella release ufficiale.
Sean Kirkpatrick, ex direttore dell'All-domain Anomaly Resolution Office, l'ufficio del Pentagono che analizzava esattamente questo tipo di segnalazioni, ha già smorzato gli entusiasmi: il video del 2013 è "probabilmente nient'altro che un motore a getto caldo che produce un pattern di diffrazione nella telecamera". Ha anche avvertito che senza analisi adeguate, il materiale "servirà solo ad alimentare più speculazioni, cospirazione e pseudoscienza da poltrona”. Il punto, però, non è necessariamente la spiegazione. Il punto è che il documento esiste. Che qualcuno lo ha classificato. Che qualcuno ha deciso per anni che quella roba non doveva essere vista. E adesso è lì, su war.gov, con il font da macchina da scrivere, alla portata di chiunque abbia una connessione internet.
C’è anche un altro file che fa impressione. Questa è la parte che fa più impressione. Perché non si tratta di un video sgranato da un drone militare. Si tratta di astronauti. Si tratta della Luna. E si tratta di un trascritto che fino a venerdì era classificato. Dicembre 1972. Apollo 17, l'ultima missione lunare con equipaggio umano. Ronald Evans, pilota del modulo di comando, riferisce alla base di osservare alcune "particelle o frammenti molto luminosi" che derivano e "ruotano" nelle vicinanze del veicolo spaziale durante le manovre. Harrison "Jack" Schmitt, pilota del modulo lunare, descrive il fenomeno con le parole che sono già diventate il titolo più cliccato delle ultime ventiquattr'ore: "Sembra il quattro luglio”. Il giorno dopo, il comandante Eugene Cernan racconta di aver avuto difficoltà a dormire. Aveva visto striature di luce intensa. Non le considera un'illusione ottica. Le paragona all'intensità di "un faro di un treno". Le definisce “imponenti". Scattata durante la missione Apollo 17 nel dicembre 1972, la mostra tre "punti" in formazione triangolare nel quadrante inferiore destro del cielo lunare. Il Dipartimento della Guerra ha aperto ufficialmente un caso di indagine sull'immagine. Una nuova analisi preliminare suggerisce che la caratteristica fotografica potrebbe essere "potenzialmente il risultato di un oggetto fisico presente nella scena”. La spiegazione che gli astronauti stessi avanzarono (ghiaccio o frammenti di vernice staccatisi dal razzo Saturn V) fu definita, testualmente, "un'ipotesi molto approssimativa". Il governo ha tenuto classificata questa conversazione per cinquantatré anni. Bisogna fermarsi un attimo su questa cosa. Buzz Aldrin, Apollo 11, 1969: in un debriefing post-volo parla di "piccoli lampi di luce all'interno della cabina" mentre cercava di dormire. E di una "sorgente luminosa abbastanza brillante" che l'equipaggio attribuiva a un possibile laser. Anche questo era classificato. Anche questo è adesso su war.gov.
Sarebbe comodo liquidare tutto come teatro politico. Anche se in parte lo è: Trump usa la leva della trasparenza come ha già fatto con i file Kennedy, con gli Epstein Files, con tutto ciò che può essere presentato come "quello che i governi precedenti non volevano farvi sapere". La struttura retorica è sempre la stessa. Il materiale varia. Ma c'è un problema con questa lettura troppo cinica. I file esistono. Gli astronauti hanno davvero detto quelle cose. Quei video sono stati davvero classificati. E il Congresso americano, in modo bipartisan (sia Schumer che i Repubblicani) ha fatto pressione per anni per ottenere questo materiale. Il professore Avi Loeb di Harvard ha detto che questa apertura "porta legittimità alla ricerca sugli UAP", che la questione "merita attenzione invece del ridicolo con cui è stata trattata in passato, sia nella comunità scientifica che pubblicamente". Loeb non è un millantatore: ha diretto il progetto Galileo, che cerca prove scientifiche di tecnologia extraterrestre. Dice che una delle possibili spiegazioni per le foto dalla superficie lunare potrebbe essere legata agli asteroidi. Non dice "alieni". Dice: indaghiamo.