Proviamo a fare ordine cercando di dimostrare una tesi molto semplice: gli spari al gala al Washington Hill sono il pezzo di una trama, di quella che viene chiamata “false flag” (falsa bandiera), cioè un attacco orchestrato internamente per giustificare azioni successive. Nel video pubblicato da Trump stesso su Truth Social si vede Cole Tomas Allen che corre a piena velocità attraverso un checkpoint di sicurezza dotato di metal detector, superando le guardie mentre disassemblano le macchine. Un uomo armato, a soli duecento metri dal presidente degli Stati Uniti. Guardatelo quel video. Guardatelo bene. Perché è lì, in quei pochi secondi, che il racconto ufficiale comincia a scricchiolare. Ma andiamo con ordine.
Il Washington Hilton è la stessa struttura dove nel 1981 John Hinckley Jr. sparò a Ronald Reagan fuori dall'ingresso — un evento che portò a una completa riprogettazione dell'hotel con l'aggiunta di una suite presidenziale sicura vicino all'entrata. Quarantacinque anni di protocolli ridisegnati su quell'unico evento traumatico. Non ci sono improvvisazioni, lì dentro. Non dovrebbero esserci. La sicurezza all'evento è stata descritta dall'ex vice direttore dell'FBI Andrew McCabe come "quasi al livello di un evento di sicurezza nazionale", data la concentrazione di alti funzionari governativi in un unico luogo. Secondo McCabe, una massiccia coordinazione tra i Servizi Segreti e le agenzie partner era stata organizzata in anticipo. Eppure un uomo armato di fucile a pompa, pistola e coltelli multipli riesce a sfondare il perimetro di sicurezza del presidente degli Stati Uniti di corsa, in piena luce, ripreso dalle telecamere. E la sua strategia di ingresso qual è? Correre, semplicemente.
Cole Tomas Allen, 31 anni, insegnante di Torrance in California, avrebbe scritto, prima di agire, quello che gli inquirenti definiscono un "manifesto" in cui dichiarava esplicitamente di voler prendere di mira i funzionari dell'amministrazione Trump. Sul suo profilo trovano retorica anti-Trump e anti-cristiana. Allen aveva donato 25 dollari ad ActBlue, il comitato di raccolta fondi democratico, in ottobre 2024, con il memo che la sua donazione era "destinata a Harris for President". Aveva partecipato a un comizio "No Kings". Si era autodefinito nel suo manifesto un "Friendly Federal Assassin". Aveva avvisato i familiari poco prima dell’attacco. È, in sintesi, il sospettato ideale per la narrativa politica che segue: sinistra radicale, anticristiano, armato, squilibrato. Una costruzione così netta che quasi sembra progettata per essere comunicata in una conferenza stampa. Trump lo ha definito un "lone wolf whack job" e su Fox News ha aggiunto: "Quando leggi il suo manifesto, odia i cristiani." La diagnosi pubblica arriva prima di qualsiasi processo. Il frame è già costruito, la narrativa distribuita.
Altro aspetto molto strano: nei video circolati quella notte si vede con chiarezza il vicepresidente JD Vance che viene evacuato dalla sala per primo, mentre gli agenti coprivano Trump sul posto prima di scortarlo via insieme alla first lady Melania. Fermiamoci su questo dettaglio, perché è tecnicamente incredibile. In qualsiasi scenario di minaccia attiva, il protocollo dei servizi segreti prevede che il soggetto di massima priorità, il presidente degli Stati Uniti, venga messo al sicuro per primo e nel più breve tempo possibile. Non il vicepresidente, non il segretario di Stato, non chiunque altro. Il presidente. Il Washington Hilton è una struttura che i servizi segreti conoscono centimetro per centimetro. Non ci sono improvvisazioni. Ogni uscita, ogni corridoio, ogni camera blindata è stata mappata, simulata da decenni. La spiegazione più logica, che Vance fosse seduto più vicino a un'uscita laterale, è tecnicamente possibile, ma non regge la comparazione con ciò che sappiamo dei piani di emergenza presidenziali. In caso di spari, si porta via il presidente prima di chiunque altro. Sempre. Invece Trump rimane al suo posto, circondato dagli agenti. Mentre la minaccia è ancora in corso. Mentre si spara fuori dalla sala.
E ora torniamo al filmato. Le immagini delle telecamere di sicurezza mostrano il sospettato correre oltre gli agenti di sicurezza che sembrano stare smontando i metal detector. Qui si apre un abisso logico. I metal detector vengono smontati durante un evento in cui è presente il presidente degli Stati Uniti e l'intera classe dirigente americana? La spiegazione ufficiale è che, una volta che tutti gli invitati erano entrati in sala, le macchine non servivano più. Ma se il Washington Hilton è un hotel con spazi pubblici aperti, come sottolinea l'Associated Press, il perimetro sicuro era localizzato più vicino alla sala banchetti stessa, il che significa che i metal detector erano il confine tra il mondo esterno e l'area protetta. Smontarli prima che l'evento fosse terminato non è una leggerezza procedurale. È un buco nel sistema. Eppure, stranamente, il direttore dei Servizi Segreti Sean Curran ha detto: “Dimostra che la nostra protezione a più livelli funziona”. Un uomo armato sfonda il perimetro e il direttore della sicurezza presidenziale lo cita come prova che il sistema funziona.
Facciamo un passo indietro nel tempo. Il 13 luglio 2024, Thomas Matthew Crooks spara a Butler, Pennsylvania. Il fotoreporter Evan Vucci dell'Associated Press cattura l’immagine di Trump con il pugno alzato in aria, circondato dagli agenti, con la bandiera americana sullo sfondo. Le foto si diffondono immediatamente sui social e vengono ampiamente riproposte dagli alleati di Trump. Le immagini vengono lette come simbolo di forza, resilienza, patriottismo. "Fight! Fight! Fight!" urla il candidato al pubblico che lo osanna. La scena diventa il manifesto visivo della campagna. Il candidato sopravvissuto. L'uomo che non si piega. Il martire che resiste. Per alcuni il messia. Due anni dopo, Trump ha dichiarato di vedere le sue ripetute esperienze con la violenza come un segno della sua importanza storica, e che è determinato a non lasciarsi condizionare dai pericoli. La retorica è identica. Lo schema è identico. La sceneggiatura (l’attacco sventato, la conferenza stampa notturna, il messaggio a reti unificate: “Sono invincibile”) è quella.
C’è anche il tema del midterm. I collaboratori della Casa Bianca hanno detto che Trump ha bisogno di un calendario di campagna vigoroso se i Repubblicani vogliono mantenere il controllo del Congresso alle elezioni di metà mandato di novembre. Il contesto in cui si inserisce questo "terzo attentato" (dopo quello di Butler e quello al Golf club di West Palm Beach, il 15 settembre 2024, quando un uomo tra i cespugli pare abbia puntato il fucile verso il Tycoon) è quello di un'amministrazione che ha bisogno di mobilitare la base, di consolidare l'identità del leader perseguitato, di trasformare Trump ancora una volta nell'uomo che i nemici dell'America vogliono eliminare e che sopravvive per volontà divina.
Non solo, Trump e i suoi alleati hanno usato immediatamente l'incidente per sostenere la necessità della sua sala da ballo da 400 milioni di dollari alla Casa Bianca, uno spazio da re. Il Dipartimento di Giustizia ha inviato una lettera chiedendo di abbandonare la causa che blocca il progetto, scrivendo che “la sala da ballo della Casa Bianca garantirà la sicurezza del presidente per decenni a venire e impedirà futuri tentativi di assassinio al Washington Hilton”. La conferenza stampa è finita. La lettera del Dipartimento di Giustizia è già scritta. Il senatore Lindsey Graham ha annunciato un disegno di legge per autorizzare e finanziare la sala da ballo, e ha dichiarato: "Alcune persone la vedevano come un progetto di vanità. Non credo sia più così." Meno di ventiquattr'ore dopo gli spari.
In sintesi: come ha fatto un uomo armato di tre armi a soggiornare indisturbato per giorni nell'hotel dove si teneva il gala presidenziale, senza che nessuna delle procedure di vetting dei servizi segreti, che controllano tutto il personale, tutti gli ospiti dell'hotel, ogni cameriere e ogni addetto alle pulizie in queste circostanze, lo individuasse? Perché i metal detector venivano smontati mentre il presidente era ancora in sala? Perché Vance è uscito prima di Trump? Perché Trump, in una conferenza stampa tenuta poche ore dopo presunti spari al suo indirizzo, sembra perfettamente a proprio agio, già in controllo del messaggio, già con la lista dei vantaggi politici da sfruttare?
Non esiste ancora, né potrebbe, una prova che l'evento del Washington Hilton sia stato orchestrato. Cole Tomas Allen è reale, è stato arrestato, esiste un fascicolo, esiste un manifesto. L'agente dei Servizi Segreti colpito è reale, e il suo giubbotto antiproiettile ha funzionato. Ma nel 2024, dopo Butler, una delle riflessioni più diffuse tra gli analisti di sicurezza riguardava la stranezza di alcune anomalie procedurali, la copertura incompleta, l'edificio non presidiato, le comunicazioni mancate. Stranezze che non dovevano essere lì. Come quelle di sabato sera. Quello che si può affermare con certezza è questo: Donald Trump ha trasformato ogni attentato o presunto tale in carburante politico con un'efficienza impressionante. A Butler, le immagini del pugno alzato si diffusero in pochi secondi e vennero subito amplificate dai comitati nazionali repubblicani, dai familiari, dai parlamentari. Le fotografie furono interpretate come la sintesi visiva della forza, della resilienza, del patriottismo, della guerra culturale americana.