“Per rispetto istituzionale abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti giornalistici”. Questa è la nota degli avvocati della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, di cui solo questo stralcio si riporta su tutte le testate. E’ il giorno delle 310 pagine di chiusura delle indagini e in questo comunicato i legali dei Poggi spiegano che i familiari di Chiara, inoltre, sono stati soggetti ripetutamente a “intercettazioni” e “continue aggressioni”. Parole che fanno un po’ saltare sulla sedia se letto alla luce del contenuto proprio di quelle intercettazioni di cui si lamentano gli avvocati Tizzoni e Compagna. Queste registrazioni sono particolarmente esplicative dell’idea che la famiglia Poggi si sia fatta dei “contesti poco trasparenti” di cui sono particolarmente convinti. Esaminiamone insieme qualcuna, sono parecchio interessanti.
Ad esempio, il 4 maggio 2025 l’ingegnere Paolo Reale, parente dei Poggi molto attivo dal punto di vista mediatico sulla vicenda, chiacchierando con il padre di Chiara, apprende da lui di una presunta “tresca… fra Bocellari, Le Iene, i Carabinieri… e la Procura… perché qualcuno…” gli avrebbe detto che “la Bocellari è l’amante di… qualche Carabiniere lì… o qualche graduato lì…”. L’ingegnere conferma: l’hanno detta anche a lui questa storia. Poggi continua, sottolineando che l’avvocato Tizzoni sarebbe a conoscenza del “nome e cognome” dell’amante della Bocellari. Un carabiniere. Il sottotesto a questa conversazione è proprio la tesi esposta nel comunicato, ovvero che le indagini sarebbero state manipolate dalla difesa di Alberto Stasi, con la complicità della Procura di Pavia oppure, imbastendo un gigantesco depistaggio, ingannando la stessa autorità giudiziaria. Due giorni dopo questa conversazione abbiamo un’altra interessante intercettazione. I coniugi Poggi qui discutono con il giornalista Davide Loreti e anche qui si parla delle motivazioni di carattere sessuale alla base dell’iniziativa giudiziaria. Qui Loreti definisce “imbecilli” i Carabinieri e racconta di averne incontrati alcuni, suggerendo loro la giusta pista da investigare: “sapete cosa farò io? Siccome con Coppola non ci ho mai parlato, questo qui che sta facendo le indagini… io voglio fare un tent… omissis… io farò una… ditemi se vi piace come idea… adesso non so quando potrò farla… io li chiamo… (…) senta Coppola (…) ma voi sugli amici di Stasi avete indagato bene bene in queste nuove indagini che state facendo a trecentosessanta gradi?”.
Giuseppe Poggi in questo caso non ha idea di chi sia questo Coppola, allora glielo chiede e Loreti, sempre intercettato, risponde che è il “comandante di questi imbecilli di Carabinieri che stanno facendo l’indagine”. Poggi allora domanda al giornalista se non sia proprio lui “l’amante di la Bocellari. No perché alcune voci ci sono arrivate così eh…”. E Loreti: “può anche essere però è questo imbecille…”. Poesia. Il 10 maggio, i carabinieri, evidentemente divertiti ma forse anche un po’ offesi da queste parole, continuano ad ascoltare le conversazioni dei poveri Poggi con l’ingegnere Paolo Reale, poco dopo la trasmissione Quarto Grado in cui c’era pure la Bocellari. “In effetti questa è matta…” dice l’ingegner Reale, che continua anche qui a insinuare la questione dell’amante dell’avvocato di Stasi. “Bisogna vedere che grado ha in quella… in quella cosa come si chiama… in quella caserma lì, se non è quello che comanda”. Insomma, ecco risolto un piccolo mistero. Ne rimane uno molto più importante.