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6 maggio 2026

Delitto di Garlasco: dai criminologi in sedia a rotelle sotto la pioggia ai ragazzini che fan sega a scuola per vedere Andrea Sempio e Marco Poggi. A Pavia ci voleva un antropologo, un prete o una consulenza personologica... reportage mistico

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

6 maggio 2026

Criminologi in sedia a rotelle appassionati di True Crime, ragazzini che fan sega a scuola e poi uno stuolo di curiosi, pro-Stasi? No, anti-Sempio, ma non era la stessa cosa? Forse per tutti noi ci vuole un antropologo, un prete, oppure una consulenza personologica...
Delitto di Garlasco: dai criminologi in sedia a rotelle sotto la pioggia ai ragazzini che fan sega a scuola per vedere Andrea Sempio e Marco Poggi. A Pavia ci voleva un antropologo, un prete o una consulenza personologica... reportage mistico

Lei è un giornalista? “No, sono un appassionato di crime. Guardo Top Crime 39, C.s.i, e pure Garlasco”. Da quant’è che segue il caso? “Dall’inizio”. Ma lei è sulla sedia a rotelle, fino a poco fa pioveva che nemmeno il giorno del Giudizio e comunque riesce destreggiarsi tra i giornalisti con grande abilità. “Sì, mi sono bagnato tutta la gamba”. Ride. Forse oggi è davvero il giorno del Giudizio. Una gamba rigida e dritta che spunta da un pantalone della tuta blu, tutta bagnata, ma a poco a poco si asciugano, i pantaloni. Il signor Giovanni comanda come un pilota di Formula1 il suo bolide a rotelle con un piccolo joystick installato sul bracciolo destro. Ha il naso storto, come quello di un pugile, pochi capelli bianchi in fronte, gli occhi azzurri e la gamba sinistra che se ne sta dritta come uno stuzzicadenti. “Ho rischiato di perderla sa? Mi hanno fatto 13 interventi. Non ho soldi per fare causa agli ospedali, ma avrei dovuto. Mi stavano per amputare la gamba e non posso più piegarla perché mi ci hanno infilato un ferro. Mi ha salvato il professor Benazzo, che è un luminare ortopedico del poliambulatorio di Brescia. Era il medico dell’Inter, del Milan. Purtroppo in Italia funziona tutto un po’ così”.

Tribunale di Pavia
Tribunale di Pavia

Un po’ come Garlasco. Esatto. Forse non è esattamente il mondo al contrario, ma a Pavia, sul retro del Tribunale ci sono anche molti ragazzini che pur di godersi un po’ di show hanno fatto sega a scuola. Uno show difficile da seguire se non dalla tv. L’unica soddisfazione l’ha data a qualche giornalista rimasto sul posto Angela Taccia, intercettata davanti alla procura. Per il resto è una lunga attesa. Il giornalista Marco Gregoretti, che ha una striscia d’informazione dentro il programma Finché La Barca Va di Piero Chiambretti sta parlando con un simpatico signore. Sarà anche lui un giornalista? No, un curioso. “Il signore qui mi sta dando degli spunti parecchio interessanti”, e me lo appioppa mentre alla prima distrazione si dilegua. Di dov’è lei? “Di Erba. Anche lì tra poco stia a vedere che viene fuori tutto. Anche la storia di Bossetti. E’ tutto collegato, le persone gira e rigira sono sempre le stesse”. Effettivamente potrebbe avere ragione, però, non la smette più di parlare. Per fortuna si apre il portone in legno della procura. Ne esce una Mercedes argentata. Pare sia quella che trasporta il procuratore Generale della Corte d’appello di Milano Francesca Nanni. Giovanni, poco più in là, sgomma sulla sua sedia a rotelle, guada un paio di profonde pozzanghere e dopo essersi scontrato con l’auto con la sua gamba tesa la insegue per un po’ insieme a qualche giornalista, poi torna indietro, con un sorriso sornione. Stamattina, poi, qualche fenomeno si è messo a correre sotto la pioggia verso il passo carraio, a partire dall’ingresso pedonale della Procura, provocando un inseguimento inutile di curiosi e giornalisti finiti tragicamente a prendere acqua. Ora però c’è il sole. E’ tutto un grosso show. Lei è pro-Stasi? “In che senso?” Pro-Stasi colpevole? “No, io sono anti-Sempio”. Quindi pro Sempio colpevole. “No, io sono per l’innocenza di Stasi”. Chi è il colpevole?

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Il Presidente del Senato La Russa ha detto che secondo lui il colpevole non si troverà mai e che l’unica persona che sa come andranno le cose è l’ex ministro del Turismo Daniela Santanché. Nordio anche aveva detto qualcosa di simile in precedenza. Forse perché non si appostano insieme ai curiosi. Qui ci sono vere e proprie fazioni che rispecchiano la divisione geometrica della società italiana. Un po’ come per il caso Dreyfus. Tifoserie vere? Forse qualcosa di più, se si vuole denigrare con piglio classista la tifoseria da stadio. Qualcosa di analogo, per chi invece ne riconosce le profonde radici. C’è poco da indignarsi e fare i moralisti. “Lo sciacallaggio di Garlasco” e bla bla bla. Piuttosto occorre indossare il pastrano dell’antropologo o l’abito talare di un prete. Forse ci vorrebbe una consulenza personologica anche per noi. Analizzare questo strano feticismo di quest’Italia per il mistero e per il sangue. Una sete di sangue, lontana reminiscenza di quell’Eucarestia che ormai in pochi ricevono per il pudore di rendere preventivamente una confessione. E allora il sangue di Cristo che ci salvi, che ci alleggerisca il cuore da quel senso di colpa e dal peccato originale, va ricercato qui sulla terra. D’altronde quando Dio è sceso fra noi lo abbiamo crocifisso. Non è cambiato molto da 2026 anni fa. Si leggono i giornali, si guarda la tv, le live su youtube, su Twitch. Cristo è qui. Si inseguono i volti, le microespressioni facciali dei vari Sempio, “un uomo semplice”, l’emotiva Angela Taccia, si osserva la scelta del vestiario dell’avvocato Liborio Cataliotti, camicia bianca, giacca rossa. Un avvocato estraneo che non conosce i rapporti tra la gente di Garlasco e della Lomellina. Un presunto assassino alla guida di una Panda Verde. I giornalisti che lo inseguono, fotografi che si buttano sul cofano dell’auto e gridano “bloccatelo!” con la bava alla bocca. Flash… il maresciallo Marchetto, quei viaggi in Romania, flash… il teste Muschitta, le gemelle Cappa, il fotomontaggio con la cugina assassinata, flash… il pedale della bicicletta, l’impronta sull’intonaco sparita (forse), flash… gli occhi di ghiaccio di Stasi, il sicario, i sogni dell’avvocato Lovati, flash… Fabrizio Corona vestito da curato, le chat di Andrea S. (cazzo poteva scegliersi un nickname un po’ più originale), il soliloquio con le vocine. Ci vorrebbe un antropologo, o forse un prete. Flash… facciamoci il segno della croce.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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