"Il pompiere era un mandrillone, dicono" commenta un giornalista. "È sempre stato un grande scopatore, lo chiamavano il leone della Vallazza", conferma il collega. Un’auto in corsa squarcia una pozzanghera vicino al marciapiede, schizzando i giornalisti che però, non ci fanno caso. Il pompiere, quello dello dello scontrino di Sempio. "la tipa di cui era invaghito Andrea invece dicono si chiamasse Elena". Quale? La barista. "hanno scoperto chi era?". Sì, una tv locale ha fatto lo scoop, però a quanto pare il proprietario della birreria in cui lavorava ha detto che lei non lavora più lì, non sta più nemmeno in Italia. "Come nel migliore dei film". E dove sta adesso? "Lo scopriremo nella prossima puntata". Sta a Cuba! "A me hanno detto in Spagna". BÈ però Cuba è più esotica, e poi c'è la cocaina. Anche a Garlasco c'è la cocaina. Piove come ché a Milano, pareva aver smesso, ma adesso ha ricominciato e i giornalisti appostati davanti alla caserma Montebello in viale Monti hanno rinunciato a tenere aperti gli ombrelli, ci si bagna lo stesso. "Ecco il taxi" e in una frazione di secondo il muro di telecamere e macchine fotografiche si sposta e si chiude attorno alla vettura come una testuggine dell'impero Romano. "È vuoto", dall'unità mediatica si stacca una giornalista che si avvicina per un controllo al conducente, pietrificato. "Non sta portando nessuno". Ride il conducente ora, sui sedili posteriori non c'è nessuna Paola Cappa. Sono le 9 e mezza, la procura di Pavia ha convocato lei e sua sorella gemella Stefania alle 10. "Assassina! Sei solo un'assassina" grida un motociclista a tre ruote mentre sorpassa pericolosamente una camionetta della polizia penitenziaria sull'altro lato della strada. "Già dalle 3 ruote si era capito che non stava bene quello", commenta un operatore con la macchina da presa tra le braccia e la sigaretta fra i denti. “Ah ecco il comunicato della difesa di Sempio”. E che dice?
“Che l’assistito si avvarrà della facoltà di non rispondere dato che le indagini non sono concluse ed è stato incaricato uno psicoterapeuta di condurre una perizia personologica”. Non parlerà in Procura, ma a Verissimo sì, scherzano i giornalisti. Non proprio a Verissimo, ma davanti alle telecamere di Dentro La Notizia su Canale 5 sì. “Vorrei parlare, ma mi fido di loro (i miei avvocati) e seguirò i loro consigli”. Angela Taccia in collegamento con il canale Youtube Gianca Net ha dichiarato che Andrea Sempio e Marco Poggi non si sentono da oltre un anno. "Ve l'avevo detto che doveva andare dalla pettinatrice, arriva alle 11 mi dicono". E Stefania? Alle 15. Come lo sai? Un collega ha un contatto al Comando Generale. Sono le 10. L’impressione è quella di un cavatappi che gira, gira e gira, ma anche se la spirale affonda, rimane ferma. Se le sorelle Cappa entreranno con la macchina dal passo carraio, lato Piazza Giovanni XXIII, o a piedi da viale Monti, non si capisce. I giornalisti sono appostati su entrambi gli ingressi, le telecamere scandagliano gli abitacoli di tutte le auto che entrano ed escono, tutti i tassì, tutto, anche la gente che prova a passare con difficoltà da un lato all’altro del marciapiede. Niente, tutte le auto sono vuote (eccetto il conducente naturalmente). Un signore in giacca e cravatta, molto elegante, accompagnato da una donna mora, altrettanto elegante e vestita di nero osservano la scena. “Siete degli avvocati?”. No, sono banchieri, banchieri curiosi di vedere le gemelle Cappa divorate dalla stampa. Si dovranno mettere l’anima in pace, non le vedranno mai, qualcuno fra i cronisti spiega loro divertito. “Sarà in ritardo”. Ma no, “è già dentro”, interviene candidamente la stessa cronista che ha il filo diretto con il Comando centrale. “È dalle 11 meno un quarto che la stanno interrogando”. Ma come? Nessuno l’ha vista entrare. “È entrata in macchina, mi dicono”. Okay, ma dal passo carraio non una telecamera, passata in rassegna ogni singola vettura alla soglia della caserma, ne ha individuata una che trasportasse una ragazza bionda. Qualcuno dice di aver visto allontanarsi un taxi con una persona indossante un cappellino nero con la visiera. “Sarà passata da un tombino sottoterra, come i rapinatori di quella filiale a Napoli”. Bella battuta, ma forse non è così stupido pensare che vi sia una terza entrata lasciata sguarnita dai giornalisti. “O forse che ci stanno prendendo tutti per i fondelli, molto più semplicemente”. Col senno di poi… a fine giornata è uscita sull’Ansa la notizia per cui il procuratore Fabio Napoleone darà gli atti dell’indagine alla difesa di Alberto Stasi per la richiesta di revisione del processo. Una vera e propria anomalia del codice di procedura penale e al limite della legge che probabilmente è stata avallata dalla procura generale quando Napoleone è stato ricevuto sempre qui a Milano. Intanto, però, in mattinata, delle Cappa ancora nessuna traccia.
“È dall’inizio di tutta questa storia che la procura ci sta portando a spasso”, commenta amaro un cronista. “Ma forse c’è una terza entrata”. Due cronisti si allontanano per investigare. Svoltato l’angolo c’è una porticina con dei citofoni che dà sulle case dei militari all’interno della caserma Montebello. Svoltando ancora l’angolo c’è un cancello in via Macchiavelli che dà sull’entrata di un parcheggio sotterraneo e su un cancelletto in metallo che dà sulla procura. A mano a mano altri giornalisti si raccolgono davanti all’entrata. “Che auto ha Paola Cappa?” Pare una smart scura. “Ma no, una Yaris rossa”. Ecco una smart che si ferma. Finestrino abbassato, musica tecno a palla e avambraccio magro e tatuato appoggiato sulla portiera. “Ci son le Cappa di Garlasco eh?” domanda divertito il tipo da dentro l’auto. Sulla quarantina, è sorridente in maglietta a maniche corte, denti anneriti dal fumo, capelli corti e scuri un po’ unti e l’orecchio forato da un orecchino. “Eh sì, ma tu le hai viste?”. Il tipo pare non capire, la musica tecno non gli permette di udire le nostre parole. “Grandi, forza” e agita il pugno in segno di vittoria e se ne va. Passa del tempo, ma niente. Saranno le due ormai. Un tassista imbocca la via molto lentamente. C’è una donna sui sedili posteriori. “Non vi avvicinate, vado io, se no si spaventa”. Si avventura la cronista guardinga come un agente segreto, scruta dentro la macchina. Torna indietro. Non è lei. “Signora, mi scusi, ma perché lei non è Stefania Cappa? Ce lo vuole spiegare? Cosa ci fa qui? È parte di questo gigantesco depistaggio ordito dalla procura?”. Ma io, veramente… Si scherza, signora, arrivederci. Una sagoma in lontananza si avvicina. È una dei nostri. Viene a portarci qualche buona nuova. “Paola ha finito ed è uscita e Stefania è già entrata”. Sempre dal passo carraio? “Sì, però nessuno le ha viste”. Come fai a saperlo allora? Andiamo a vedere. Ma in viale Monti non c’è niente da vedere. Le telecamere delle varie testate continuano a sparaflashare e a passare i raggi x ogni singola vettura. Niente. Le Cappa, i carabinieri e Napoleone ci hanno fregati. Tre ore di interrogatorio a testa. Nella media. Ma che si saranno detti? “Dopo la convocazione di Andrea Sempio e di Marco Poggi non potevano non sentirle come persone informate sui fatti”. Sono state sentite separatamente. Non è da escludere che Napoleone abbia sulle mani anche dell’altro oltre all’omicidio di Chiara Poggi. C’è tutta l’inchiesta sulla corruzione in corso a Brescia. E chi lo sa, è un mistero dentro il mistero più pasticciato d’Italia, una serie tv nella quale occorre non perdersi nemmeno una puntata. La prossima sarà domattina in procura a Pavia, dove Sempio non aprirà bocca e forse qualcosa trapelerà a proposito di Marco Poggi. I due verranno auditi in contemporanea per evitare che comunichino l’un l’altro.