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2 maggio 2026

Delia, ma che caz*o dici? La parola “partigiano” in “Bella ciao” è divisiva o è solo scomoda da usare in Rai?

  • di Marika Costarelli

2 maggio 2026

Qualcuno dia consigli migliori a Delia. Perché con la rivisitazione di “Bella ciao” al Concertone del Primo Maggio, il dramma si è consumato. Se il termine “partigiano” viene sostituito con il termine “essere umano” per non risultare divisivi, abbiamo un problema grave. Aiutate questa nuova promessa della musica a non rovinarsi con le sue stesse mani o per mano d’altri. Perché per essere artisti non basta solo avere talento, servono le palle

foto di Ansa

Delia, ma che caz*o dici? La parola “partigiano” in “Bella ciao” è divisiva o è solo scomoda da usare in Rai?

Attenzione, questo è il manuale perfetto per violentare la memoria storica di questo Paese. Ma è anche il manuale da non seguire per gli artisti che vogliono essere davvero tali.
Partiamo dall’inizio. Quest’ultima edizione di X Factor era riuscita a dare luce a una stella. Una nuova promessa della musica italiana e della scena siciliana: Delia Buglisi. Durante i live, la cantante non sembrava neanche gareggiare con gli altri concorrenti. La sua era una partita a parte. E, infatti, non appena concluso il talent, ha annunciato un tour internazionale: da Catania fino a Parigi, Barcellona, Londra e Madrid. Durante X Factor si era distinta per il suo talento e carisma, nonché per le sue rivisitazioni di brani cult con strofe in siciliano. Una carriera che sembrava essere partita a razzo, nonostante non si trattasse della solita meteora talent.
Il suo percorso inizia a scricchiolare poche settimane fa, quando insieme a Levante e Serena Brancale annuncia una collaborazione. Le aspettative sono altissime. Non spesso è capitato che una concorrente appena uscita da un talent potesse vantarsi di collaborazioni importanti. Il trio sembra promettere scintille. Ma quando Al mio paese viene rilasciato, scoppia la polemica: un Sud Italia dipinto come allegro e festoso, tra luminarie e piedi scalzi. Un luogo “da ferie” dove prevale la vita lenta delle signore anziane affacciate ai balconi. Peccato, però, che il Sud sia molto altro che questi cliché e che, tra un elogio e l’altro, i suoi abitanti meritino anche qualcuno che si faccia portavoce di tutto ciò che non funziona. Perché se “il mio paese” diviene solo un luogo dove trascorrere le ferie, non c’è proprio niente da festeggiare. Perché la causa è proprio di quelle lacune che costringono i giovani ad emigrare al Nord. Ignorarlo in funzione della canzonetta estiva è il gesto di chi mira a vincere facile e si dimostra ben poco coraggioso. Ma Delia, Levante e Brancale decidono di raccontare la parte comoda della storia. E, dunque, via di folklore.
 

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Il vero dramma, però, si è consumato ieri per la cantante siciliana. Quando si è presentata al Concertone del Primo Maggio cantando Bella ciao. E fin qui tutto benissimo, anche perché l’aveva già cantata a X Factor, sostituendo la parola “partigiano” con “siciliano”, attirando già a sé diverse polemiche per la scelta. Ma stavolta, in un contesto tanto importante come quello del Concertone, la parola chiave del testo è stata sostituita da “essere umano”. Il gelo.
A riguardo, Delia ha dichiarato: “Ho riarrangiato il brano in base al contesto in cui mi trovavo. Ho preferito mettere la parola ‘essere umano’ perché questa parola non è divisiva. È una parola che dovrebbe riguardare tutti, perché i partigiani erano esseri umani, perché gli esseri umani sono esseri umani e quindi la canzone è per tutti”. 
Ha poi aggiunto: “Perché mentre io sono libera di poter cantare su un palco e magari ricevere anche delle critiche per le cose che dico, dall’altra parte del mondo, invece, c’è gente che viene bombardata; in Iran, in Palestina e in tantissime altre parti. E quindi mi sono presa la briga di parlare anche per loro”.
Dichiarazioni che aggravano la posizione della cantante. Innanzitutto perché queste affermazioni sono un pastrocchio di concetti retorici che sanno più di filastrocca. Non sappiamo se augurarci che Delia abbia seguito un copione impostole dalla sua casa discografica o che questo sia realmente il suo pensiero. In entrambi i casi sarebbe un dramma. Perché ciò che emerge da queste esternazioni è che la parola “partigiano” sarebbe divisiva. Delia lo dice chiaramente. Ma non si può cantare Bella ciao eludendo il suo sottotitolo. “Partigiano” è il cuore della canzone. Non si tratta solo di un riarrangiamento, ma di aver reso “pop” una canzone storica che è il manifesto di libertà per antonomasia, oltraggiandone il vero significato.
Quello di Delia è stato un’autogol pazzesco, forse di un’emergente che non sa ancora bene come muoversi, oppure di una che ha capito che per rimanere sul mercato bisogna “adeguarsi ai contesti”? E in Rai, si sa, meglio non osare troppo.
Ci chiediamo perché nessuno le abbia consigliato di evitare la catastrofe, semplicemente invitandola a non cantare quella canzone. Perché Bella ciao “si deve saper portare”, non può essere presentata come una canzonetta da intonare spensierati insieme al pubblico. Rivisitarne il testo, sostituirne la parola chiave, è un affronto alla memoria storica. Definirlo divisivo, poi, è uno scempio verbale imperdonabile.
Delia si sarà pure adeguata al contesto Rai e fatto contenti i dirigenti, ma lo scotto è stato quello di perdere la sua credibilità agli inizi di una carriera che sembrava pronta a decollare per il verso giusto. Perché un artista è davvero tale se non si piega, se non ha paura, se mette la libertà al centro della propria musica. Altrimenti è solo un cantante, concetto di tutto rispetto. Il problema è che oggi tutti vogliono apparire artisti e magari hanno anche tutte le carte in regola per esserlo, come nel caso di Delia, che possiede un indiscutibile talento. Ma per essere artisti il talento non basta, il primo requisito necessario è l'idea e avere la palle per portarla avanti, non cercare di dimostrare di averle mentre si sceglie la strada più comoda.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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