Cosa tira più di una competizione canora? L’Eurovision Song Contest si è appena concluso, si sono appena spente le luci dell’Eurovision europeo, ma l’universo del contest è già pronto ad allargarsi. Vienna ha ospitato l’edizione numero 70 della competizione e, con la vittoria recentemente annunciata di Dara (Bulgaria) e della sua hit Bangaranga, si avvicina una nuova versione di Eurovision: l’Eurovision Song Contest Asia.
La prima edizione andrà in scena sabato 14 novembre a Bangkok e rappresenta il debutto assoluto del format nel continente asiatico. Per ora sono dieci i Paesi confermati: Bangladesh, Bhutan, Cambogia, Laos, Malesia, Nepal, Filippine, Corea del Sud, Thailandia e Vietnam. Un progetto che punta a replicare il modello europeo, ma con una forte identità regionale e un immaginario completamente diverso, tra pop asiatico, K-pop e fandom già abituati a trasformare gli artisti in fenomeni globali.
A presentare il nuovo capitolo è stato Martin Green, che ha spiegato come il lancio dell’edizione asiatica coincida simbolicamente con il settantesimo anniversario dell’Eurovision originale. L’idea, nelle intenzioni degli organizzatori, è quella di costruire uno show capace di mantenere lo spirito del contest europeo aprendosi però alle culture e alle scene musicali asiatiche.
Non è difficile capire perché l’operazione faccia gola. Negli ultimi anni l’Eurovision è diventato molto più di una semplice gara televisiva: è una macchina pop capace di rilanciare carriere e creare hit globali. Gli ABBA nel 1974 hanno trasformato il contest in una leggenda, Loreen è diventata un simbolo della competizione moderna e i Måneskin hanno dimostrato che dall’Eurovision si può uscire per conquistare il mercato internazionale.
E ancora, il nostro Sal Da Vinci sta per ricevere la laurea honoris causa da parte del Conservatorio di Musica di Benevento, dopo la fortunata partecipazione che l’ha visto posizionarsi quinto nella classifica finale con Per sempre sì. L’Eurovision Song Contest si conferma quindi uno show di successo e un enorme trampolino di lancio — o rilancio — per gli artisti che vi prendono parte.
Adesso il test più interessante sarà capire se l’Asia riuscirà a creare lo stesso effetto. Perché se in Europa il televoto Eurovision divide il pubblico tra geopolitica e meme, nel continente asiatico il potenziale è enorme: dal K-pop alle ballad filippine, fino alla scena thailandese e vietnamita. E con fanbase digitali infinitamente più aggressive di quelle europee, il pronostico concreto è che il nuovo Eurovision Asia diventi rapidamente un evento gigantesco anche sui social.
Nel frattempo, archiviata l’ultima finale europea, l’Eurovision Song Contest continua quindi a espandersi come un vero franchise globale. E forse il prossimo tormentone mondiale non arriverà più da Stoccolma o Napoli, ma direttamente da Seoul o Bangkok.
D’altronde, la musica asiatica ha dimostrato di saper essere competitiva a livello mondiale. Basta guardare ai numeri del K-pop: i BTS hanno riempito stadi in tutto il mondo e riscritto le logiche dell’industria musicale globale, mentre le BLACKPINK sono diventate icone internazionali tra moda e collaborazioni con star americane.
Ma non c’è solo la Corea del Sud. Le Filippine hanno costruito negli anni una scena vocal pop fortissima, capace di macinare milioni di streaming online, mentre la Thailandia è diventata uno dei nuovi hub dell’intrattenimento asiatico grazie alla crescita del pop locale e delle produzioni televisive esportate in tutta la regione. Anche il Vietnam, negli ultimi anni, ha iniziato a produrre artisti sempre più competitivi sul piano internazionale, soprattutto grazie alla spinta delle piattaforme digitali.
E poi c’è un altro elemento che potrebbe cambiare completamente il peso del nuovo contest: i fandom. Se l’Eurovision europeo vive soprattutto di televoto e meme sui social, in Asia esistono community organizzate in modo quasi militante, capaci di mobilitare milioni di voti e trasformare una performance in un fenomeno virale nel giro di poche ore. L’Eurovision Song Contest Asia potrebbe diventare molto più caotico e imprevedibile rispetto alla versione europea. La competizione potrebbe regalare momenti iconici, perfino più di alcune performance trash a cui abbiamo assistito all’Eurofestival di Vienna.