Ma Sal Da Vinci ha talento o no? A chi spetta stabilirlo? Ai grandi critici di musica e in buona parte anche al pubblico e ai numeri, ma non solo. Pertanto, quando un Conservatorio di musica prestigioso, si accorge di un cantante solo quando ne parlano anche i muri, c’è un problema culturale che va oltre il merito di Sal Da Vinci.
Parliamo di un artista che ha alle spalle cinquant’anni di carriera, un’esperienza vasta, ma anche un pregiudizio appiccicato sulla schiena: quello del “cantante neomelodico”.
Ma negli ultimi tempi, tutto sembra essere cambiato. Non solo la vittoria a Sanremo. Non solo il quinto posto a Eurovision. La scalata di Sal Da Vinci continua inarrestabile. Proprio mentre è stato appena annunciato il prossimo singolo, la bachata Poesia che anticiperà l’album, anche a Benevento incoronano il re. Il Conservatorio statale di Musica Nicola Sala consegnerà una laurea honoris causa in canto pop al cantante napoletano.
La cerimonia è prevista per il 30 giugno, mentre i dettagli dell’evento saranno annunciati a breve. L’istituto ha deciso di assegnare questo riconoscimento per premiare il percorso artistico, umano e professionale del cantante, considerato un interprete capace di rappresentare con sincerità la musica italiana e di mantenere negli anni un forte rapporto con il pubblico. Il direttore del conservatorio, Giuseppe Ilario, ha sottolineato l’importanza di valorizzare il talento, l’impegno e la dedizione degli artisti, al di là delle polemiche e delle tendenze del momento. Anche il presidente Nazzareno Orlando ha evidenziato che questo premio vuole riconoscere il contributo della musica popolare e contemporanea alla cultura e alla società italiana.
Ma tutto questo sarebbe accaduto se Sal Da Vinci non avesse vinto Sanremo e non avesse fatto un’ottima figura - soprattutto in termini di classifica - all’Eurovision?
Probabilmente no, o almeno non con la stessa rapidità e con la stessa risonanza mediatica. Premi e riconoscimenti accademici arrivano spesso come consacrazione di un percorso già solido, ma è evidente che il successo recente abbia amplificato l’attenzione intorno a Sal Da Vinci, soprattutto se consideriamo che la carriera del cantante è nata cinquant’anni fa e non di certo con l’ultimo Festival di Sanremo. La vittoria a Sanremo e il buon risultato all’Eurovision Song Contest hanno trasformato un artista già amato dal pubblico in un fenomeno nazionale, rendendolo improvvisamente un personaggio centrale. Com’è possibile, però, che un Conservatorio di musica tanto prestigioso, si accorga di Sal Da Vinci solo adesso che è al centro del dibattito culturale?
Non vogliamo dire che il riconoscimento sia immeritato. Il fatto è che oggi quel percorso viene osservato con occhi diversi. Il successo internazionale e la legittimazione ottenuta nei grandi eventi musicali hanno dato maggiore peso istituzionale a un artista che per molto tempo è stato considerato soprattutto una figura popolare e, diciamolo, anche parecchio discriminata per via del genere neomelodico a cui veniva associato.
Il caso di Sal Da Vinci mostra come in Italia il confine tra cultura “alta” e musica pop sia ancora fortemente influenzato dal consenso mediatico. Finché un artista resta confinato nel gradimento del pubblico, viene spesso trattato come intrattenimento, quando invece arrivano i premi, le classifiche e una visibilità internazionale, anche le istituzioni culturali iniziano a riconoscerne il valore artistico.
Perché qui non si tratta di stabilire se Sal Da Vinci sia un artista che merita tale riconoscimento, ma si tratta di focalizzarsi sul messaggio che trasmette questa decisione: in Italia vali solo se hai successo. E in un contesto culturale in cui la meritocrazia sta lentamente scomparendo, riguardo a questa notizia non abbiamo nulla da celebrare.
Per Sal Da Vinci sarà di certo un onore e rappresenterà il suggellamento della sua lunga carriera, ma se il valore artistico era già presente da anni - anche perché il cantante non era affatto uno sconosciuto, soprattutto nel panorama della musica partenopea - allora viene spontaneo chiedersi quanto conti davvero il merito e quanto, invece, il successo del momento. Il tempismo di questa decisione ci lascia perplessi. Di certo, quello che si legge tra le righe è che in Italia per essere riconosciuto davvero devi passare dal “mondo dei potenti”.