Che finale, signori! Possiamo confermare che Eurovision 2026 è lo show musicale più incredibile del mondo. Fatta eccezione per alcuni soporiferi brani in gara e qualche quintale di sano trash. Alla fine ha trionfato colei che doveva trionfare: Dara con Bangaranga vince Eurovision 2026 e porta il prossimo Eurofestival in Bulgaria. Questa è la hit. Qualora non avesse vinto, avrebbe comunque presidiato le classifiche mondiali: la vittoria è stata dovuta. Dara, un po’ Shakira con sonorità Major Lazer e con una carica tale da far muovere il c*lo pure ai più snob. Dopo la sua performance in gara di ieri sera, l’arena di Vienna è esplosa in un consenso unanime: la vittoria di Dara era già nell’aria.
Al secondo posto Israele, una nota dolente. Perché conferma il fatto che — show incredibile a parte — Eurovision resta una competizione fortemente influenzata dalla geopolitica e dal potere internazionale di alcune nazioni. Non ci spiegheremmo altrimenti come un brano come Michelle possa addirittura aver sfiorato la vittoria. Sfiorare, appunto. Per questo amiamo Dara ancor di più, se possibile. Al terzo posto la Romania con una travolgente Alexandra Capitanescu: Choke me è stato uno dei brani più discussi e divisivi di Eurovision 2026. Qualcuno l’aveva ritenuto un pezzo che incitasse alla violenza e la Capitanescu ha addirittura rischiato di non partecipare alla competizione per questo. Invece, in barba ai moralisti, la Romania conquista il podio di Eurovision con una performance potente e controversa.
E il nostro Sal? Sal Da Vinci chiude Eurovision 2026 al quinto posto e conquista il pubblico europeo nonostante (o forse anche grazie a) la coreografia cafona. Quel tricolore in tulle non ce lo scorderemo facilmente, purtroppo. Ma l’emozione di Sal Da Vinci è tutta italiana: a fine performance si commuove per il boato che Per sempre sì solleva dall’arena viennese. E, al di là del gusto, la storia di Sal Da Vinci all’Eurovision è quella di un artista che ce la fa dopo cinquant’anni di carriera e una lunga gavetta da professionista. Segna un precedente importante e ci racconta anche una svolta fondamentale: non è più l’era dei talent show, il pubblico cerca autenticità e personalità vere.
Il meno giovane in gara all’Eurovision 2026 non ha temuto la concorrenza dei più giovani, tra artisti provenienti da X Factor e altri talent internazionali con fanbase social gigantesche. E forse è proprio questo il messaggio più forte lasciato da Sal Da Vinci: all’Eurovision si può ancora emozionare senza inseguire algoritmi o trend TikTok costruiti a tavolino.
Per questo la corsa europea di Sal Da Vinci all’Eurovision 2026 ricorda una Cenerentola in versione maschile: Cenerentolo. Non per il risultato finale, ma per la dinamica con cui si inserisce dentro un contesto che sembra scritto per tutti tranne che per lui.
Non è un artista costruito per quel tipo di palco, non arriva da un ecosistema pop internazionale e non nasce dentro la grammatica di TikTok, anche se la cavalca bene. Viene dal basso, proprio come la principessa Disney. Non appartiene a quella estetica iper-prodotta che domina la kermesse Eurovision. E infatti, all’inizio, appare come un corpo estraneo: fuori tempo e con quella componente di trash di un’Italia dipinta per mezzo di uno stereotipo che noi schifiamo, ma che al resto del mondo piace tanto. Eppure è proprio questa estraneità a renderlo leggibile e assolutamente riconoscibile.
Come nelle favole, non è lui a cambiare per entrare nel palazzo: è il palazzo che, per una sera (o due, in questo caso), accetta la sua presenza. Sal Da Vinci non si trasforma in qualcos’altro né si adatta al linguaggio dominante, è unico e non assomiglia a nessuno dei suoi competitor. Il suo immaginario appartiene a un’altra tradizione musicale.
Dentro un Eurovision dominato da scenografie ipertecnologiche e pop internazionale che si fonde ad altri generi per destare l’attenzione, questa coerenza diventa la sua cifra. Lui ha scelto di restare fuori da quel codice. Questo fa di lui un outsider Eurovision. Perché l’outsider diventa tale in base al contesto.
Sal Da Vinci all’inizio fa sorridere, poi diventa inevitabile da seguire, perché resta fermo mentre tutto il resto si muove velocemente attorno a lui.
Cenerentola, nella versione classica, non vince il ballo: si abbellisce, infrange le regole e lo attraversa. E alla fine il principe nota proprio lei, non le altre fanciulle imborghesite, ma un animo semplice che conosce il sacrificio, seppur celato da un vestito scintillante; una personalità che persevera per realizzare i propri sogni.
Allo stesso modo, Sal Da Vinci esce dall’Eurovision 2026 senza bisogno di cambiare identità, si mette solo la giacca nuova, si prende il palco, l’amore dell’Europa e un degno quinto posto. E, in mezzo a tutto ciò, del tulle tricolore ci possiamo pure dimenticare. La musica italiana non ripartirà da Sal Da Vinci, ma la sua storia assomiglia a una fiaba che, se sappiamo leggere, può insegnarci qualcosa.