Si sa, il mondo del cinema italiano snobba la tv, che è brutta e nazionalpopolare: e la tv, in cambio, gli rifila una premiazione dei David di Donatello che è quella che è. Partita al solito orario sfacciato dopo Affari Tuoi, senza costruzione dell’attesa da grande evento e condotta da Flavio Insinna. Gli Oscar di casa nostra, era la 71esima edizione, erano talmente bramati dal pubblico televisivo, che il desiderio si può quantificare con i risultati Auditel: appena 12,2% di share per Rai 1, 1milione 271mila telespettatori.
Del resto, perché stare davanti alla tv se persino il pubblico in in sala, a una certa ora, inizia ad andarsene?
Ce ne sono parecchi, di momenti che bastano da soli a raccontare questa cerimonia di premiazione dei David 71. Insinna con la statuetta sottobraccio, mentre si piega a favore di luce per leggere bene un cartellino, è l’immagine-sintesi dell’intera serata: fintamente irriverente, con la pretesa di risultare divertente finendo, al contrario, per essere inopportuna.
L’altra sono le inquadrature di Paolo Sorrentino seduto in platea, uno che avrebbe voluto volentieri starsene a casa sua: tipo Checco Zalone e Gennaro Nunziante, che sono commerciali e loro la gabella di avere il pubblico impegnato, non la devono pagare presenziando alla cerimonia. Quattordici nomination e nemmeno una statuetta: probabilmente, “la grazia” Sorrentino avrebbe voluto chiederla lui.
Come funziona il settore invece, lo spiega bene Adriano Candiago che vince il premio per la Miglior Sceneggiatura Originale per Le città di pianura e ringrazia la moglie per aver pagato l’affitto mentre lui scriveva il film.
Non sappiamo se per Flavio Insinna la serata dei David 71 sia stata la pratica da sbrigare per poter partecipare a Tale e Quale Show, quello sprecato in coppia con Cirilli; se Tale e Quale Show sia stato il prezzo da pagare per condurre una prima serata su Rai 1, o nessuna delle due: in compenso, quello che avremmo voluto sapere, è cosa dovesse scontare il pubblico, per ritrovarsi a guardare una prima serata di tal fatta. Non che fosse tutto da buttare, ovviamente: stavolta per esempio, almeno non c’erano maestranze piazzate in qualche studio secondario a ricevere il premio della vita.
Siccome poi Flavio Insinna ha uno stile di conduzione a dir poco loquace, la soluzione perfetta era affiancargli qualcuno di sobrio e misurato, per poter riequilibrare la situazione. Devono averla pensata proprio così in Rai, tant’è che eccolo là infatti, il nome perfetto: la per niente esuberante Bianca Balti.
Così, mentre Insinna mette fretta, esonda, interrompe, chiama in continuazione la collega, verso l’una di notte, ha un’idea geniale: cazziare uno dei due premiati per i Migliori Effetti Visivi VFX, perché ha chiamato Mainetti solo Gabriele. Anziché intervenire e specificarlo lui, magari a fine ringraziamento, che ci si riferiva al regista. Poi va ancora meglio ad Adriano Candiago (premio per il Miglior Casting), che non è riuscito a concludere il suo ringraziamento senza dover sentire la voce del conduttore.
Notevole anche Gianni Amelio, che riceve il David alla Carriera e, chissà perché, finisce a polemizzare con l’utilizzo del termine “carriera” perché gli sembra niente meno che una parola “da stronzi”. Si riferiva al carrierismo, ma dettagli: Insinna chiede se ci sia un David senza targa.
Per fortuna Aurora Quattrocchi, la Miglior Attrice Protagonista per Gioia Mia, vince il David a 83 anni e ci regala un momento di emozione autentica: esplode di felicità e già che c’è, se la prende con le “sale micragnose” che non se ne può più.
Infine, ospiti della serata: Arisa che voleva la leggerezza al concerto del primo maggio, Annalisa, Francesca Michielin che canta Nessun grado di separazione con le immagini dei morti che scorrono - e di nuovo la Vanoni non si merita un’immagine senza Gino Paoli -, e Tommaso Paradiso fresco di lancio di microfono sul palco. Così è, se vi pare.