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4 maggio 2026

Tommaso, ma quanti santi hai in Paradiso? Ringrazia di non chiamarti Ultimo o Pausini

  • di Grazia Sambruna Grazia Sambruna

4 maggio 2026

In concerto al PalaPartenope di Napoli, gli salta un auricolare e Tommaso Paradiso reagisce con uno scatto d'ira: scaglia il microfono verso il pubblico. Per fortuna, finisce a terra. Il video è diventato virale, suscitando grande indignazione. Non da parte dei media, però, che minimizzano il gesto e cercano di placare gli animi. Fosse successo a un qualsiasi trapper, avremmo editoriali di dura condanna contro la violenza di 'certa musica' che purtroppo impatta sui ragazzini. Per non parlare di Ultimo, da sempre bestia nera della stampa nonostante i risultati eccezionali. O Laura Pausini, ogni volta nei radar per la minima cosa. Mentre Alessandra Amoroso è stata bersagliata mesi per non aver firmato un autografo. Ora la domanda è: quanti santi ha in Paradiso il 'romantico' Tommaso? Perché non è la prima volta (anzi!) che viene coccolato di fronte ad atteggiamenti che nessun altro potrebbe, giustamente, permettersi...
Tommaso, ma quanti santi hai in Paradiso? Ringrazia di non chiamarti Ultimo o Pausini

Un tempo nemmeno troppo lontano, qualsiasi giornalista alle prime armi o già di lungo corso, riceveva incessanti inviti ai concerti dei 'TheGiornalisti'. Senza che nessuno avesse la minima idea di chi fossero costoro. È andata avanti così per anni, mentre già erano in attività cantautori del calibro di Brunori Sas (e tanti altri) che però venivano ignorati, niente passaggi su Radio Deejay, nada. Nonostante il talento, era come se non esistessero all'infuori della 'nicchia' (reale) di giovani entusiasti che andavano ai loro live nei circoli Arci - perché li seguivano, non perché 'invitati'. Poi arrivò il 2016 e uscì 'Completamente' dei TheGiornalisti. Una hit pazzesca, un successo clamoroso. Che veniva dopo anni di militanza nel cosiddetto 'indie italiano', per quanto in corsia palesemente preferenziale. Il frontman si chiamava Tommaso Paradiso e, fin dal primo momento, aveva trovato modo di rendersi simpaticissimo a tutti quanti grazie al raro superpotere della spocchia manifesta. Lui era Venditti, Verdone, l'intera decade degli anni Ottanta. Racchiusi in una singola persona. Con qualche canzone 'famosa' all'attivo, già dichiarava che a Sanremo non sarebbe andato in gara mai, no, al massimo in qualità di 'super ospite'. Embè. Sorvoliamo sulle storie Instagram in cui ascoltava, da solo, il nuovo disco della band e commentava, ogni due secondi, 'Mi fa volare'. Pareva davvero una caricatura del 'GialappaShow', non una creatura che potesse davvero esistere all'infuori di una parodia. Mai sul palco senza (svariati) gin tonic in mano, per qualche tempo, insieme al gruppo, è stato l'epicentro dell'industria discografica nostrana: feat. con Fabri Fibra, con Elisa, singoli azzeccati che potevano fregiarsi, per esempio, di Alessandro Borghi o Matilda De Angelis nel videoclip. Fino a che Paradiso ha scelto di sciogliere il gruppo, all'improvviso e in maniera brutale, per dedicarsi a una carriera solista. Carriera solista che, per quanto nessuno si sia azzardato a dirlo a chiare lettere, non è mai partita per davvero. Se la gente oggi va ancora ai suoi concerti, è per riascoltare le 'hit' del suo periodo con la band, a pochi frega della successiva produzione musicale di quest'uomo. Tranne che alle radio e alla stampa in generale, sempre pronti a passarlo e incensarlo per qualche motivo misterioso, insondabile. In concerto al PalaPartenope di Napoli lo scorso 30 aprile, Tommaso Paradiso sul palco si fa prendere da uno scatto di rabbia perché non gli funziona un auricolare: scaglia furioso il microfono in direzione del pubblico, ma per fortuna colpisce a terra (con tonfi roboanti). Un gesto fuori da ogni grazia che ha scatenato grossa indignazione sui social, diventando virale insieme all'enorme biasimo da parte di chiunque. Ancora una volta, all'infuori dei giornalisti (non la band, ndr) che ne scrivono da giorni minimazzando l'accaduto. E tirando in ballo perfino il punk e il metal pur di 'giustificare' Tommaso Paradiso. Tommaso Paradiso, eh? Quello dei tori a Pamplona, mica la buonanima di Ozzy Osbourne. Io non so quanti (altri) nemici mi farò raccontando il vero. Ma sono satura di tutto questo palese doppiopesismo che oramai manco si fa finta di nascondere tra le righe. L'avesse fatto qualsiasi altro artista, sarebbe venuto giù il cielo. Immaginate un trapper, per esempio. Fiumi di editoriali in tono di aspra condanna perché 'certa musica' (e chi la fa) ha un impatto spaventoso sui 'nostri ragazzi, i nostri giovani'. E la violenza, signora mia, è inaccetabile in questo sciagurato qui e ora. Va bene, sono d'accordo. Adesso, però, basta cazzate: è il momento di chiedersi, una volta per tutte, quanti santi abbia in Paradiso il signor Tommaso Paradiso.

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Siamo nel 2019, Tommaso Paradiso tramite storia Instagram annuncia lo scioglimento dei TheGiornalisti, lasciando di stucco i fan, ma forse pure i membri della stessa band Marco 'Rissa' Musella e Marco Primvera. Il frontman spiega che 'è giusto così'. Pure perché "ho scritto e cantato io ogni singola nota e ogni singola parola che avete sentito finora da 'Io non esisto' a 'Maradona y Pelè'". Musella, sempre via Instagram, replica a stretto giro: "Allora visto che vale tutto, io ho scritto tutto il repertorio dei Rolling Stones'. Fino a qui ripicche tra persone che non hanno più intenzione di lavorare insieme, ma poco dopo accade qualcosa di molto bizzarro: i commenti ai post della pagina Instagram della band vengono chiusi, i fan non possono esprimersi in nessuna maniera, neanche per dire addio alla loro band del cuore - che si era appena esibita al Circo Massimo, mica all'Oratorio San Biscotto di Cinisello Balsamo. 

Rissa interviene dal proprio profilo: "Purtroppo ci hanno tolto le password della pagina, non possiamo sbloccare niente, mi dispiace". Quindi liquidati così, mediaticamente in un sorso di gin tonic, senza diritto di parola, nemmeno da parte del pubblico. Qui un articolo dell'epoca, sul Fatto Quotidiano, che racconta i dettagli della bagarre. Giusto per dimostrare che non ci stiamo inventando niente, ahinoi. Può essere un buon divertissement andare a vedere, per esempio, come le testate, quelle più importanti ma non solo, commentarono tale feroce separazione. In estrema sintesi la morale fu: "Sarà ben difficile per gli altri del gruppo riuscire a trovare un frontman all'altezza di Tommaso Paradiso". E una cosa, giusta o sbagliata che sia, più viene ripetuta da ogni parte, più diventa 'vera', forma un'opinione che diventa così l'unica 'verità' possibile, un dato di fatto. Anche se magari non lo è per niente. Manco una sillaba per dire che proprio il frontman Tommaso Paradiso, a prescindere dalle motivazioni che portarono a cotanto brutale rottura, si stesse comportando pubblicamente casomai un filo da stronzo ingrato. Zero. Neanche quando lo stesso 'Rissa' fece sapere che l'amatissimo (da chi?) Tommy 'avvisò' gli altri due dello scioglimento della band "nella nostra chat comune su Whatsapp. Avrei preferito parlarne di persona". Non ve lo ricordate? Ne sono sicura. L'intera questione è stata ripresa per qualche settimana, sì, ma con una narrazione che pendeva sempre dalla parte dell'unico, insostituibile Tommy. Ma 'unico e insostibuile' perché? Per chi? Grande mistero. 

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La storia Ig di Marco 'Rissa' Musella, ex membro dei TheGiornalisti che si è ritrovato, all'improvviso, senza le password dei profili social della band

I più attenti lo sapevano già. Sapevano già che Tommaso Paradiso non fosse l'orsacchiottone abbracciatutti che le sue romantiche canzoni solevano far trasparire. Per una questione di mera giustizia, ricordiamo la pagina Facebook (allora quello era il social più in voga, ndr) 'Tommaso Paradigma'. Di eroico autore purtroppo sconosciuto, questo glorioso e molto seguito account, parodiava i toni dei brani dei The Giornalisti, palesando l'ego di Tommaso Paradiso dietro ai suoi pur dolcissimi brani 'volemose bene'. Era perfetta, non offendeva nessuno, anzi, forse riusciva a rendere il frontman dei TheGiornalisti perfino più simpatico - del resto, anche se non soprattutto a ciò servono le parodie: a smussare gli angoli di un personaggio fino a farli sembrare tutto sommato divertenti. Qui, per esempio, uno stato partorito dalla pagina satirica durante la promozione del disco 'Love' - che sarebbe stato l'ultimo della band. 

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Sia sempre gloria a 'Tommaso Paradigma', sarai eternamente ricordato

Nel 2018, 'Tommaso Paradigma' annuncia lo stop. E da lì infatti non posta (quasi) più. L'autore spiega di aver perso l'interesse e la voglia di continuare: "In più si aggiunga che questa pagina e il personaggio di cui questa pagina è la parodia hanno lentamente iniziato a fondersi, nel senso che più ogni status sembrava assurdo e inverosimile più si avvicinava tremendamente alla realtà e viceversa". Al tempo, nonostante tale dichiarazione 'ufficiale', si diceva con grande insistenza che fosse stato Tommaso Paradiso a non gradire 'Tommaso Paradigma'. E quindi a fargli chiudere i battenti. Nel caso, un errore enorme. Ma che dimostrerebbe nuovamente l'attitudine paciosa e serafica del nostro verso chi non ritiene che lui sia almeno almeno 'DYO' - e questa è una citazione: in quegli anni l'amico suo Leo Pari fece uscire un brano intitolaro 'DYARE', nel senso di essere/sentirsi l'Altissimo. Però, con la ypsilon. Santa pace, quanta pazienza ci vuole. 

Ce ne sarebbero tante da raccontare. Per esempio, la furia di Tommaso Paradiso contro il sito del Corriere della Sera (2019). In tono d'accusa molto pesante, via storia Instagram, ruggiva all'indirizzo di un giornalista della testata, presente a un suo incontro con la stampa: per lui, si era 'inventato' un'intervista dall'inizio alla fine. Ora, sappiamo che purtroppo può succedere. Come sappiamo che, giusto o sbagliato che sia, una pubblica smattata del genere contro uno dei principali quotidiani nostrani, difficilmente viene perdonata. Di sicuro, non 'dimenticata'. Dagli stessi giornalisti, in generale, che da sempre tendono a dare meno spazio a chi gli si rivolta contro. Pure perché, per questo tipo di 'incomprensioni', esiste l'ufficio stampa. Non c'è bisogno di alterarsi in pubblica piazza e puntare i piedini per fare lo spesso. 

Lo sa bene Ultimo, per esempio. A prescindere dai gusti musicali di ognuno, di fatto colleziona da anni record straordinari. Il più recente è aver battuto addirittura Vasco Rossi vendendo 250mila biglietti in sole tre ore per il suo prossimo immenso live che si terrà a Tor Vergata, il 4 luglio. Eppure, non gli vengono mai attribuiti i (giusti) meriti, sono pochissimi a scriverne senza snobismo. Se non proprio (manco troppo) malcelato schifo. Nel lontano 2019, aveva 23 anni, prese male assai la vittoria dell'allora outsider Mahmood con 'Soldi' e il suo conseguente secondo posto. Nella conferenza stampa a caldo, subito dopo la fine della kermesse, si scagliò contro i giornalisti, 'rei' di avergli votato contro, manomettendo in qualche maniera il risultato, ossia distorcendo la volontà popolare (che l'avrebbe visto trionfare). A ragione o a torto, fu arrogante - anche nei confronti di Mahmood che definì 'il ragazzo qui'. E quasi nessuno ha, ancora oggi, smesso di fargliela pagare. A distanza di oramai sette anni e nonostante i traguardi senza paragoni raggiunti dall'artista in questione. Vengono minimizzati, se non perculati o addirittura taciuti. Per lasciare posto, invece, ad altri. Tipo Tommaso Paradiso, appunto, glorificato a ogni respiro (anche se poi, nella cruda realtà dei fatti, da troppo non gode più del pubblico di un tempo, vende molto meno per non dire pochissimo. Ai live, gli rimane soltanto 'l'eredità' di quel paio d'anni d'oro coi TheGiornalisti). 

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Un post condiviso da Vasco Rossi (@vascorossi)

Intendiamoci: cotanto trattamento 'speciale' non è riservato soltanto al buon vecchio Tommy Paradise. Ce ne sono molti altri che vengono raccontati dai media come eroi del 'completamente sold out', quando invece hanno perso rilevanza quasi del tutto e da eoni. Nei casi più clamorosi, non l'hanno mai davvero avuta se non per la stampa che bombarda di informazioni puntuali e narrazioni miracolistiche su personaggi di cui, tolte quelle, non sentiremmo (manco la necessità di) parlare. Questo succede a discapito di tanti altri, magari emergenti ma anche di lunghissimo corso. Laura Pausini avrà pure un fandom di (troppi!) invasati su X che la vivono come fosse religione, ma è Laura Pausini, santo cielo. L'unica che è riuscita resistere senza inciampi in decenni di carriera, ancora una volta l'unica a essere riuscita a costruirsene una perfino a livello internazionale. Con premi e riconoscimenti che nessun'altra può vantare. Personalmente, sono quanto di più lontano possa esistere dall'adulazioni a priori (quella non è giornalismo ma altro 'mestiere', ndr) però Pausini viene raccontata davvero troppo spesso alla stregua dell'ultima delle stracciarole. Mentre colleghe altrettanto intonate ma, a livello oggettivo, con meno seguito e successo sono dipinte come sacre Madonne sempre e comunque, qualsiasi cosa facciano, dicano o petino. Anzi, ancor prima, sulla 'fiducia' (di cui Pausini, evidentemente, non gode. E chissà perché). 

Nessuno ha davvero 'dato una mano' ad Alessandra Amoroso, poi, crocefissa per mesi per aver negato un autografo a un fan: "Perché se lo faccio a te, poi devo farlo anche a tutti gli altri e adesso non ne ho il tempo". Il video divenne virale, con enorme biasimo collettivo. Senza considerare che la nostra fosse alle prove di una qualche rassegna musicale estiva e stesse per salire sul palco. Di certo non avrebbe potuto, manco volendo, fermarsi a salutare le centinaia di persone in piazza in quel momento. Davvero: non ce n'era il tempo. Eppure, i media hanno cavalcato quell'ondata di malcontento social, alimentando una pagliuzza che presto finì per essere rogo. Ancora oggi, c'è chi la considera maleducata e ingrata. Ora, non la conosciamo personalmente, ma per questo singolo episodio qui, ci pare un filo esagerato, per dirne il meno. Senza contare che sarebbe sempre buona cosa ricordare che personaggi famosi e artisti non siano (né debbano) essere a disposizione dei fan ogni minuto. Alcuni, pur animati dalle migliore intenzioni, considerano l'idolo che hanno nel cuore una sorta di 'proprietà': lo smanacciano, pretendono sorrisi e coccole, non importa se questi sia a pranzo coi parenti, in un momento insomma privato. In generale mai, ma specie quando non sta 'lavorando', non è 'vostro', bimbi. Il tuo cantante preferito, insomma, non è un Tamagotchi. Accettalo. 

Poi però, mettiamo dentro anche Madame 'rea' di un atteggiamento simile ossia non aver concesso udienza a qualche fan mentre stava mangiando al ristorante con la famiglia, vediamo Tommaso Paradiso, in un impeto di rabbia provocato da un minimo errore tecnico che può capitare sempre, scagliare un microfono nella direzione del pubblico a un suo concerto. E leggiamo che ha ragione lui. Che per non avere imprevisti, sarebbe meglio restare a casa. Che non conosciamo il punk, il metal (generi con cui il poro Tommy, davvero tocca scriverlo?!, non appartiene manco da lontanissimo). Senza contare che, per fortuna non è successo, ma poteva finire molto peggio. Per esempio con almeno un cranio sanguinante durante il live. Di certo non ciò per cui gli spettatori avevano pagato il biglietto. Non ho dubbi sul fatto che, grazie a tutte 'ste fanfare incessanti, l'ex frontman dei TheGiornalisti si senta per davvero 'DYO'. A maggior ragione, tocca ricordargli, una santa volta che però non lo è (mai stato).

E che se una cosa, tipo uno scatto di rabbia che rischia di diventare pericoloso per l'incolumità dei fan in prima fila - di sicuro lì dopo aver aspettato ore proprio per stare in prima fila - è grave, bisogna dirlo. Il doppiopesismo c'è sempre stato, ma negli anni ha soltanto condotto a minare la credibilità di una categoria di lavoratori, i giornalisti, spesse volte, al di fuori dei 'grandi nomi', precari e con le pezze al culo perché l'intero sistema dell'informazione online si struttura sullo sfruttamento. Come se non fosse abbastanza, passiamo tutti da cialtroni perché alcuni devono tenersi rapporti d'amicizia di lunghissima data e/o garantirsi inviti, selfie, tribune stampa ai concerti, immaginiamo anche ricchi premi e cotillon per il gentil servizio prestato 'coprendo' questo e anche quello, salvo provvedere poi a 'sparare' contro chi conta di meno oppure 'è trend' addosargli ogni male del mondo a fronte di una mezza uscita infelice (alle volte, nemmeno successa per davvero).

Potrà pure essere questo l'ultimo articolo che scriverò. Ma almeno chiuderò la mia fiorente attività da precaria senza DYO con qualcosa di vero. Perché mi sono rotta il cazzo, lo so sono maleducata, dell'amichettismo. E dei porelli che si bevono qualunque narrazione (im)possibile. Chi se ne approfitta, tesserino o no, non è un giornalista, ma un semplice lacché privo di spina dorsale, buonsenso, rispetto e, alla fine dei conti, dignità. Nel mio umile piccolo, una scelta l'ho fatta: crepare povera, certo, ma sempre meglio di campare da megafono che ripete soltanto cazzate e stravolge ciò che succede a seconda di come tira il vento. Alcune cose, tipo questo gesto orrendo di Tommaso Paradiso, non sono 'opinioni', ma concreta realtà e di concreta realtà ce n'è una soltanto: il vostro Tommy ha fatto una roba terrificante che non sarebbe stata 'perdonata' a nessuno, prova ne è come e quanto fin troppi siano stati crocefissi per assai meno. Però, nonostante la giusta reazione della gente di fronte a tale episodio, lo difendente e minimizzate l'accaduto perché, con ogni evidenza, 'non si può dire' altrimenti. Ma vaffanculo, Love. 

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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