Daniela Santanchè non è più ministra, le dimissioni le ha imposte Giorgia Meloni quando la poltrona era diventata incandescente. Nel repulisti generale post referendum i guai giudiziari della Santa pesavano troppo sul bilancio di un governo indebolito. Ma i procedimenti giudiziari a suo carico sono tutt'altro che archiviati, c'è Visibilia, la società editrice che fu il suo regno, ceduta ma non dimenticata, soprattutto dalla magistratura. Ieri sera Report ha aperto la puntata con un'inchiesta firmata Giorgio Mottola e Greta Orsi, il titolo non è casuale: È tutto un cinema. Un film di quelli complicati, con troppi personaggi secondari e una trama che sembra non avere né capo né coda. Salvo poi scoprire che un filo c'è. E che porta sempre allo stesso posto.
Visibilia, la società editoriale proprietaria di numerose riviste come Ciak e Novella 2000, pesa come un macigno: 7 milioni di debiti, 22 milioni di perdite accumulate. Se la società dovesse fallire, per Santanchè si aprirebbe un nuovo fronte penale — quello della bancarotta. Non è un dettaglio: è la chiave che, secondo Report, spiega la catena di passaggi di proprietà che ha caratterizzato gli ultimi anni della società. Visibilia non può affondare, e allora passa di mano. E poi ancora di mano fra tanti "santi" che di volta in volta intervengono per salvare la Santa.
La storia comincia nel 2022 con Luca Ruffino, che tenta di salvare il gruppo con un investimento di 2 milioni di euro. Poi si toglie la vita, e la partita rimane aperta. È a questo punto che entra in scena la figura attorno alla quale ruota tutta la ricostruzione di Report: Altair D'Arcangelo, imprenditore con un profilo giudiziario molto discusso — indagato, secondo quanto ricostruito dal programma, per associazione a delinquere, frode, riciclaggio e autoriciclaggio, con un sequestro da 40 milioni di euro eseguito nel 2023 e una condanna definitiva per bancarotta già nel curriculum. È lui il riferimento di Wip Finance, società anonima svizzera che il 24 dicembre 2024 avanza un'offerta da 2,7 milioni per rilevare Visibilia. Ma l'accordo salta nell'estate 2025, quando Wip Finance finisce nel mirino con l'ipotesi che fosse utilizzata per riciclare capitali di provenienza mafiosa. Prima che l'accordo naufragasse, però, sarebbero partiti dei bonifici: circa 600mila euro in favore di Santanchè a titolo di acconto su una compravendita mai perfezionata e, stando a Report, mai restituita.
Con Wip Finance fuori dai giochi serve un nuovo nome, e si presenta Giorgio Armaroli, editore bolognese attraverso la società Scripta Maneant. La Santanchè gli cede Visibilia gratuitamente, lei che quattro mesi prima chiedeva 2,7 milioni a Wip Finance. Ma per capire il perché bisogna guardare la storia di Scripta Maneant: a marzo 2024 tra i soci di maggioranza compare Virgo Holding, società che Report riconduce a D'Arcangelo. La casa editrice a inizio 2024 conta 6 milioni di debiti e 30mila euro di utile. Poi, il 28 novembre, Virgo esce e vende due proprietà societarie a Reib 2 — ennesima anonima svizzera — incassando 400mila euro: la stessa cifra che, secondo la ricostruzione del programma, grossomodo verrà poi inviata a Santanchè attraverso l'acconto di Wip Finance. Armaroli va avanti qualche mese, poi cede Visibilia per mille euro a una società californiana, Europe Restructuring Fund 78, di cui non si riesce a identificare il reale proprietario.
Ed è qui che appare il terzo potenziale salvatore. Nell'organigramma di Europe Restructuring Fund 78 compaiono Federico Bettoni e Luca Matrundola, che secondo il responsabile del family office di Monika Bacardi — ex socia del produttore cinematografico Andrea Iervolino — lavorerebbero storicamente per quest'ultimo, che sarebbe pronto ad entrare ufficialmente nella proprietà di Visibilia. Anche in questo passaggio, secondo Report, D'Arcangelo non sarebbe assente: una società a lui riconducibile, Didacologistica, avrebbe ceduto i propri 120 dipendenti a Tatatu, una società di Iervolino, che gli sarebbe subentrata in un appalto — sebbene Iervolino sostenga di aver venduto Tatatu nel giugno 2025. Tra i lavoratori c'è anche Massimo Zan, amministratore di alcune società di D'Arcangelo e fratello del parlamentare Alessandro Zan, vicino anche lui a D'Arcangelo. Proprio a Iervolino il Ministero aveva recentemente revocato 88 milioni di tax credit: circostanza che, secondo alcune delle ipotesi esplorate da Report, potrebbe spiegare un interesse a costruire rapporti con chi è vicino al governo.
Una storia di matrioske societarie, di interessi convergenti e di rapporti ambigui, ma su cui però per ora, come precisato anche da Sigfrido Ranucci: "è necessario sospendere il giudizio visto che ci sono delle indagini in corso". Nessuno degli interessati è stato condannato per i fatti descritti — e la distanza tra un'ipotesi investigativa e una sentenza è spesso abissale. Quello che però Report ha messo in fila è un percorso societario singolare: attorno a una società in perdita, che non può fallire per ragioni legate alle sorti penali della sua ex proprietaria, si è sviluppata una catena di passaggi, bonifici, holding svizzere e fondi californiani con una coerenza interna tutta da spiegare. E in ogni snodo di questa catena, chi indaga ritrova sempre lo stesso nome. Non è un santo. Si chiama Altair D'Arcangelo.