Ha giurato qualche minuto fa Gianmarco Mazzi come nuovo ministro del turismo. Un ruolo inglorioso ma importante, la responsabilità di un settore che vale oltre il 10% del PIL italiano, e soprattutto l'onere di sostituire Daniela Santanchè, una delle esponenti più chiacchierate e mediatiche del governo Meloni. La scelta di Mazzi vuole essere una svolta rispetto alla “pitonessa”. Un ministro low profile, discreto, preparato. Non un tecnico puro, certo, ma neanche un politico. La sua attività nella cosa pubblica inizia infatti solo nel 2022, quando viene eletto alla Camera con Fratelli d'Italia, per poi prendere il posto di sottosegretario alla cultura. Ha avuto varie vite Gianmarco Mazzi, la sua formazione è giuridica, si laurea infatti in Giurisprudenza nella sua città, Verona. Poi, entra nel mondo dello spettacolo. La fa da dietro le quinte, da manager, collabora con alcuni degli artisti più noti degli anni 80 e 90: i Pooh, Gianni Morandi, Lucio Dalla, Adriano Celentano. Proprio con Morandi e Mogol è tra i promotori nel 1981 della nazionale cantanti. Con Adriano Celentano, entra anche nel mondo della televisione, curando la produzione degli show del “molleggiato”.
Poi arriva il momento dei grandi show. Il Festival di Sanremo come direttore artistico, prima affiancando Tony Renis e Giorgio Panariello, poi da solo nelle edizioni 2010, 2011 e 2012 con la conduzione di Antonella Clerici e Gianni Morandi. Nel 2015 è dietro l'organizzazione della cerimonia inaugurale di Expo Milano, poi collabora con Vasco per l'iconico concerto del Modena Park, quello che fino al 5 luglio 2025 deteneva il primato mondiale del concerto con il più alto numero di spettatori paganti. Dal 2017 fino all'elezione alla Camera diventa il direttore artistico e amministratore delegato della società di gestione dell'Arena di Verona. Come sottosegretario della Cultura, è stato uno dei principali promotori per il riconoscimento del canto lirico italiano come patrimonio dell'umanità UNESCO. In queste ore viene definito un fedelissimo di Giorgia Meloni. Sicuramente è un manager pragmatico, un professionista dalla lunga esperienza nel mondo della comunicazione e dello spettacolo, avvezzo ai grandi numeri e agli eventi globali. Un profilo ibrido che, in questo momento, sembra far contenti tutti. La sfida, ora, è tutta qui: l’esperienza nello spettacolo basterà per governare un settore complesso come il turismo? E riuscirà a lasciare un segno nonostante il tempo limitato che ci separa della fine della legislatura?