“Apprezzamento per la decisione di Delmasto e Bartolozzi”, meno per quella di Daniela Santanchè. La ministra del turismo rimane al suo posto, “la Costituzione è dalla mia parte, non posso essere cacciata”, ha detto in uno scontro che da via della Scrofa è diventato pubblico. Che Giorgia Meloni e Daniela Santanchè fossero ai ferri corti lo si diceva già da tempo. La “pitonessa” è diventata fonte di imbarazzo per il Governo e per la maggioranza, in una polveriera che è esplosa con la sconfitta al referendum. Via i rami secchi per salvare il salvabile in vista delle prossime politiche. Fuori Bartolozzi, fuori anche Delmastro, fedelissimo di Giorgia Meloni. Proprio a lui si riferiva Santanchè quando nel gennaio 2025 alle pressioni interne che ne chiedevano le dimissioni rispondeva che anche Delmastro aveva dei guai giudiziari. Ora Delmastro si è fatto da parte, dopo il caso Cospito e lo sparo di Capodanno anche la Bisteccheria d'Italia, e Santanchè risponde: “Il caso che coinvolge Delmastro è molto più grave del mio. Non sono stata io a far perdere il referendum e quindi non vedo perché dovrei andarmene proprio adesso”. Si piega ma non si spezza Daniela Santanchè che nella bufera si attaccata al suo posto in via di Villa Ada 55. “Domani il ministro Santanchè sarà regolarmente in ufficio: tutti gli appuntamenti sono confermati” riporta una nota di ieri del Ministero, mentre Giorgia Meloni la invitava a seguire Delmastro e Bartolozzi fuori dalla porta. Intanto le opposizioni minacciano la quarta mozione di sfiducia, che questa volta potrebbe essere votata anche dalla maggioranza. Ma come si è arrivati a questo punto? Polemiche sul conflitto di interessi, ironie sulla campagna “Welcome to meraviglia”, ma soprattutto una serie di indagini giudiziarie. Ecco tutti i guai della ministra del turismo:
Il falso in bilancio
Il primo caso che imbarazza Santanchè e Meloni riguarda le presunte irregolarità contabili di Visibilia, la holding editoriale che controlla riviste come Ciak o Novella 2000. A partire da delle segnalazioni della Consob, la procura ha accusato la ministra di aver truccato i numeri della società per mascherare le perdite del gruppo editoriale. "Daniela Santanchè era il dominus e il bilancio era pieno di pasticci, di fatture da svalutare, c'era disordine amministrativo e molta confusione" ha detto in aula l'ex consigliere e direttore finanziario di una delle società del gruppo editoriale, Federico Celoria. Dopo la nomina al governo Santanchè ha abdicato dalle cariche di presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato, per poi cedere la società a Luca Reale Ruffino nel marzo 2023, che si suiciderà meno di sei mesi più tardi. Il caso è già arrivato a un processo che vede imputate altre 15 persone.
Le accuse di bancarotta
Alle contestazioni sui bilanci si aggiungono poi le indagini su alcune società appartenenti allo stesso gruppo, finite negli ultimi anni al centro di procedure fallimentari. Il primo riguarda Ki Group srl, fallita nel gennaio 2024, di cui la ministra è stata presidente e legale rappresentante dall’aprile 2019 fino al dicembre del 2021. Poi Bioera spa, di cui l'esponente di Fratelli d'Italia è stata presidente fino al 2021, che secondo la relazione del liquidatore avrebbe accumulato un buco di circa 8 milioni di euro. Infine la holding del gruppo Ki Group Holding spa, che avrebbe accumulato dal 2020 debiti con lo Stato e gli enti previdenziali per quasi 1,4 milioni.
La presunta “truffa Covid”
Ma il caso che più pesa politicamente è quello della presunta truffa aggravata ai danni dell'Inps durante il Covid. Secondo l'ipotesi accusatoria la ministra avrebbe chiesto e ottenuto la cassa integrazione per i suoi dipendenti tra il 2020 e il 2021. Dipendenti che però, stando a audio, chat e mail, avrebbero continuato a lavorare. La gup di Milano Tiziana Gueli ha rinviato al prossimo 14 ottobre l'udienza. Pende infatti il ricorso del Senato alla Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione con la procura di Milano riguardante l'inutilizzabilità di alcuni atti del procedimento. Uno slittamento che potrebbe favorire la prescrizione.
Una serie di guai giudiziari che, stante la presunzione di innocenza, mettono in imbarazzo un Governo che della giustizia sta facendo una bandiera. Un nuovo fronte di scontro nel momento più difficile del governo Meloni che interessa il suo stesso partito. È la fine di Daniela Santanchè?