Foschi presagi si innalzano all'orizzonte, con la guerra in Iran in sottofondo, i prezzi del carburante che continuano a salire nonostante le accise da un lato e le teorie del complotto che hanno ormai infiammato il web - fondendo notizie reali a fake news immaginarie - dall'altro. Basta unire questi tre punti, e cioè il conflitto in Medio Oriente, l'impennata del costo di benzina e diesel innescato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e il trauma ancora fresco del lockdown causa coronavirus per sventolare, come se niente fosse, lo spauracchio di un nuovo lockdown: quello energetico. Ma che storia è questa? Provate a fare un giro su Instagram. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati i reel di personaggi completamente sconosciuti, o comunque utenti privi di qualsiasi nozione elementare su energia e geopolitica, che ciarlano di un grande complotto pronto a manifestarsi sotto le sembianze di un lockdown energetico. Il ragionamento da bar è semplice: loro (inteso i poteri forti) vogliono controllarci e cambiare le nostre care abitudini. E allora quale occasione migliore delle tensioni tra Washington, Teheran e Tel Aviv per sfruttare il momento e attuare un nuovo esperimento? La realtà, grazie a Dio, è un po' più complessa.
È vero, l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha pubblicato un report nel quale elenca alcune opzioni per “alleviare la pressione dei prezzi del petrolio sui consumatori in risposta alle interruzioni delle forniture in Medio Oriente”. Ma questo non vuol dire che ci sarà un lockdown energetico. Questo ente ha semplicemente sintetizzato dieci suggerimenti per limitare i consumi in un momento critico. Si tratta per altro di suggerimenti banali, come preferire lo smart working, incentivare il trasporto pubblico, ridurre i limiti di velocità in auto, incrementare il car sharing e incoraggiare la cottura elettrica. Niente di apocalittico, insomma, ma soprattutto niente che riguardi espressamente l'Italia o l'Europa. La situazione critica, semmai, è in gran parte dell'Asia. Le riserve energetiche di nazioni dipendenti dalle importazioni di petrolio e gas dallo Stretto di Hormuz - come India, Corea del Sud, Bangladesh, Vietnam e altre - si misurano al massimo in settimane e, in un contesto di scarse risorse, alimentano ansia e speculazione. Risultato? Diversi governi hanno varato misure di risparmio energetico, inventandosi festività pubbliche, riducendo la settimana lavorativa, razionando i carburanti o chiudendo le scuole. “L'India non ha annunciato misure così drastiche, sebbene la sola probabilità di un lockdown simile a quello del Covid stia facendo rabbrividire tutti”, ha scritto espressamente The Indian Express.
E l'Italia? Non è il terzo consumatore di petrolio greggio del pianeta come l'India, ma anche il nostro Paese sta subendo lo scotto della crisi geoenergetica in corso. Siamo solo alla quarta settimana di guerra, ma i prezzi del petrolio sono già aumentati di oltre il 40% dall'inizio del conflitto, il 28 febbraio, raggiungendo i livelli più alti dal 2022. Ma fino a dove potrebbero arrivare? Impossibile dirlo viste le troppe variabili in campo. In diverse province italiane, in ogni caso, fuori da alcuni distributori sono apparsi cartelli “benzina e diesel esauriti”, alimentando i soliti timori. Niente panico: il fenomeno è legato all’aumento del prezzo del petrolio e a una forte domanda nei distributori più economici. Il taglio temporaneo delle accise deciso dal governo Meloni ha infatti avuto effetti limitati e non uniformi, con molti impianti che non hanno ridotto i prezzi. Non si tratta quindi di una carenza generale: le scorte ci sono, ma si verificano esaurimenti temporanei in attesa di nuove forniture. Da qui a parlare di lockdown energetico la distanza è enorme...