Purtroppo siamo così stupidi e stanchi, stanchi e stupidi in egual misura. Leggiamo stancamente post ottimizzati per i social e parliamo stupidamente solo di questi contenuti. Lo facciamo nei termini e nei limiti imposti dall’algoritmo, interiorizzando la paura, il rage bait e, ovviamente, la voglia di insultare. Non ne usciamo. Siamo tutti, ma proprio tutti, anche chi scrive, anche chi crede di non esserlo, stupidi e stanchi, stanchi e stupidi in egual misura. Lo dimostra il voto referendario, che è stato accolto con la coda tra le gambe dalla maggioranza, con una premier che ora, dopo mesi in cui si erano accumulate un po’ di schifezze, prova a ripulire la classe dirigente italiana, almeno da parte sua, e che è stato festeggiato dai magistrati in quegli stessi palazzi che dovrebbero essere simbolo di neutralità e terzietà. Terzietà che è stata intesa, in quest’ultimo periodo, solo rispetto alla politica, ma rispetto alle vittime del sistema giudiziario? La magistratura deve essere autonoma e indipendente rispetto all’esecutivo e al legislativo, ma che dire delle vittime? Deve, la giustizia, evitare i legami di parentela, le amicizie, tra giudici e pm favorendo così un’equa distribuzione delle forze in un processo, con avvocati e magistrati requirenti posti nelle stesse condizioni di fronte all’uomo sul bench? A proposito di vittime, cerchiamo di interpretare il comunicato pubblicato dall’Associazione Nazionale Magistrati, uno dei sindacati più potenti d’Italia, a seguito della vittoria nettissima del No. Ricordiamo cosa dicevano i sostenitori del Sì: la magistratura, soprattutto per via del correntismo e dell’impunità garantita dai legami tra i membri del Csm e i magistrati che eleggono questi stessi membri, è politicizzata. È, anzi, invadente, così come avveniva prima della riforma Vassalli, a fine anni Ottanta, quando si diede indicazione affinché la giustizia divenisse più simile a quella degli altri Paesi europei. La magistratura ha un posto d’onore nella mente e nei cuori degli italiani, tant’è che con questo referendum hanno vinto le istanze dell’unica casta irriformabile d’Italia (l’unica per cui i cittadini si ritrovano e fanno girotondi intorno ai palazzi del potere). Vale la pena ricordare cosa scriveva, in un paio di articoli del 1984, Indro Montanelli, a proposito dello strapotere pervasivo della magistratura (un potere di cui tanti magistrati del No hanno nostalgia, come dimostrano le parole di Woodcock a proposito degli errori commessi quando si scelse di eliminare la figura del pretore).
“Il primo di questi moventi [che portano all’invasione di campo della magistratura in politica, ndr] è il protagonismo. Ormai per certi magistrati la toga è diventata ciò che per Wanda Osiris erano le scale, il virus dell’esibizionismo li ha contagiati. Vogliono la fotografia sul giornale”. Nello stesso articolo, nella parte finale, aggiunge: “Il problema vero è quello di una magistratura che ormai minaccia di invadere come una metastasi tutta la vita civile. L’intoccabilità della toga ci va bene. Purché la toga non diventi la copertura di un pugno di ‘padrini’, che a differenza di quelli siciliani, avrebbero dalla loro anche i carabinieri”. Parlando dei magistrati che facevano politica, e la facevano già al tempo, Montanelli scriveva: “l’invadenza del giudice in campi che non gli competono è sotto gli occhi di tutti. Dicono che egli non fa che occupare i vuoti lasciati da uno Stato latitante e allo sfascio. Ma questa è al massimo una spiegazione, non una giustificazione. Perché la magistratura non ha diritto di occupare nulla in nessun caso. Per richiamare il legislatore ai suoi compiti e al suo dovere, essa ha mille modi meno uno: quello di usurparne la funzione. Ed è invece questo ciò a cui stiamo assistendo, i casi non si contano più”. E aggiunge: “Quello che stanno facendo certi magistrati è un golpe, e molto più insidioso, perché invece della spada e del manganello brandiscono la Legge”.
Di questo parlavano i sostenitori del Sì. Di un potere che ha caratura politica, che possiede, cioè, gli attributi del potere politico, di un potere che non media, attraverso la Legge, ma che, attraverso la Legge, amplifica il proprio raggio di azione, senza alcun mandato popolare. Arriviamo allora al comunicato dell’Anm: “Oggi è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutte le cittadine e i cittadini. Questo risultato tuttavia non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. […] I cittadini hanno democraticamente confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre indicazioni sui problemi reali della giustizia. […] La relazione con la società civile ha arricchito la magistratura e sapremo trovare gli strumenti perché questa ricchezza sia condivisa e vada a beneficio di tutto il Paese”. Quello che leggiamo è gravissimo e non troppo lontano da ciò che già descriveva Montanelli. Il modo, in Italia, in cui un potere può “intromettersi” dove non gli compete, è proprio la legittimazione popolare. Questo potere, che passa dal consenso, è per sua natura politico. Non è un caso che l’Anm scriva: Questo risultato non è un punto i arrivo, ma di partenza”. Verso cosa? “I cittadini hanno democraticamente confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre indicazioni”. Dunque è in questa forma che la magistratura deve ottenere alla volontà popolare, cioè nella forma del consenso elettorale? Questo non è il modo in cui il Parlamento, cioè il legislativo, dovrebbe declinare il precetto democratico della “volontà popolare”? Può la magistratura voler “trovare gli strumenti perché questa ricchezza [la relazione con la società civile, cdr] sia condivisa e vada a beneficio di tutto il Paese”? E cioè: può la magistratura parlare da partito? Perché è quello che fa, senza dubbio, pur dichiarando di non essere partito. Non suona barbaro immaginare una giustizia che, dopo aver rifiutato di confrontarsi con la politica, che è il potere attraverso cui passa l’espressione popolare secondo Costituzione, cerca sponde direttamente nel popolo? Che parli con affezionata fedeltà alla società civile scavalcando chi è espressione di quella stessa società? Che, per intenderci, parli ai bambini invece che ai genitori?