Forse la campagna elettorale più feroce e polarizzante degli ultimi anni un merito ce l'ha avuto: portare gli italiani alle urne. Una propaganda referendaria populista, a tratti mistificatoria, ma che ha coinvolto gli italiani come non si vedeva da tanto, anche su un tema delicato e specializzato come quello della giustizia. Alle 23 di ieri l'affluenza si attestava sul 46,7%, molto più alta del previsto e più alta anche di tutti gli altri referendum spalmati su due giorni. Secondo i sondaggisti con i voti di questa mattina sarà possibile avvicinarsi a quota 60%, quasi il 63,9% raggiunto alle scorse politiche. Un'affluenza altissima raggiunta grazie all'effetto polarizzante del quesito, alle tifoseria creatisi. Anche paradossalmente all'assenza di un quorum da raggiungere. Il vincitore prende tutto, e allora è necessario contrastare l'ondata avversaria. Ma cosa comporta un'affluenza così elevata? Quale schieramento è favorito? Ecco gli scenari:
Sì, la profezia dei sondaggisti
Alla vigilia del referendum era opinione praticamente unanime tra i sondaggisti che un'affluenza più alta avrebbe favorito il fronte del Sì. Un sondaggio di YouTrend per SkyTg24 con l'affluenza al 46,5% dava il No come vincente: 51,1% contro 48,9%. Al contrario con l'affluenza al 58,5% il Sì sarebbe passato 52,6% contro 47,4%. L'affluenza finale di questa tornata dovrebbe proprio attestarsi su quest'ultimo dato. Il vantaggio del Sì con la maggiore affluenza è dato ovviamente dalla maggioranza dei voti detenuta dal centrodestra. Se Meloni e i suoi alleati fossero riusciti a mobilitare per il Sì tutto il loro elettorato avrebbero probabilmente la maggioranza dei voti. Senza contare che il Sì è sostenuto anche da alcuni pezzi di opposizione: Calenda, +Europa, i Radicali e parte del Pd e di Italia Viva.
Al referendum dello scorso giugno poi, quello su JobsAct e cittadinanza, alle 23 l'affluenza si attestava intorno al 22,7%. Considerando che la scelta del centrodestra in quel caso fu di disertare le votazioni si può dedurre che la differenza di elettori rispetto a quella tornata potrebbe essere proprio data dagli elettori di Giorgia Meloni e dell'area di centrodestra.
No, la mobilitazione contro il Governo
E se la chiamata verso le urne fosse data da una massiccia mobilitazione contro il Governo Meloni? Del resto, la regione con più elettori al voto alle 23 era l'Emilia Romagna (seguita però da Lombardia e Veneto), storicamente in mano alla sinistra. Anche a Roma l'affluenza più alta è stata registrata nel II municipio (quartieri Parioli, Trieste, Salario) con il 59,41%, seguito dal Centro storico con il 54,46%, tutti quartieri dove alle scorse comunali Gualtieri stravinse sul candidato del centrodestra Michetti.
L'impennata dell'affluenza potrebbe essere dovuta quindi a coloro che alle scorse elezioni non avevano votato, o perché troppo giovani, o perché astenuti. Un segnale importante dall'elettorato deluso che potrebbe essere tornato al voto come argine al Governo.
Ma la verità è che l’errore più frequente in queste ore è leggere il referendum con le lenti tradizionali del bipolarismo, che però spiegano sempre meno il comportamento elettorale. Identificare Sì e No con destra e sinistra è sbagliato, soprattutto in una riforma come quella della giustizia, trasversale alle parti politiche.
Intanto su Polymarket, il principale “mercato delle previsioni”, dopo una flessione verso il pomeriggio di ieri ora il Sì stravince sul No con una percentuale che supera il 60%. La buona notizia rimane il dato dell'affluenza. Secondo Salvatore Vassallo, politologo che dirige l’Istituto Cattaneo, “una tale misura si raggiunge solo quando i motori si accendono in entrambi i campi”. Una campagna elettorale che, nelle sue storture evidenti, è stata capace di stimolare la partecipazione popolare, resta da vedere in quale senso.