Eravamo abituati a pensare che il presidente degli Stati Uniti fosse la persona più potente del mondo. Poi ci hanno detto che in realtà non è proprio così, perché ogni inquilino della Casa Bianca non può fare letteralmente il caz*o che vuole tanto che, per restare a galla, deve scendere a patti con chi lavora dietro le quinte del Paese: il classico Deep State che esalta complottisti e complottari, formato da agenzie, enti e lobby varie. Oggi siamo arrivati al terzo stadio della democrazia a Stelle e Strisce. Donald Trump ha di fatto commissionato Repubblicani e Democratici, i due grandi partiti del Paese, e mandato al diavolo ogni altro centro di potere. Quindi comanda il tycoon? In una prima fase della sua seconda presidenza c'era l'impressione che fosse effettivamente così. Poi è cambiato qualcosa. Una cerchia di persone ha iniziato a lavorare sul suo ego, sul suo narcisismo e pure, diciamolo, sulla sua inesperienza politica. Il risultato è che oggi, in America, esiste un gruppetto di persone che utilizza Trump per i propri fini personali. Se è faticoso trovare una logica nello scoppio della guerra in Iran, nella decapitazione di Nicolas Maduro in Venezuela, nello strappo con la Nato e l'Unione europea, dare un'occhiata a chi c'è in questa cerchia può aiutare a comprendere meglio la situazione.
Il primo nome che balza agli onori delle cronache è Marco Rubio. Il suo ruolo: Segretario di Stato degli Usa, quindi una specie di ministro degli Esteri, e pure consigliere per la Sicurezza Nazionale. È sempre stato un super falco, cioè un fautore di una politica estera aggressiva e militarista. Anzi: per la cronaca è un falco della destra statunitense più tradizionalista, è stato radicale dei Tea Party ai tempi di Barack Obama e pure interventista e favorevole ai conflitti passati avallati dai neocon di Bush. L'approccio di Rubio agli affari internazionali incarna la mentalità del “vogliamo prenderci tutto a qualunque costo” (e tanti saluti al bilancio e alle politiche fiscali). La sua soluzione a ogni problema è quella di affrontare un Paese straniero nel modo più aggressivo possibile senza considerare compromessi. Una decina di anni fa, quando lottava contro Trump per la presidenza del Paese, aveva promesso in caso di vittoria di annullare l'accordo sul nucleare con l'Iran, di schierare più truppe americane in Siria e Iraq per combattere l'Isis, di attaccare navi e aerei diretti in Corea del Nord sospettati di rafforzare i programmi nucleari e missilistici di Pyongyang, di attuare misure dure contro Cina e Russia, nonché di riprendersi l'America Latina e attuare una lotta senza quartiere contro l'immigrazione.
Ecco, c'è chi dice che sia stato Rubio a convincere Trump a decapitare il Venezuela e che sia sempre il Segretario di Stato a volere la caduta della Cuba castrista. La guerra contro l'Iran ha trovato sicuramente il suo assenso ma quel dossier sarà sicuramente passato indirettamente anche per le mani di Jared Kushner. Il genero di Trump, nato in una famiglia ebraica ortodossa del New Jersey, è vicino a Benjamin Netanyahu. Il tycoon gli ha assegnato un compito molto importante: quello di occuparsi della vicenda diplomatica relativa alla guerra tra Israele e Hamas. L'obiettivo di Kushner è apparso chiaro fin da subito: trasformare la Striscia di Gaza in una specie di resort. Quest'uomo, insieme all'inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, era incaricato di portare avanti i negoziati con l'Iran. Missione evidentemente fallita. I due, tra l'altro, sono stati descritti da alcuni funzionari del Golfo come “agenti israeliani che hanno cospirato per costringere il presidente degli Stati Uniti a entrare in una guerra dalla quale ora è disperato di tirarsi fuori”. Merita infine menzione Peter Thiel, vecchio genio-magnate della Silicon Valley, fondatore di PayPal e Palantir, un'azienda specializzata in software di analisi dei Big Data e intelligenza artificiale, e con legami storici con l'intelligence Usa. Thiel considera Trump come baluardo contro il pensiero woke, lo ha finanziato in campagna elettorale e sostenuto, e lo ritiene l'unico in grado di salvare il mondo dall'Anticristo (anche se per qualcuno è proprio lui l'Anticristo). A proposito: di recente ha portato il suo ciclo di conferenze... sull'Anticristo a Roma. Intanto la guerra in Iran continua e il presidente statunitense, circondato da affaristi, falchi e teologi, dà l'impressione di non saper più che cosa fare.