Quanto ci si mette, da via Arenula, a raggiungere la Bisteccheria d’Italia, il ristorante gestito dalla figlia del prestanome dei Senese? Più o meno una mezz’ora di macchina, quando non c’è traffico. E a Roma, ad ora di pranzo, traffico c’è n’è abbastanza. Son più di sette chilometri dal ministero di Grazia e Giustizia che è esattamente ad un tiro di schioppo da Trastevere, che di ristorantini carini ne ha così tanti. Poi vabbé uno sarà libero di andare dove vuole a mangiare no? Ma certo, e pure il sottosegretario Delmastro in compagnia del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi sono stati liberi di scegliere Bisteccheria d’Italia, che sta al 452 della lunga via Tuscolana, fra le più sature di automobili quando c’è traffico. Auto blu, sirene spianate, corsie preferenziali e un po’ di intelligenza del guidatore nel tempismo con cui approcciare i semafori, e tutta la ciurma in meno di mezz’ora è attovagliata.
In una foto Andrea Delmastro è in piedi spensierato, con una sigaretta in bocca. Seduta di fronte a lui Giusy Bartolozzi, come rivela il Fatto Quotidiano, insieme con tutto “il cerchio magico del sottosegretario che ha la delega al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria”. Prezzi convenienti, qualche trattamento di favore per il socio e i suoi sodali e colleghi? E chi lo sa, nessuno di loro è attualmente indagato a proposito di questa storia, dunque ci facciamo solo delle legittime domande, dato che questa storia è destinata ad ingigantirsi e allargarsi alla grande prima di tutto da un punto di vista mediatico e certamente politico. Tra l’altro se fosse una questione di risparmio che male ci sarebbe? Un’esercente come Miriam Caroccia, al di là di tutto il torbidume che riguarda la sua famiglia, sarà libera di fare sconti a chi gli pare no? Comunque è un pasticcio fin troppo grosso questo. Una danno d’immagine molto grave. Per il momento, almeno ufficialmente, Fratelli d’Italia difende Delmastro contro chi invoca le sue dimissioni. Su Bartolozzi nessuno ancora si è pronunciato, però c’è da dire che pure lei, dall’iscrizione nel registro degli indagati per il caso Almasri (non c’è ancora un rinvio a giudizio nei suoi confronti) allo scivolone sul “plotone di esecuzione” per quanto riguarda la magistratura, rischia la poltrona, essendo la diretta superiore di Delmastro. Quando si sarà chiusa finalmente la partita del referendum avremo tutti le idee più chiare a proposito di questa storia.
Delmastro ha dichiarato di non sapere niente delle ombre che aleggiavano sulla società biellese “Le 5 Forchette Srl” in cui andava ad investire per diventarne socio addirittura al 25%. Ha dichiarato di aver rinunciato alla quota appena lo ha scoperto. Il sottosegretario al ministero della Giustizia, ad ogni modo è spesso in contatto, per la natura del suo incarico, con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ma pure con le Procure Distrettuali Antimafia, la Direzione Investigativa Antimafia e infine con le Forze dell’ordine dunque, è grave che non sapesse di che si trattasse. Il 5% poi a: Elena Chiorino, niente di meno che vicepresidente della Regione Piemonte; Davide Zappalà, consigliere regionale di Fdi e il 10% a Donatella Pelle, l’unica a non avere ruoli istituzionali. Il restante 50% a Miriam Caroccia, la figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni aggravata dalla normativa antimafia. Né Delmastro, né Bartolozzi sono indagati a proposito di questa vicenda, lo ripetiamo onde evitare fraintendimenti, è solo un po' scomodo andarsi a infilare nel traffico della tuscolana ad ora di pranzo.