Un boccone amaro quello servito al Sottosegretario di Stato alla Giustizia Andrea Delmastro e a Giorgia Meloni a pochi giorni dal voto per il referendum sulla giustizia. Il boccone di una bistecca avariata e inquinata, dai rapporti poco chiari fra il deputato di Fratelli d'Italia e un esponente della malavita romana. Parliamo dello scoop lanciato ieri dal Fatto Quotidiano che ha scosso la maggioranza. Secondo il giornale diretto da Marco Travaglio infatti, l'esponente meloniano avrebbe detenuto fino a poco tempo fa una quota del 25% di una srl, “Le 5 Forchette Srl”, in comproprietà con Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, imprenditore romano legato al clan camorristico dei Senese, condannato a 4 anni per intestazione fittizia aggravata dall’agevolazione mafiosa.
Il ristorante di Delmastro
Una bisteccheria sulla via Tuscolana al centro di tutto. La “Bisteccheria d'Italia”, prima “Da Baffo”, aperta dalla società del sottosegretario nell'aprile del 2025. Ma con chi fa affari Andrea Delmastro? Avvocato biellese, fedelissimo di Giorgia Meloni e ras di Fratelli d'Italia in Piemonte, parlamentare dal 2018 e dal 2022 sottosegretario al Ministero della Giustizia, sarebbe socio fondatore della “Le 5 Forchette Srl”. Costituita a Biella il 16 dicembre del 2024, la sede legale dell’impresa coincide con lo studio del commercialista Amedeo Paraggio, assessore in quota FdI. La società avrebbe fra i soci fondatori altri esponenti della fiamma piemontese: la vicepresidente della Regione Elena Chiorino, il consigliere regionale Davide Zappalà, l’assessore comunale Cristiano Franceschini e Donatella Pelle, l'unica fra questi non iscritta al partito di Giorgia Meloni. Oltre a loro c'è poi Miriam Caroccia, figlia di Mauro attualmente detenuto, e all'epoca della costituzione della società appena diciottenne. Mauro Caroccia da anni apre e chiude ristoranti in giro per Roma, e secondo le sentenze proprio attraverso società e attività di ristorazione schermava e ripuliva capitali riconducibili al clan Senese, organizzazione camorristica fortemente radicata nella Capitale.
Al momento della costituzione Caroccia era stato assolto dalla Corte d'Appello di Roma dall'accusa di associazione mafiosa. Ma poi dopo che la Cassazione ha annullato la sentenza le quote in mano a Delmastro e soci hanno iniziato pian piano a dileguarsi. Prima il sottosegretario vende il suo 25% a sé stesso, o meglio a una società immobiliare di sua proprietà, la G&G. Poi dopo il secondo processo di Appello e la conferma della Cassazione la G&G e gli altri soci vendono le proprie quote a Miriam Caroccia che diventa unica proprietaria della “5 Forchette”.
La difesa
Lo scudiero di Giorgia Meloni si è subito difeso: “La mia storia antimafia è chiara ed evidente” ha detto a margine della festa della Polizia Penitenziaria a Napoli. “Il mio livello di scorta non nasce per altri motivi se non per la mia battaglia contro la mafia", e poi sulla vicenda: "si parla di una società con una ragazza non imputata e non indagata, che si scopre essere 'la figlia di'” sottolinea affermando di essersi allontanato dalla società non appena venuto a conoscenza delle circostanze relative agli altri soci. “E l'ho fatto per il rigore etico e morale che mi contraddistingue”. Certo, se al momento il dato giudiziario è povero, rimane il dato politico. È possibile che il sottosegretario alla Giustizia non fosse a conoscenza dell'entità delle persone con cui costituiva società? È credibile che lui pensasse di fare affari con una ragazzina di diciotto anni? Se anche fosse vero quelli che lo hanno trascinato in questa storia gli hanno sicuramente giocato un brutto scherzo. Le opposizioni intanto chiedono all'Antimafia di approfondire, e a pochi giorni dal voto per Giorgia Meloni arriva un'altra rogna.