Ma perché quella che in questi giorni viene definita sui giornali come un'impiegata di Biella apre una bracieria nel quadrante est di Roma? Lo fa insieme a quattro esponenti di Fratelli d'Italia e a una diciottenne romana figlia di un indagato, poi condannato, per intestazione fittizia aggravata dall’agevolazione mafiosa. A prima vista, “La Bisteccheria d’Italia” sembra solo un locale come tanti, ma la sua compagine societaria racconta un intreccio curioso di politica, affari e legami personali. Parliamo della “Le 5 forchette srl”, nata a Biella il 16 dicembre del 2024 ma dallo spiccato accento romano visto che l'unica attività aperta è stata “La Bisteccheria d'Italia” sulla via Tuscolana nell'aprile del 2025. Cinque forchette, sei soci: la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino, il consigliere regionale Davide Zappalà, l’assessore comunale di Biella Cristiano Franceschini – tutti al 5% - poi il sottosegretario alla giustizia Delmastro al 25%, Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia vicino al clan Senese con il 50% e infine Donatella Pelle, socia al 10%.
L'unica della delegazione biellese a non ricoprire cariche politiche è Donatella Pelle. È la persona a cui il 27 febbraio Delmastro passa il suo 25%, che prima fa però un passaggio in un'altra società immobiliare di cui il deputato è l'unico proprietario, la G&G Srl. Passano pochi giorni e il 5 marzo la scena cambia di nuovo: tutti i soci, compresa Pelle, cedono le loro quote. In un lampo, la proprietà finisce tutta nelle mani di Miriam Caroccia, ormai ventenne. Da sei forchette a una sola, la società cambia volto in pochissimo tempo. Dietro le quinte, il legame fra Pelle, Delmastro e la politica locale passa però dal marito di lei, l’avvocato Domenico Monteleone
Calabrese nato a Locri ma trapiantato da anni nel biellese, è un avvocato cassazionista conosciuto in tutto il Piemonte. Gestisce quattro studi legali fra Torino, Biella, Vercelli e Novara ed è uno specialista in fallimenti e procedure esecutive e concorsuali. Monteleone viene inoltre ritenuto vicino a Fratelli d'Italia e al delegato della fiamma nel biellese Delmastro. Con la moglie Donatella Pelle era già finito sui giornali durante il Covid per un fattaccio relativo ai vaccini. Sono i giorni delle prime dosi di Pfizer, della psicosi e della corsa al vaccino e, secondo la procura, Monteleone, Pelle e altre 22 persone si sarebbero vaccinati in anticipo grazie a delle dosi riservate ai sanitari in contatto con gli anziani nelle case di riposo. Monteleone e Pelle in particolare, si sarebbero vaccinati in una casa di riposo gestita dalla cooperativa più importante del territorio, la Anteo. La questione si è conclusa con un non luogo a procedere, ma dai documenti emerge un legame professionale continuativo tra i coniugi Monteleone e la cooperativa Anteo.
Monteleone era infatti all'epoca parte dell'organo di vigilanza delle cooperativa, ha poi gestito per conto della società una serie di acquisizioni. Quella del centro sportivo Alba Marina di Valdengo, acquistato all'asta con un'operazione da 370 mila euro più 140 mila per l’adiacente laghetto, a fronte di una perizia iniziale di circa 4 milioni di euro.
Sempre la coppia Anteo-Monteleone ha messo la firma nel 2019 sull'acquisizione dell'ex Lanificio Rivetti, un enorme immobile abbandonato a Biella. Acquistato da una cordata di imprenditori per mezzo milione di euro finiti nelle casse comunali, la gestione era stata affidata alla Bee srl, società la cui unica amministratrice era proprio Donatella Pelle. Intanto sono passati sette anni e il relitto dell'ex fabbrica è ancora lì su via Carso. Oggi la proprietà dell'ex Rivetti è passata, per un cifra che non è nota, alla società Slim di proprietà della famiglia Peretti che si occuperà della riqualificazione dell'immobile.
Società e soci, vendite e acquisizioni per i coniugi che giocano a Monopoly con gli immobili falliti. Al momento, è bene dirlo, non c'è alcuna contestazione penale nei confronti di Donatella Pelle o del marito Domenico Monteleone. Dallo scoop del Fatto Quotidiano emerge però un ulteriore elemento, la vicinanza dei due alla parte politica che governa il comune di Biella e la Regione. C'è poi il dato di fatto: una società nata a Biella, partecipata da esponenti politici di primo piano, passata nel giro di poche settimane nelle mani di una sola socia legata a un contesto familiare già finito sotto la lente della magistratura. Un intreccio di rapporti personali, professionali e politici che, pur non configurando responsabilità accertate, disegna un quadro che, almeno per tempi e modalità, continua a sollevare più di una perplessità.