Non ho visto l'intervista di Giorgia Meloni al 'Pulp Podcast'. Perché non mi interessa la propaganda. E, per quel che vale, nemmeno farne parte. In nessun modo. Penso che, in questi tempi sciagurati, scegliere di 'non seguire', possa essere forse l'unico modo per esercitare la propria libertà. E, in questo caso, il dissenso. Però di mestiere scrivo. Sì, scrivo di spettacolo e costume quindi televisione, gossip, musica, intrattenimento. Mi occupo anche di podcast, se ritengo. Non so se avete presente il caso deflagrato con Vincenzo Schettini da Gazzoli. Esatto, 'colpa' mia. Perché guardo tutto, vedo, riporto, commento. Anche ciò di cui nessuno si era accorto - l'intervista al BSMT del Prof de 'La Fisica che ci piace' era online già da tre settimane quando l'ho recuperata e ho pubblicato le sue sparate su scuola e 'costrizione' degli allievi a piazzargli il follow su YouTube. Quindi mi reputo e sono piuttosto attenta. E attentamente ho scelto, lo ripeto, di non guardare l'intervista di Giorgia Meloni a Pulp. Una 'intervista' in cui la Premier ha parlato per il 77 % del tempo, nonostante ci fossero ben due host nella posizione di poter interrompere il solito monologo con una prima e pure una seconda domanda, magari perfino una terza. Non è successo, non sono stupita: era ciò che mi aspettavo. E che mi ha portato a evitare la puntata. È successo, poi, che io fossi ospite alla diretta 'Non è la Tv' di Fanpage. E che si è collegato Marra per una chiacchiera. Gli altri due lì con me, Gennaro Duello e Andrea Parrella, si erano guardati la meloniana pulpata e hanno posto a Davide domande nel merito dei contenuti ("Ma quel blooper sull'orologio?", "Ti sei emozionato vedendola?" e via chiedendo). Io ho dichiarato di non averla vista, per i motivi di cui sopra. La mia funzione lì era di analizzare le conseguenze social della puntata: non era e non è possibile aprire un qualsiasi social senza ritrovarsi davanti la faccia della Giorgessa, insieme a Federico Lucia e al sodale suo. Approfondimenti sulle luci in studio, sull'orologio che Fedez portava al polso, interi editoriali per descrivere, entusiasti o imbufaliti, 40 minuti di, appunto, monologo meloniano. Chi lo descrive diversamente sta solo pregando Fedez di trovargli un impiego. Ne ho già visti tanti altri, non avevo bisogno di scodellarmi l'ennesimo. Pubblicare un contenuto del genere a tre giorni dal Referendum, comunque, è propaganda. E se dai in mano al Presidente del Consiglio il podcast più seguito d'Italia, seguito soprattutto da gente che di te si fida come fossi religione, ti rendi parte di questa propaganda. E quindi, per me, fai una porcata. Non posso né voglio batterti le mani. Non ci rimanere male, dai.
Davide Marra racconta a 'Non è la Tv' che c'è stato un problema di 'tempi': Meloni avrebbe accettato all'improvviso, con scarsissimo preavviso. Quando lui e Fedez stavano ancora a Sanremo (o erano appena rincasati dal Festival). La Premier si sarebbe resa disponibile per 40 minuti appena, offrendo poi gentilmente e in loco 15 minuti extra per la chiacchiera. Quindi, se ciò fosse vero, questi due hanno pensato bene di intervistare la Presidente del Consiglio alle sue condizioni, ovverosia senza potersi preparare per bene all'incontro, accettando la prospettiva di non avere spazio per approfondire alcunché. Sempre a tre giorni dal referendum. "Perché non avrebbe avuto senso farla dopo", sostiene Marra. Certo, perché un capo di Stato non ha nulla da dire durante tutto il resto dell'anno, solo in campagna referendaria si esprime. Poi va in letargo come gli orsi, nella sua grotta, e chi la sente più. Specie in una situazione geopolitica serena come quella in cui viviamo. Quando in trasmissione chiedo a Marra: "Ma credi veramente in quello che stai dicendo o ci stai prendendo in giro?" intendevo anche questo. E speravo di cuore mi avrebbe risposto con la seconda ipotesi. Invece no, lui dice che ci crede davvero. Ok.
Marra cerca di far passare Giorgia Meloni come un qualsiasi cantante, personaggio pubblico, che ne so, concorrente di reality: è solo una questione di 'timing', viene quando può, incastriamo le agende e via, pure se tiene solo 40 minuti liberi, va bene lo stesso, tanto deve smarchettare il disco, il programma tv, il film, la friggitrice ad aria e siamo a posto. No, in questo caso non siamo a posto perché il Presidente del Consiglio non è una influencer qualunque. E ci sono dei momenti dell'anno in cui lo è ancora meno. Per esempio, quelli delle campagne elettorali (e/o referendarie).
Pur non avendo visto l'intervista, per libera nonché motivata scelta personale e lo ripeto, ne ho ben osservato le conseguenze sui social: Meloni ovunque, dibattiti, approfondimenti, meme, la 'gag' col microfono fatto spostare da chi le cura la comunicazione perché le impallava il viso - tra l'altro, contenuto più virale e apprezzato di tutta la puntata, immagino lo spessore degli altri. E il fatto che Meloni spunterà fuori appunto 'ovunque' non appena si apre qualsiasi social è qualcosa di largamente prevedibile, ancora prima di invitarla e di assoggettarsi alle sue condizioni. Sue condizioni che, per altro, sono sempre le stesse: nella diretta di iersera ho assistito a lunghi dibattiti sulla possibilità che YouTube, e nello specifico Pulp Podcast ovvio, finirà per sostituire i talk politici televisivi. Un interrogativo piuttosto bizzarro, a mio modo di vedere, visto che Meloni da Fedez è andata a fare ciò che fa a 'Porta a Porta' da Bruno Vespa, in qualsiasi contenitore Mediaset, tipo Rete 4. Se non ritiene di essere 'tra amici', insomma, Meloni non rischia, non si muove.
E poi si porta a casa tantissimi complimenti per quanto lei e il suo team siano draghi della comunicazione. Certamente lo sono, ma senza concorrenza è fin troppo facile risultarlo. Mentre la Sinistra dorme o si occupa di questioni infinitesimali, di nullo interesse trasversale, Meloni riesce a monopolizzare l'attenzione del Paese su un referendum a tema distantissimo dalla nostra realtà quotidiana, dai problemi che viviamo ogni giorno, per dirla spiccia. Eppure, almeno sui social, tsunami di persone ci si infiammano sopra a furia di aggiornamenti sulla famiglia del bosco (non ho mai scritto una riga a riguardo, ndr), perfino e purtroppo Garlasco (idem, ndr) e il terribile scenario per cui, votando no, ci ritroveremo invasi da stupratori pedofili corsarsi con un pappagallo cannibale sulla spalla sinistra. Ninna nanna, ninna aò. Disciamo.
Non mi aspettavo niente da Fedez e Marra, sbagliava chi invece li immaginava novelli Indro Montanelli. Fa ridere perfino doverlo scrivere. Non sono giornalisti, non sono intellettuali, sono due che conducono un podcast di intrattenimento su YouTube. Che sanno di essere molto seguiti e venerati da un pubblico, anche se non soprattutto giovane, e che hanno scelto di regalarlo a Giorgia Meloni a tre giorni dal referendum. Non poteva esserci assist migliore, pure senza buttar via 40 minuti: viviamo in un qui e ora in cui la gente, la maggior parte della gente, non guarda manco più il titolo, ma solo chi c'è nella foto apertura per commentare, per 'farsi un'idea'. Fedez e Marra, non essendo due ragazzetti che hanno postato il primo reel su TikTok ieri, questo lo sanno bene. Almeno quanto sono consapevoli della propria influenza online. Marra a 'Non è la TV' lo ammette, ma aggiunge che non sia possibile 'dimostrare' che la loro influenza, appunto, si possa convertire in aumento di voti per il Sì. Beh, non è possibile dimostrare nemmeno il contrario, comunque.
In ogni caso, da ieri notte, dopo i video dalla puntata che Marra ha voluto postare sul proprio profilo Ig come ha fatto anche Fedez, non riesco a contare gli insulti che mi stanno arrivando, sia in pubblico che in privato. Non è un problema, per carità, ma sono tanti. Perciò mi viene da ipotizzare, dati alla mano, che esista un tasso di 'conversione' davvero notevole quando Mimì e Cocò qui indirizzano il proprio sterminato gregge di pecore imbufalite verso qualcosa o qualcuno (stavolta io, il 22 e 23 marzo chissà, ndr).
Sia come sia, l'unico Marra che conosco e stimo è Marracash. Quindi no, per dirla con parole sue, non sono interessata a 'nani con la sindrome da Napoleone e se abbasso lo sguardo è solo perché mi arrivi al caz... clitoride". Un saluto cordiale. E soprattuto 'educato', non voglio certo rischiare che finisca tutto in 'caciara', sarebbe terribile. Ma mai quanto intervistare Giorgia Meloni a tre giorni dal referendum sul podcast più seguito d'Italia e seguito, appunto, da centinaia di migliaia di fanatici. E definirsi perfino 'di sinistra', vero Marra? Senza vergogna. Qualcuno, tra una pompa di complimenti sul nulla e l'altra, te lo doveva pur dire. Eccomi.