Senza sprecarsi in complotti, è evidente che un buon leader, di fronte a un momento di svolta, guardi già oltre il nodo verso quel che arriverà. E Giorgia Meloni, che ha una pessima corte e di pessimi maggiordomi, resta pur sempre un’ottima leader. Pare che a Pulp Podcast la parola più usata dalla premier sia stata “diciamo” e poi “cioè”, due intercalari che talvolta tradiscono l’impreparazione dello studente, altre volte il fatto di sentirsi a proprio agio in un certo contesto. Decidete voi quale delle due ipotesi si addica meglio alla capa di Fratelli d’Italia. Sul perché lei sia andata nel programma di Fedez e Mr Marra abbiamo già scritto. Il passaggio fondamentale per Giorgia Meloni è il Sì al Referendum. Ma sarebbe un errore credere che questa riforma sia una proposta meloniana o di questa destra. La riforma della giustizia, che è una riforma liberale e conservatrice, non ha nulla a che fare con la destra sociale di almeno due dei tre partiti al governo. Con lo sbatacchiare anti-intellettuale di tanta strana fauna politica, che si aggrappa a Giorgia Meloni come alla gonna di una madre (allora è davvero “mamma d’Italia”, o almeno mamma di Fratelli d’Italia). Serviva lei per demitizzare questa riforma, passata a sinistra come un attacco profondo alla Costituzione e difesa dai sostenitori del Sì come una riforma tecnica e anche un po’ complicata da spiegare; cosa del tutto falsa. Ma come, una post-fascista che rifiuta il mito? Certamente, poiché i fascisti del mito coglievano solo la superficie, l’aspetto pratico, e cioè di persuasione delle masse.
Giorgia Meloni, che capisce tutto questo, non è solo una buona leader ma sa anche di esserlo. Sa che non contano gli argomenti, ma il passo. Lei ha accelerato, nelle ultime settimane, aumentando la sua presenza mediatica a favore del Sì. Fino ad arrivare a oggi e a quel dibattito tanto auspicato nei mesi scorsi tra lei e Elly Schlein, che, presa dal nervosismo, in una recente manifestazione per il No ha invitato tutti a sostenere i comitati del Sì (pensate allora che vita facile avrà Meloni negli studi di Mentana), preceduto solo dalla sua ultima ospitata da Fedez. Sbaglia, però, chi pensa che Giorgia Meloni stia dando il tutto per tutto pur di vincere. Chi si muove come lei ha fatto tra il 2022 e il 2026, non brucia tutte le energie a metà maratona, ma punta a prendere le distanze dagli avversari ben consapevole che la gara finirà non questo weekend ma fra un anno, con le elezioni politiche. Sbaglia anche chi crede che, avendo sottolineato come questo referendum non sia su di lei ma su un quesito tecnico, lei stia manifestando ansia se non persino timore. Tutto il contrario. Giorgia Meloni, consapevole di poter sopravvivere a questo referendum, pur sapendo quanto sia importante per la stabilità del suo governo, sta già pensando al dopo, quando la sinistra, esaurita l’energia retorica di questi mesi, vedrà la lenta tartaruga, che solo ora ha iniziato ad agitarsi, passare in prima posizione. La vera gara, insomma, deve ancora cominciare.