Il cortocircuito si nasconde sempre dietro l’angolo. Soprattutto quando il manicheismo di stato vorrebbe che tutto si dividesse fra sì e no. “È scandaloso citare il caso di Garlasco come esempio di inefficienza della giustizia, o di sudditanza dei giudici verso i pm. Anzi, è esattamente il contrario: in questo processo, anche se con tempi lunghi, si è arrivati a stabilire la verità. E i giudici hanno mostrato autonomia sia rispetto all’accusa, sia rispetto agli altri giudici”. Queste le parole dell’avvocato della famiglia Poggi, Gianluigi Tizzoni, che voterà No al referendum per la riforma Nordio. Altrimenti cadrebbe tutto il suo teorema sul caso Poggi, giusto? È coerente: qualora, dal suo punto di vista, vi fossero state irregolarità dal punto di vista dei magistrati, allora sarebbe dovuto essere un Sì, il suo fondamentale voto per il futuro della democrazia. Lo ha detto Giorgia Meloni, che spinge per il Sì “perché non ci possa più essere una vergogna come quella di Garlasco”. Tizzoni non ci sta e passa dall’altra parte della barricata. Si rivolge al Fatto, l’alfiere del No. Lui quell’appiattimento dei giudici rispetto alle Procure “in tanti anni di carriera non lo (ha) mai notato” e gli “pare che Nordio l’abbia detto chiaramente: ‘Questa riforma servirà anche al Pd quando sarà al governo’. Il concetto è chiaro, si portano i procuratori a obbedire al governo, poi tocca una volta a uno e una volta all’altro”.
Ma d’altronde mettiamoci l’anima in pace e tappiamoci il naso e le orecchie ancora per qualche giorno, poi finalmente saremo liberi da questo martellamento continuo della campagna referendaria. O forse siamo condannati a soffrire comunque? Più probabile la seconda. Perché pure sul caso Garlasco in sé non assistiamo ad un così bello spettacolo. Okay, il divertimento iniziale nell’osservare quanto siano diventati ridicoli i salotti televisivi a proposito di questa tragica storia, ma poi che noia. Garlasco è certamente il caso più mediatico d’Italia e, come nel caso Dreyfus, la polarizzazione della società è altissima. Nell’ultima puntata di Ore 14 Sera l’avvocatessa di Stasi ha detto una verità assoluta: “Siamo in assenza di notizie, tutti dovremmo aspettare prima di valutare, e invece si sono raggiunti livelli bassi. C’è stato chiacchericcio e tentativo di spostare l’attenzione da quello che dovrebbe interessarci, ovvero fare luce sui tanti aspetti rimasti oscuri, oltre a valutare la posizione di Andrea Sempio, che è indagato”. E infatti, nel programma, si è tornati a parlare dei fantomatici video porno sul pc di Alberto Stasi, ricamando gratuitamente su una storia che ha senso solo per la morbosità del popolo italiano. A proposito è intervenuto a gamba tesa l’avvocato Tizzoni che, un po’ alla Berlusconi con Ballarò, si è collegato in trasmissione per dire la sua sul suo libro:
“I libri si comprano, ma non si leggono, ci si ferma alla prefazione. Se avete la cortesia di leggere la pagina 45, la pagina 90, la pagina 91 io addirittura ho virgolettato la sentenza di assoluzione di Stasi sulla pedopornografia. Ho sempre detto e scritto di non ritenere centrale per il movente la questione della pedopornografia. Commentate il libro, ma non leggete". Non tarda la risposta di Infante. "Io non faccio recensioni, non posso dire di averlo letto, mi limito alla prefazione, è la prima cosa che si legge, su quella ci siamo fatti delle domande". Insomma, un vero e proprio dibattito sul niente, sull’aria fritta più totale, dove uno da un lato sponsorizza il suo libro, che comunque è una fonte di guadagno, evidentemente. L’altro, il conduttore, ammette di averne letta solo la prefazione, il che è anche comprensibile. Provocato a ripetizione, Infante fa un’altra domanda a Tizzoni: "Lei condivide il pensiero dell’ingegner Reale (consulente informatico dei Poggi, ndr) che sostiene che questa trasmissione, e quindi il sottoscritto, è a libro paga degli avvocati di Stasi?". L’avvocato dice: "Le linee editoriali le decidete voi, ci mancherebbe se lo devo pensare, dovrebbe avere tante risorse". Arriva la replica del conduttore anche a Reale: "Quando noi lo abbiamo invitato lui ci dice di non poter venire perché è consulente di un’altra trasmissione. Noi rispettiamo la sua decisione, ma non accettiamo lezioni né accuse, né insulti. Si può non essere d’accordo con una linea, ma noi non abbiamo una linea, ci poniamo domande, affrontiamo tematiche e le notizie con persone che la pensano in maniera diversa. Non abbiamo tesi precostituite né prendiamo soldi dalla difesa di Stasi, quest’accusa non ce la meritiamo". Insomma, il nulla più assoluto che siamo costretti a sorbirci ogni sera per il timore di esserci persi qualcosa di importante o per comprendere se gli attori in questa che ormai è una serie tv si siano lasciati scappare qualcosa di rilevante per arrivare alla verità sulla morte di Chiara Poggi. L’unica cosa che è incontrollata, però, è la depressione che provoca il seguire tutto questo dibattito che, nonostante sia costruito sul nulla, tiene su gli ascolti, i clic e tutto il resto della baracca.