Bianca, abbiamo un problema: il pubblico non guarda più È sempre Cartabianca. Il tragico epilogo si è consumato nel corso dell'ultima puntata del talk show di Retequattro: un trend già in discesa nelle settimane precedenti, che nell'ultima puntata andata in onda, si è assestato appena al 3% di share.
Per fare un paragone in termini assoluti, il giorno seguente Realpolitik di Tommaso Labate ha registrato il 4,4%. Certo, Labate non ha la concorrenza diretta di Floris da arginare, ma è pur vero che non ha nemmeno lo zoccolo di telespettatori affezionati che ha una Bianca Berlinguer; o meglio, che dovrebbe avere.
È sempre Cartabianca infatti, è approdato a Mediaset nel settembre 2023, ed è già alla sua terza stagione: ci è arrivato da Rai Tre, dove la Berlinguer lo conduceva con il nome di Cartabianca. Per dare continuità, visto anche l'importante passaggio aziendale, la giornalista aveva scelto di confermare il titolo del suo talk precedente; del resto, l'approdo della Berlinguer era un modo per allargare il target della prima serata della rete, fortemente connotata per la sua vicinanza al centrodestra. Era un primo tentativo, consolidato nell'ultima stagione televisiva poi con l'ingaggio di Tommaso Labate, firma del Corriere della Sera e spesso ospite dei programmi d'informazione di LA7.
Ora il dato di "Bianchina", come la chiama l'ospite fisso Mauro Corona, è arrivato a un punto molto preoccupante: 3% di share, appena 398mila telespettatori. Tutto mentre, su LA7, Giovanni Floris con diMartedì cresce e vola ben oltre il milione di telespettatori. Lo fa con un talk tutt'altro che perfetto: basti pensare ad esempio, all'utilizzo di blocchi registrati che talvolta non riescono a coprire la contemporaneità. Un esempio? Il giorno 7 aprile, quello in cui il Presidente degli Stati Uniti aveva annunciato la fine di una civiltà. Proprio in quella giornata, il talk di Floris aveva mostrato la debolezza del format: con gli ultimi sviluppi della situazione internazionale infatti, aveva mandato in onda i vecchi blocchi registrati, intervallandoli con alcuni lanci del giornalista che provava a rimediare alla mancanza. Risultato: la notizia della giornata, quella che stava lasciando il mondo col fiato sospeso, passata in secondo piano e un lavoro di montaggio che aveva confuso lo spettatore. Intanto su Rete 4, la bistrattata rete filogovernativa, Bianca Berlinguer annunciava la diretta fino alle tre del mattino, poi rientrata perché nel frattempo Trump aveva abbondantemente smorzato i toni. Insomma: La7, la tv "impegnata" tutta talk e informazione di Urbano Cairo, produceva un compitino, mentre la rete che addirittura si è attirata il conio di un termine come "retequattrismo" stava sul pezzo.
Eppure, in quella stessa puntata, gli ascolti di Floris erano andati più che bene; segno che il pubblico ripone fiducia nel programma. diMartedì infatti, si è via via consolidato: lo conferma il fatto che nell'ultimo appuntamento, ha registrato il 10% di share a fronte di 1milione 533mila telespettatori. Un divario molto ampio, rispetto alla dirimpettaia di Retequattro, che ora soffre la concorrenza in maniera più forte rispetto alla stagione passata.
La rete di Urbano Cairo è una rete incentrata prevalentemente sull'informazione, quindi Floris ha sicuramente un palinsesto che la sostiene; non si può dire altrettanto per la Berlinguer né per i suoi colleghi di rete.
L'informazione di Retequattro ha un'identità molto precisa, sovranista finché il sovranismo dura e comunque molto vicina al governo. La stagione televisiva è ormai agli sgoccioli, a breve sarà tempo di acquisti, fantatelevisione e presentazione di palinsesti: davvero Pier Silvio Berlusconi rimarrà a guardare il calo, proprio ora che si dice che lui e Marina vogliano entrare in politica?