Immaginate di avere nel vostro smartphone un’applicazione che potete utilizzare per inviare messaggi e chattare con i vostri contatti, ma anche per vedere quali foto e video condividono, e pure per ordinare la cena, un taxi, per pagare le bollette, il prossimo acquisto in negozio o il vestito appena comprato sul web. WeChat, la app cinese sviluppata da Tencent nel 2007, integra tutte queste funzioni fondendo, di fatto, le caratteristiche di WhatsApp, Instagram, Facebook, PayPal, fa proprio questo: crea un ecosistema digitale senza eguali. La premessa serve per dire che in Occidente nessuno ha mai creato niente di simile. Almeno per il momento, perché Elon Musk ha più volte dichiarato di voler sviluppare una “super app” che consente di fare letteralmente tutto, proporio come succede in Asia. E proprio Musk, il controverso miliardario che ha ispirato la mobilità elettrica, perfezionato razzi particolari da lanciare nello Spazio, e, tra le altre cose, ha coltivato il sogno di colonizzare Marte, ha appena sfornato il suo jolly: XChat. Non siamo ancora ai livelli di un ecosistema come WeChat. La nuova applicazione lanciata dall'ex braccio destro di Donald Trump, per ora disponibile soltanto su iOs, è più una risposta a WhatsApp. E neanche troppo convincente...
Nello specifico, XChat è uno strumento, presumibilmente il primo di una lunga serie, che dovrà trasformare X, il vecchio Twitter, in una super app. Meglio ancora, parliamo di un sistema di messaggistica per X che, a differenza degli attuali messaggi diretti che si possono già inviare da lì, funziona come un upgrade di chat. Il suo compito? Connettere gli utenti di X senza bisogno di numeri di telefono o inviti, e avvicinare il famoso social in una piattaforma ancora più completa. XChat sostiene di offrire chat crittografate end-to-end e condivisione di file, insieme a opzioni per modificare, eliminare o impostare la scomparsa dei messaggi, nonché di poter bloccare gli screenshot e di avvisare di tali tentativi, promettendo al contempo assenza di pubblicità, nessun tracciamento e una forte attenzione alla privacy. L'applicazione è progettata per integrarsi perfettamente con un account X esistente. Basta solo accedere e il gioco è fatto. Altri vantaggi? Supporta la condivisione di file, nonché le chiamate audio e video, sia in chat individuali che di gruppo, incluse le community più ampie. Ci aspettavamo una rivoluzione, qualcosa di “wow”, ma non abbiamo trovato niente di simile.
Non siamo i soli, dal momento che la celebre rivista Wired non ha usato mezzi termini per dire che “anziché lanciare un'app di messaggistica crittografata elegante e valida, Musk ha pubblicato un'estensione scadente e isolata della sua piattaforma di social media”. Per usarla, come detto, è necessario avere un profilo X e, in seguito all'accesso, tutti i nostri dati verranno convogliati in un unico sistema. Alcuni esperti sono sospettosi a riguardo, perché più dati si collegano su una persona e più è possibile tracciare le sue attività. Ma, al di là della privacy, a che serve un'app del genere? Altro che sfidare WhatsApp e Telegram, Musk rischia di aver sfornato una versione un po' più aggiornata di Messenger, l'estensione di Facebook che ormai non utilizza quasi più nessuno. L'unica spiegazione plausibile per evitare di parlare di un completo flop può essere la seguente: XChat è soltanto il primo passo verso la trasformazione di X in un ecosistema alla stregua di WeChat. Non può che essere così, anche se, da uno che vuole portare le persone nello Spazio e rendere abitabile Marte, ci aspettavamo decisamente di meglio.