La competizione tra grandi potenze, il ruolo delle eccellenze europee e l’importanza imprescindibile dei satelliti. Le stazioni spaziali, i razzi lanciati in orbita, le missioni degli astronauti. Lo Spazio non è solo fantascienza: anche se spesso non ce ne rendiamo conto, è ormai parte integrante della nostra vita. Conoscerlo è fondamentale non solo per capire cosa succede sopra le nostre teste, ma anche come la nostra quotidianità è cambiata e continuerà a cambiare. Questo è il focus di Countdown – Dallo Spazio alla Terra, il programma di approfondimento sullo spazio e sulla space economy di Libero Produzioni, in coproduzione con Sky Tg24, in onda dal 24 gennaio ogni sabato alle 18.10 e la domenica alle 21.10, disponibile anche sul sito di Sky Tg24 e su NOW. In dieci minuti, con Emilio Cozzi e Marta Meli alla conduzione, vincitori del Premio Broglio 2025 per la divulgazione scientifica della Space Economy, Countdown “porta a terra” temi che sembrano lontani. Ebbene, abbiamo intervistato Cozzi per parlare - oltre che della trasmissione - dello Spazio nella sua accezione più ampia e generale...
Di cosa parla Countdown e perché è un programma diverso dagli altri?
Countdown parla di una sola cosa, ma con mille declinazioni diverse: il rapporto sempre più stretto tra lo Spazio - quello che succede oltre l’atmosfera - e la nostra vita quotidiana. Spesso siamo portati a pensare allo Spazio come a un luogo lontano, fatto di missioni su Marte, sulla Luna o sulla Stazione Spaziale Internazionale. In realtà, non ci rendiamo conto di quanto lo Spazio sia già parte integrante delle nostre giornate.
In che senso?
Ogni giorno, senza saperlo, tutti noi ci connettiamo a decine di satelliti: per spostarci, per le previsioni meteo, per internet, per monitorare il territorio o supportare la protezione civile. Senza lo Spazio, la nostra vita sarebbe radicalmente diversa e probabilmente molto più complicata. Countdown racconta quindi proprio questo legame, riportando “a terra” temi che sembrano lontani: la Luna, il futuro dell’Europa, le telecomunicazioni. Tutto sempre attraverso le persone che “progettano” e “costruiscono” lo Spazio qui sulla Terra. Nessuno affronta così questo tema. Né in Italia e forse nemmeno nel resto del continente.
Avete fatto una scelta narrativa particolare nel formato del programma, giusto?
Esatto. Countdown dura dieci minuti, più o meno il tempo che impiega un razzo per andare dalla Terra all’orbita. In quello stesso arco temporale, io e l’altra conduttrice, Martina Meli, cerchiamo di raccontare perché andare in orbita è così importante. È una scelta narrativa, ma anche simbolica: il tempo del racconto coincide con il tempo del viaggio.
Hai citato i razzi, quindi le chiedo subito cosa pensa di Elon Musk
Quando si parla di Spazio è impossibile non parlare di Elon Musk. Piaccia o meno, è l’uomo che ha cambiato radicalmente questo settore. Detto ciò, Countdown non è un programma “su” Musk. Lo citiamo, e in una puntata lo affrontiamo in modo più esplicito anche per i suoi risvolti geopolitici, ma il focus resta un altro.
E cioè?
Il focus è soprattutto sullo Spazio italiano. Ripetiamo spesso una cosa che in pochi sanno: l’Italia è un’eccellenza spaziale. Se parliamo di Musk, dunque, lo facciamo sempre mettendolo in relazione con i protagonisti italiani che operano nello spazio globale.
Chi sono questi protagonisti di cui parlerete nella trasmissione?
Ci sono due grandi categorie. Da una parte troviamo figure più “pop”, nel senso migliore del termine. Persone che incarnano la divulgazione spaziale e che possono parlare a un pubblico ampio. Penso a Luca Parmitano, Samantha Cristoforetti, Franco Malerba, Amalia Ercoli Finzi, Antea Comellini, giovanissima astronauta di riserva dell’Esa. Dall’altra parte ci sono coloro che lo spazio lo costruiscono e lo operano: leader di grandi aziende italiane, Josef Aschbacher, direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea, e John McFall, che sarà il primo parastronauta europeo a effettuare una missione spaziale. Insomma, guardiamo a un panorama molto ampio di protagonisti.
Che ruolo ha oggi l’Europa nello Spazio rispetto alla competizione tra Stati Uniti e Cina?
La prima puntata di Countdown è dedicata proprio all’Europa. Per due motivi. Il primo è l’attualità: a novembre si è chiuso il Consiglio Ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea, con un budget record di oltre 23 miliardi di euro. Mai successo prima. Il secondo è geopolitico: l’Europa è in ritardo su alcuni fronti, ha molte criticità, ma ha anche competenze scientifiche e tecnologiche di altissimo livello. Volevamo ribadirlo, senza nascondere le sue difficoltà. Sui lanciatori, per esempio, siamo indietro rispetto a Musk: è inutile negarlo. Ma ci sono eccellenze enormi, come Leonardo, di cui parleremo con Massimo Comparini, Managing Director Space Division di Leonardo. Il messaggio è chiaro: l’Europa c’è, deve migliorare, ma può ripartire.
C’è chi parla di una possibile “guerra spaziale” tra Stati Uniti e Cina. È fantascienza o un rischio reale?
Dipende da cosa intendiamo per guerra spaziale. Se immaginiamo astronavi che combattono nello Spazio, siamo ancora nella fantascienza. Ma se intendiamo lo Spazio come un asset strategico per la difesa, allora non stiamo parlando di futuro: è già presente. Lo Spazio è infatti diventato fondamentale per la sicurezza. Sistemi come il “Golden Dome” ipotizzato da Trump, o le reti satellitari militari, dimostrano che senza lo Spazio non si può più difendere un Paese. Come ha detto il commissario europeo Kubilius: lo Spazio non fa vincere le guerre, ma resta cruciale per la difesa del continente (e non solo).
Questo ci porta al tema dei satelliti: non c’è il rischio che lo spazio diventi sempre più militarizzato?
È un rischio reale. Ma va detto che operare nello spazio richiede competenze altissime. Più di 80 Paesi hanno ambizioni spaziali, ma le vere superpotenze sono ancora pochissime. Gli Stati Uniti, grazie anche a Musk, hanno una frequenza di lancio inarrivabile. La Cina sta investendo molto, soprattutto sui razzi riutilizzabili, ma è ancora indietro. Quello che vediamo è una corsa al presidio dello Spazio. Non tutti riescono a tenere il passo, ma la direzione è chiara.
Lo Spazio può essere anche una risorsa economica per l’umanità?
Lo è già. Ogni euro investito nello spazio genera ritorni che vanno da tre a sette volte tanto: competenze, innovazione, servizi, posti di lavoro. Moltissime tecnologie che usiamo ogni giorno - persino le transazioni bancarie - dipendono dallo Spazio, anche se non ce ne rendiamo conto. Poi ci sono i dati: dallo Spazio arriva una quantità enorme di informazioni, talmente grande che solo l’intelligenza artificiale ci permette di usarla davvero. E infine ci sono le risorse extraterrestri. Asteroidi come 16 Psyche contengono quantità di minerali tali che, teoricamente, renderebbero miliardari tutti gli abitanti della Terra. Sulla Luna potrebbero esserci terre rare ed elio-3. Non è un caso che Stati Uniti, Cina, Europa e India guardino sempre più alla Luna anche per questo.
Quando potremo andare nello Spazio come “civili”?
Non presto. Non è fantascienza, ma nemmeno qualcosa che vedremo nei prossimi 15–20 anni per tutti. I costi stanno scendendo rapidamente - Musk parla di 100–200 dollari al chilo con Starship, contro i 3.000 attuali - ma siamo ancora lontani dalla fumata bianca. Detto questo, nei prossimi 5–10 anni vedremo l’orbita bassa popolarsi di stazioni spaziali private. Diventerà sempre più normale per alcune professionalità - scienziati, farmacisti, ricercatori - trascorrere periodi in orbita per lavorare. Il turismo verrà dopo...
Ultima domanda: esisterà mai un “padrone dello spazio”?
Legalmente no. Ma anche sulla Terra il diritto internazionale spesso vacilla. Mi ero illuso che lo Spazio fosse l’unico luogo senza confini. In realtà i confini esistono anche quando non si vedono. Lo Spazio sta diventando sempre più conteso da Stati e privati. La speranza è che l’eredità della Stazione Spaziale Internazionale - dove russi, americani, europei hanno sempre collaborato nonostante le tensioni sulla Terra - ci ricordi che oltre l’atmosfera dovremmo muoverci insieme. Speriamo di non dimenticarlo.