Avete visto quelli lì? No, non Riccardo Muti, ma quelli che suonano. Eh, gli abbiamo fatto scoppiare un bel casino, che racconta - tanto - di come viene trattata la cultura in Italia.
È successo questo: prima di Natale su MOW denunciamo il racket delle masterclass nei Conservatori. Funziona così: il docente – che è un Pubblico Ufficiale, ricordatevelo – ti spiega che se vuoi passare l’esame, se vuoi quel voto, devi farti il suo corso estivo. A pagamento. Fuori dall’istituto. Nelle sue tasche.
Si chiama concussione. È un reato. È illegale. È schifoso. Eppure per anni è stato il segreto di Pulcinella: tutti sapevano, nessuno parlava. Studenti muti per paura, colleghi muti per quieto vivere. Poi arriviamo noi, facciamo i nomi e raccontiamo il sistema. L'articolo per chi frequenta quel mondo diventa virale ovunque.
Risultato? A Ferrara il Conservatorio è dovuto uscire con una nota ufficiale per ricordare ai docenti che rischiano dai 6 ai 12 anni di galera. Gli studenti del Conservatorio di Roma e di altre città, Frosinone, Rieti, sono usciti con un comunicato durissimo, denunciando un sistema che calpesta il merito per fare cassa sulla loro pelle.
È successo anche al Teatro San Carlo di Napoli: con Riccardo Canaletti, lo stesso che sta seguendo l'inchiesta sui conservatori, abbiamo fatto sette mesi di articoli fino a quando Procura e Corte dei Conti non sono entrati nel teatro e hanno aperto un'indagine.
Resta la solita domanda, sia sul Teatro San Carlo sia su questa storia dei conservatori musicali: i grandi quotidiani, i giornaloni, dove sono? Dove sono i professori? Le istituzioni? Tutti quelli che si riempiono la bocca di “Cultura”? Ah, il giornalismo in Italia è diventato un ufficio di pubbliche relazioni. Eppure queste storie ci dicono che se fatto bene, davvero potrebbe costruire un Paese migliore.
Guardare Report: ha denunciato alcune cose che non tornavano sul Garante della Privacy e ora sta venendo fuori di tutto, pure che questi miserabili della politica si mettevano a rimborso 7/8 mila euro di macellaio .
Noi nel nostro piccolo — da “giornalai pop”, come ci definisce chi si sente nell'élite, da “giornale di serie B”, come dice chi non ci sopporta — facciamo il nostro. Rischiando, prendendoci rotture di cazzo e querele. Ah, a proposito, il sottosegretario all’ambiente Barbaro, uno degli uomini più potenti del governo, rispettatissimo dalle sorelle Meloni, uno da cui passano tanti soldi del Pnrr, ci aveva portato in tribunale per diffamazione... e ha perso. Notizia di pochi giorni fa. VIVA IL GIORNALISMO FATTO BENE