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13 gennaio 2026

Racket delle masterclass, il Conservatorio di Ferrara legge la nostra inchiesta e avverte i docenti: “La concussione è un reato penale punibile col carcere”. Qualcosa si sta muovendo

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

13 gennaio 2026

Arriva la prima risposta alla nostra nuova inchiesta sul “racket delle masterclass”. È bastato un articolo con le prime testimonianze raccolte per fare muovere uno degli istituti coinvolti, il Conservatorio di Ferrara. Che prende le distanze da quanto accaduto e avverte studenti e docenti sulle conseguenze di quanto abbiamo raccontato
Racket delle masterclass, il Conservatorio di Ferrara legge la nostra inchiesta e avverte i docenti: “La concussione è un reato penale punibile col carcere”. Qualcosa si sta muovendo

È bastato il primo articolo per capire che c’era moltissimo da raccontare. Dopo il pezzo sul racket delle masterclass, in cui raccontavamo di come alcuni docenti di vari conservatori d’Italia spingessero i propri studenti a partecipare a dei corsi estivi a pagamento per poter poi ottenere un voto più alto agli esami, ci sono arrivate tantissime segnalazioni.

Si è parlato di compiacenza degli istituti, di direttori che sapevano, di alunni che hanno dovuto rinunciare alla propria carriera perché ogni anno c’erano costi extra da dover coprire. Si è parlato di concorsi che dovrebbero essere pubblici e di giochi di potere. La storia abbiamo appena iniziato a raccontarvela, ma qualcuno già si è mosso e ha voluto non solo prendere le distanze in modo ufficiale, ma avvertire i propri docenti. 

Tra le testimonianze che abbiamo riportato, infatti, c’è anche quella che interessa il Conservatorio “Girolamo Frescobaldi” di Ferrara. “Il Maestro ci forniva ogni anno una lunga lista di corsi estivi da seguire per ‘recuperare’ il programma non svolto durante l’anno. Spesso ci veniva proposto un pacchetto ‘conveniente’: se partecipavi a tre o quattro corsi, le lezioni di uno di questi erano gratuite, salvo poi dover comunque affrontare le quote associative, le spese di viaggio, vitto, alloggio e tutto il resto”. 

Il racconto continua così: “Sulla carta nessuno ci obbligava. Ma chi ha vissuto questo mondo sa bene quanto sia forte la pressione psicologica: la paura di non essere pronti per l’esame, di deludere il proprio insegnante, di sentirsi dire che non hai studiato abbastanza e quindi, se qualcosa va storto, è solo colpa tua. Non perché non hai studiato, ma perché non hai partecipato ai corsi extra”. 

La nota del Ministero dell'Università con cui si vieta ai docenti dei conservatori di fare masterclass a pagamento per i propri studenti
La nota del Ministero dell'Università con cui si vieta ai docenti dei conservatori di fare masterclass a pagamento per i propri studenti

Ora l’istituto ferrarese, che ha letto e cita il nostro articolo, risponde con una nota ufficiale: “Esprimendo innanzitutto la totale dissociazione del Conservatorio di Ferrara dalle pratiche descritte nell’articolo, ancorché non comprovate, si coglie l’occasione per ricordare ai docenti il quadro normativo di riferimento in materia di attività extraistituzionali”.

Il divieto di masterclass per i propri studenti di conservatorio è totale. Come vi abbiamo spiegato, la legge definisce l’incompatibilità tra le lezioni private e l’insegnamento come “assoluta”. 

Il Conservatorio ricorda quali sono le conseguenza per chi dovesse infrangere - o abbia già infranto - la regola: “In caso di violazione del relativo divieto, il conferimento degli incarichi in questione costituisce infrazione disciplinare, e l’importo previsto come corrispettivo dell’incarico è trasferito all’Amministrazione di appartenenza del dipendente ad incremento del fondo di produttività o di fondi equivalenti”.

Non solo: “Inoltre, si rammenta che i docenti sono a tutti gli effetti dei Pubblici Ufficiali nello svolgimento della propria attività di insegnamento, con tutte le conseguenze anche penali di eventuali condotte illecite, che si qualificano come delitti contro la Pubblica Amministrazione, quali la Concussione (art. 317 c.p.), che prevede una pena edittale dai 6 ai 12 anni di reclusione”. In altre parole: tolleranza zero. 

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