Facciamo un rapido bilancio. Settembre 2025: vi raccontiamo in esclusiva che il sovrintendente Nicola Colabianchi vuole nominare Beatrice Venezi direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia, senza consultare l'orchestra (legalmente non era tenuto a farlo, anche se è una consuetudine consolidata). L’orchestra protesta, le spillette anti-Venezi vanno a ruba anche all'estero, arrivano scioperi, volantinaggi, comunicati, lettere aperte. Marzo 2026: il Consiglio d'indirizzo, riunito alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro, ratifica formalmente quella stessa nomina. O meglio, il sostegno a questa nomina, visto che la nomina dipende dal Sovrintendente e non dal Consiglio.
Nel mezzo, c'è stato uno scossone che sembrava poter cambiare qualcosa. Domenico Muti — figlio di Riccardo, il grande maestro che aveva invitato tutti a lasciarla dirigere prima di giudicarla — aveva ricevuto dalla Fondazione una consulenza da 30mila euro più provvigioni per le tournée internazionali. I sindacati avevano alzato la voce: come si fa a pagare consulenti esterni mentre si blocca il welfare ai dipendenti? Il contratto era comparso nella sezione trasparenza del sito della Fondazione insieme a quello con l'agenzia Barabino & Partners (39mila euro per sei mesi), che secondo Dagospia avrebbe curato l'immagine della stessa Venezi. Coincidenze, diciamo. La notizia è uscita su pochi giornali locali, poi su Dagospia e su MOW. Qualche giorno dopo Muti Jr si è dimesso, ha rinunciato ai compensi maturati e ha spiegato che il clima non gli permetteva di lavorare con serenità.
Torniamo a noi. Il sovrintendente si è presentato al Consiglio con una lettera di cinque pagine. Ha ricordato che la legge gli attribuisce competenza esclusiva sulla nomina del direttore musicale. Ha definito la Venezi “un investimento sul futuro, non ultimo in ragione della sua giovane età”. Ha tirato dritto e ha vinto. Ha vinto pure la Venezi. Ha vinto pure il governo. Pura la destra in fase di conquista degli spazi culturali di solito associati alla sinistra. Il contratto partirà ufficialmente a ottobre 2026.
Nel frattempo, da Buenos Aires, Beatrice Venezi ha rilasciato un'intervista al quotidiano argentino Clarín. Ha detto che le contestazioni sono un attacco politico al Governo. Ha lamentato il machismo presente in Italia. Fin qui, posizioni discutibili ma comprensibili. Poi ha attaccato il pubblico veneziano: gli abbonati della Fenice sarebbero degli ultraottantenni impauriti dal nuovo. Il neocomitato Fenice Viva ha risposto definendo le dichiarazioni della Venezi “profondamente lesive” e contestando i dati anagrafici citati.
Intanto il sindacato Slc Cgil del Veneto ha annunciato querela per diffamazione contro l'editorialista Andrea Ruggieri, che a un evento milanese aveva definito i professori d'orchestra “quattro pippe” davanti alla stessa Venezi — la quale, denunciano i sindacati, non ha preso le distanze. Quindi: orchestra che querela. Direttrice che querela. Tutti quanti in tribunale. Questo è il punto di arrivo di sei mesi di guerra culturale sulla laguna. Infine il consigliere d’indirizzo Alessandro Tortato si dimette: “A questo punto è evidente che la questione si è fatta meramente politica e che, di conseguenza, non c'è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri. Quindi me ne vado”. Non ha tutti i torti, se non che la questione è stata politica fin dall’inizio. Da una parte e dall’altra.