Il Per sempre sì di Sal Da Vinci è la vittoria sanremese più discussa del millennio. Tutti si indignano, anche le femministe, o almeno una parte.
Dopo la stoccata di Aldo Cazzullo che aveva definito la canzone “la colonna sonora di un matrimonio della camorra”, anche il movimento Rifondazione Ecofemminista su Instagram inveisce sul brano, dichiarando sconcerto per la vittoria del cantante napoletano: “Chi poteva vincere? Un boomerone di 56 anni, per giunta pure nonno. È sconcertante che in questo periodo storico dove ci sono 6 femminicidi ogni 2 giorni, dove cerchiamo di dare ai giovani un’educazione sessuale cercando di smantellare il patriarcato pezzo per pezzo, vada a vincere Sanremo una canzone sul matrimonio uomo/donna e giuramento di amore eterno infarcito di possesso e fanatismo religioso. ‘Te lo prometto davanti a Dio’ è la frase che ci fa più paura di questa canzone, perché cosa prometti davanti a Dio? Che se non sarà per sempre sì sei autorizzato ad ucciderla?”. L’accento è stato posto anche sulla quantità minima di concorrenti donne in gara, solo 10. Le stesse hanno poi sollecitato l’intervento del Codacons. L’ultima edizione del Festival di Sanremo è stata definita dalle femministe “la più buia, oscurantista e maschilista degli ultimi 30 anni” (con tanto di asterischi finali).
No, non è uno scherzo. Questo post esiste veramente.
Sal Da Vinci sarebbe, secondo questa parte di femministe, un portatore sano di patriarcato e la sua vittoria rappresenterebbe la fine definitiva delle speranze per ogni donna italiana. Ma analizziamo in maniera approfondita questo trattato di filosofia contemporanea.
Le femministe partono con un’offensiva rivolta al patriarca Sal Da Vinci, definendolo “boomerone di 56 anni che è pure nonno”. Due offese al prezzo di una per i boomer e i nonni che arrivano proprio da chi dice di volere un mondo migliore, ma evidentemente solo ed esclusivamente per le donne. È curioso che un movimento che favorisce l’uso dell’asterisco al posto della vocale finale - allo scopo di eliminare le differenze tra i generi - inveisca poi su altre “categorie”. Il mondo di queste ecofemministe sembra diviso tra donne e cattivi. E la bandiera della pace indicata nel loro profilo Instagram appare quantomeno contraddittoria con la sete di vendetta del movimento.
Questo femminista è un vero e proprio delirio e se ne ha la conferma quando una canzone nazionalpopolare che parla di matrimonio diventa un modo diretto di inneggiare al femminicidio. L’accusa interpreta fantasiosamente una banale promessa di matrimonio come una premessa di omicidio che si potrebbe verificare nel momento in cui la sposa manifestasse pentimento. Una trama horror degna di Dario Argento. Una fantasia quasi spielberghiana. Una canzone di Sal Da Vinci rappresenta una minaccia spaventosa.
Ma la vera chicca arriva quando lo stesso movimento ha definito il programma troppo esposto a destra e denunciato la mancanza di interventi da parte di intellettuali di sinistra durante lo stesso festival, come: Rula Jebreal, Paola Egonu o Chiara Ferragni.
E, qualora non bastasse l’associazione tra intellettuale di sinistra e Chiara Ferragni, ci pensa l’ulteriore associazione tra le tre figure a lasciarci agghiacciati.
Se fosse un troll sarebbe geniale. Peccato che questa protesta è reale. La fortuna è che non pare aver avuto un’accoglienza particolarmente calorosa. I commenti sotto al post sono quasi tutti di dissenso e molti di questi esilaranti. Qualcuno ipotizza che si tratti di una pagina di meme e qualcun altro evidenzia la poca attendibilità sui dati dei femminicidi; ma il movimento incalza motivando il dato: “Lo dicono in TV e su tutti i social”. E i dati ISTAT muti.
Rifondazione EcoFemminista si autodefinisce un movimento progressista, insettivoro e terrorizzato dal caldo anomalo, ma soprattutto nostalgico del 2020. Tutto bellissimo!
Tutto questo sarebbe una barzelletta esilarante, se solo non ridicolizzasse un problema così delicato come quello del femminicidio. Le vere femministe, quelle che storicamente lottano per la parità, dovrebbero essere indignate per queste voci fuori dal coro che si autodefiniscono militanti del movimento. Perché se in molti oggi al termine “femminismo” associano questo “manifesto del niente”, la responsabilità è anche di chi non ne prende le distanze. L'ideologia diventa un intruglio tra chi lotta con criterio e tra chi inneggia a una vendetta anarchica senza capo né coda. I confini si confondono e del femminismo rimane un meme. Una preziosa occasione persa.
Sal Da Vinci, intanto, assume il ruolo di patriarca sanguinario, pronto a macchiarsi di sangue l’abito bianco qualora la sposa gli negasse il suo consenso. Per sempre sì è un caso politico per cui scendere in piazza.