Sarebbe ancora senza contratto, eppure Alberto Angela confeziona una nuova prima serata in piano sequenza per Rai 1: una bomba di due ore e venti minuti dalla reggia di Versailles, senza montaggio e senza stacchi. Il più lungo al mondo mai realizzato in tv, recita trionfante il comunicato stampa che annuncia la serata evento di lunedì 2 marzo. Perché sì, grazie ad Alberto Angela, Rai 1 può riuscire non solo nell'impresa di presentare come evento la divulgazione, ma persino di renderla appetibile al pubblico nazionalpopolare. Cioè, tradotto nel linguaggio che più interessa a un'azienda televisiva, registrando ascolti alti.
Ancora una volta, Alberto Angela è pronto a dimostrare non solo che professionista di razza sia, ma anche che squadra di lavoro abbia a disposizione. Tutto mentre, incredibile anche solo doverlo scrivere, risulterebbe senza contratto. Alberto Angela come un freelance qualsiasi, dunque? Indubbiamente una forzatura; ma pure avere un'eccellenza come lui a disposizione e non blindarla, lo è. Cultura e popolarità televisiva: un connubio che riesce a pochi, quello di parlare al grande pubblico continuando a tenere alto il livello, senza cedere alla tentazione di ridurre tutto ai semplicismi. Invece Aberto Angela sperimenta con i piani sequenza, cura le immagini, ci racconta i luoghi e la storia attraverso la bellezza, curando puntate che raggiungono telespettatori diversissimi tra loro.
Alberto Angela riesce anche in un'altra impresa: essere l'unico figlio d'arte che nessuno criticherebbe. Anzi, è il nepo “baby” che tutti amano: per lo studio, per il patrimonio culturale che lui e a sua famiglia lasciano al Paese. Diventando gli Angela, a loro volta, patrimonio del Paese. Dal nonno Carlo, Giusto tra le nazioni, medico che falsificava le cartelle cliniche della sua casa di cura per giustificare il ricovero di antifascisti ed ebrei; al padre Piero, che portava in tv la divulgazione scientifica ispirandosi ai documentari della BBC. Quark raccontava la scienza utilizzando un linguaggio semplice, rendendola un contenuto da prima serata televisiva.
È con questo dna biologico e culturale, da questo humus, che Alberto Angela è partito e, da qui, ha compiuto un ulteriore passo in avanti: è diventato nazionalpopolare, più di suo padre. Senza mai perdere credibilità infatti, né in quanto a contenuti né in eleganza, il palentologo non è un semplice volto televisivo: si è ritrovato meme, oggetto di desiderio, esempio di fascino; la contrapposizione a tanti personaggi scialbi che il piccolo schermo ci propina, a partire dai troni di Canale 5.
Con le sue puntate speciali in particolare, ha acquisito la fama di volto familiare. Tant'è che la Rai ha iniziato a mandarle in onda nella sera della festa per eccellenza: Alberto Angela è lo zio affascinante che ti porta a conoscere Roma la notte di Natale; quello che ti guida per le strade di Torino il Natale successivo. E il pubblico è lì davanti allo schermo che lo segue; che recupera la puntata su Raiplay, che ricondivide i contenuti nei social.
L'ultima fatica, per il ciclo di Ulisse, il piacere della scoperta, è Versailles in piano sequenza: passata la sbornia sanremese, Alberto Angela è pronto a portarci nella magnificenza della reggia, tra le stanze del Re Sole e Maria Antonietta. Tutto in un'unica soluzione, con la telecamera che lo seguirà lungo scale, porte segrete, passaggi per ben due ore e venti senza mai staccare, nemmeno sui droni. Tutto ancora, incredibile doverlo ripetere, senza contratto.