Sal Da Vinci è pieno d’amore qui a Sanremo. L’inquietudine se l’è lasciata indietro. Oggi è un uomo che ha voglia di parlare di per sempre. È lui il volto più popolare di questo Festival, l’artista che scende in strada per improvvisare concerti e cantare il pezzo anche fuori dall’Ariston. Per sempre sì, canta Sal Da Vinci. Canta di promesse e famiglia. L’amore non è una parola antica: è quello che ci dà l’energia per muoverci. “Ognuno la sua vita se la deve spupazzare a modo suo”. È questione di libertà. Chi siamo noi per giudicare?
Per uno come te che ha cantato davanti al Papa, Sanremo è una passeggiata?
No, assolutamente. Sono due mondi totalmente diversi: Sanremo, oltre al fatto che è una festa popolare, è un palco che ha una specie di occhio magico, perché in quel momento ci sono milioni di persone che ti stanno guardando. Tu vuoi dare il meglio di te, quindi l'adrenalina sale. E sale a tal punto che poi non è facile toglierla. Non si dorme mai. O quasi.
Ricordo che parlando di Papa Leone, avevi ricordato Sant'Agostino e l'inquietudine. Tu sei un uomo inquieto?
No, non sono assolutamente un uomo inquieto. Forse da giovane lo sono stato; oggi no, perché ho realizzato tante belle cose, soprattutto una bellissima famiglia, ho condiviso la famiglia con la persona che mi è accanto da tanto tempo. Sono nati i figli, addirittura i figli hanno generato altro amore e sono nati i miei nipoti. È stata una cosa fantastica, lo auguro a tutti. I nipoti sono un amore totalmente diverso dai figli: i figli li devi educare, gli devi stare dietro, i nipoti invece no, gli dai tutto. E poi arrivano ad un'età in cui hai già una certa consapevolezza, ti sei realizzato, perciò hanno un sapore completamente diverso rispetto ai figli, che sono la vita che cammina davanti a te. Siamo una famiglia molto unita, una specie di tribù. Io vengo da una famiglia molto numerosa: siamo sei figli, tra fratelli, figli, nipoti e le loro famiglie, la mia “dinastia” arriva quasi a trecento persone.
Il tuo brano sanremese è già un successo: parla di una promessa, è difficile oggi scegliersi e promettersi amore?
Sicuramente un po' difficile lo è. Nel senso che forse non siamo stati noi bravi a dare qualcosa in più ai ragazzi, quindi dobbiamo recuperare: le promesse vanno mantenute, perché poi sono gli adulti che non le mantengono. La promessa è una cosa sera, è educativa: è la costruzione del nostro futuro, significa creare delle fondamenta. Quando parlo di “Per sempre sì”, non parlo solo della famiglia tradizionale, o di un amore tra due persone: parlo di un amore universale. Le promesse, più che all'altra persona, in realtà le fai a te stesso: se fai una promessa, fatichi fino al raggiungimento della realizzazione di un sogno. Poi i sogni possono pure infrangersi, tanti amori si fermano per strada, ma sempre amori sono stati, e si appoggiano su altre anime. L'amore è infinto, sta là: siamo noi che ci allontaniamo. Amore non è una parola antica, è quello che muove tutto ciò che ci circonda.
Lasciamoci con un'immagine. Che futuro vorresti promettere ai giovani?
La pace. E l'onestà, la fratellanza, l'inclusione: mi piacerebbe un mondo in cui una persona è libera di stare bene, di viverlo quel mondo. Dove una persona è libera di vivere la libertà: ma chi sono io, ma chi siamo, per stabilire cosa è giusto? Ognuno la vita se la deve “spupazzare” a modo suo.