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Riccardo Muti asfalta i critici di Beatrice Venezi a La Fenice: “Lasciatela dirigere e poi le orchestre decideranno. Giudicarla è sgradevole”

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

  • Foto: Ansa

21 febbraio 2026

Riccardo Muti asfalta i critici di Beatrice Venezi a La Fenice: “Lasciatela dirigere e poi le orchestre decideranno. Giudicarla è sgradevole”
Interviene il maestro Muti, lo stesso che, per sentenza di Augias, pare non faccia abbastanza per la musica classica in Italia (tranne essere uno dei direttori d’orchestra più importanti al mondo). Sul caso Beatrice Venezi, autentico cold case della cultura italiana, si è detto di tutto, tranne due cose fondamentali che ci ricorda un vero maestro. Uno: giudicare può essere davvero poco elegante. Due: prima di farlo, magari, facciamola dirigere

Foto: Ansa

di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

Beatrice Venezi è a tutti gli effetti il cold case della musica classica italiana. Se ne parla da mesi, da mesi, da mesi. E non sebra che siano stanchi di parlarne. Anzi, i sindacati organizzano donazioni per ricevere le spillette anti-Venezi, e lei, a ogni evento pubblico, si trova a dovere discutere anche di questo. In tanti sono intervenuti su un tema di “cattivo costume”, e non senza ragioni, ma che, portato alle lunghe, iniziare a sembrare più un capriccio. Il sovrintendente scelse Beatrice Venezi come direttrice musicale senza consultare l’orchestra. Lo fece rispettando legge e regolamento, ma calpestando il galateo che prevede di coinvolgere i musicisti nella scelta, in modo da garantire, tra direttore e orchestra, un maggior feeling. Questo non è stato fatto, peccato, brutta cosa, e la nomina di Venezi, che noi avevamo anticipato prima di tutti e su cui, dunque, non abbiamo avuto problemi a discutere, è diventata un crimine ingiustificabile. Lei è impreparata, lei non è adatta, è figlia di, amica di, amica dell’amica di, figlia di uno che era amico di. Tutto fuorché direttrice d’orchestra. 

Lei crede che i problemi siano due: è donna e son bigotti a La Fenice, infatti, ripete, la media d’età degli abbonati è ottant’anni e pensare davvero di non rinnovare, anche con una come Venezi alla guida, è davvero un volersi impuntare sul nulla. Questi due temi sembrano meno convincenti della spiegazione più semplice: un gioco politico fatto senza tenere conto delle tante variabili che mantengono in piedi i teatri lirico-sinfonici italiani. Variabili che hanno a che fare anche col potere culturale (che in Italia certamente non è di destra). Interviene, comunque, uno che di cultura e di potere nella musica ne ha avuto. Uno dei grandi, da sempre impegnato a valorizzare la musica classica, anche in Italia, checché ne dica Corrado Augias: Riccardo Muti. 

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Una delle tante proteste di fine 2025 contro la nomina di Beatrice Venezi alla Fenice di Venezia Ansa

Il 19 febbraio, durante una conferenza stampa al Teatro Regio di Torino, gli hanno chiesto del caso Venezi a Venezia e lui ha risposto con stoico disinteresse, pur sottolineando un fatto importate: “Primo non do giudizi su persone che fanno la stessa professione, secondo non l’ho mai vista dirigere quindi non posso dare giudizi, e anche se l’avessi vista dirigere non darei un commento perché lo troverei sgradevole. Leggo tante cose sui giornali. Lasciatela dirigere e poi le orchestre varie e i cori vari decideranno, pensando che nella storia che ci sono direttori che in un teatro con un'orchestra funzionano benissimo e con altre no”. 

Insomma, va bene giudicare sulla base di uno storico e di un torto che ci è stato fatto, ma metterla alla prova e mantenere un minimo di eleganza non sono esortazioni che, per essere accolte, richiedano uno sforzo intollerabile. Che lo sappiamo, orchestre e cori vari.  

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