Beatrice Venezi è a tutti gli effetti il cold case della musica classica italiana. Se ne parla da mesi, da mesi, da mesi. E non sebra che siano stanchi di parlarne. Anzi, i sindacati organizzano donazioni per ricevere le spillette anti-Venezi, e lei, a ogni evento pubblico, si trova a dovere discutere anche di questo. In tanti sono intervenuti su un tema di “cattivo costume”, e non senza ragioni, ma che, portato alle lunghe, iniziare a sembrare più un capriccio. Il sovrintendente scelse Beatrice Venezi come direttrice musicale senza consultare l’orchestra. Lo fece rispettando legge e regolamento, ma calpestando il galateo che prevede di coinvolgere i musicisti nella scelta, in modo da garantire, tra direttore e orchestra, un maggior feeling. Questo non è stato fatto, peccato, brutta cosa, e la nomina di Venezi, che noi avevamo anticipato prima di tutti e su cui, dunque, non abbiamo avuto problemi a discutere, è diventata un crimine ingiustificabile. Lei è impreparata, lei non è adatta, è figlia di, amica di, amica dell’amica di, figlia di uno che era amico di. Tutto fuorché direttrice d’orchestra.
Lei crede che i problemi siano due: è donna e son bigotti a La Fenice, infatti, ripete, la media d’età degli abbonati è ottant’anni e pensare davvero di non rinnovare, anche con una come Venezi alla guida, è davvero un volersi impuntare sul nulla. Questi due temi sembrano meno convincenti della spiegazione più semplice: un gioco politico fatto senza tenere conto delle tante variabili che mantengono in piedi i teatri lirico-sinfonici italiani. Variabili che hanno a che fare anche col potere culturale (che in Italia certamente non è di destra). Interviene, comunque, uno che di cultura e di potere nella musica ne ha avuto. Uno dei grandi, da sempre impegnato a valorizzare la musica classica, anche in Italia, checché ne dica Corrado Augias: Riccardo Muti.
Il 19 febbraio, durante una conferenza stampa al Teatro Regio di Torino, gli hanno chiesto del caso Venezi a Venezia e lui ha risposto con stoico disinteresse, pur sottolineando un fatto importate: “Primo non do giudizi su persone che fanno la stessa professione, secondo non l’ho mai vista dirigere quindi non posso dare giudizi, e anche se l’avessi vista dirigere non darei un commento perché lo troverei sgradevole. Leggo tante cose sui giornali. Lasciatela dirigere e poi le orchestre varie e i cori vari decideranno, pensando che nella storia che ci sono direttori che in un teatro con un'orchestra funzionano benissimo e con altre no”.
Insomma, va bene giudicare sulla base di uno storico e di un torto che ci è stato fatto, ma metterla alla prova e mantenere un minimo di eleganza non sono esortazioni che, per essere accolte, richiedano uno sforzo intollerabile. Che lo sappiamo, orchestre e cori vari.