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3 marzo 2026

Dio protegga Alberto Angela, visto che la Rai non lo fa. La puntata in piano sequenza su Versailles è una dimostrazione di talento, cultura e spiega al governo cos’è la vera tradizione

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

3 marzo 2026

Alberto Angela va in onda con una puntata dedicata a Versailles in piano sequenza, e cioè senza tagli e cambi di regia, con lui che parla ininterrottamente e la sua squadra che lo segue tra corridoi, scale (tante) e stanze segrete del palazzo reale più bello d’Europa. Ma il conduttore non ha più un contratto in Rai e il governo “conservatore” non capisce che la vera tradizione è quella degli Angela
Dio protegga Alberto Angela, visto che la Rai non lo fa. La puntata in piano sequenza su Versailles è una dimostrazione di talento, cultura e spiega al governo cos’è la vera tradizione

Sia lodato Alberto Angela, che ci parla di tre re francesi passando dalle porte segrete, dalle piazze e dai corridoi di Versailles. Ieri in prima serata il conduttore ha raccontato in presa diretta, con un piano sequenza lunghissimo e senza tagli, la storia di quella Francia che abbiamo amato nei libri al cinema, dai moschetthieri a Jeanne du Barry, amante di Luigi XV. Che Dio protegga Alberto Angela, visto che la Rai non lo fa e da mesi il figlio di Piero, che ha fatto grande la tv pubblica, è senza contratto. Dio lo protegga per il suo eloquio colto e pacato, per il suo volto sorridente e familiare, per il suo portamento pulito. Per tutto ciò che questo governo schifa, preferendo gli accessi di ira e l’ironia da avanspettacolo di giornalisti meloniani, le piazzate in tv, la comicità sporca giudicata “nazional popolare” e dunque del popolo, e dunque legittima (da Pucci a Pio e Amedeo). Dio lo protegga perché ha costruito una puntata che in pochi saprebbero fare, senza inciampare, persino senza fiatone mentre sale le scale infinite che portano agli appartamenti “segreti” di Madame de Pompadour, la favorita del Re (pensa se gli stava sulle palle). 

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Alberto Angela a Versailles Ansa

Tutta questa professionalità, anche di tutta la squadra, per parlare di un palazzo antico, un palazzo d’oro con bagni di legno e grandi vetrate, e di re che si lavavano poco e raramente con l’acqua calda, per paura di prendersi qualche malattia, di amori, tradimenti e libertinaggio. Alberto Angela è meglio di un film, soprattutto dei film riproposti ciclicalmente nel palinsesto Rai (i bei film sono tutti su RaiPlay) quando non c’è altro da riproporre. Mentre la Rai si ricicla, Alberto Angela resta intatto e inconsunto, come d’altronde era suo padre. Quello charme forse non lo puoi insegnare, quella cultura va assimilata, va raccontata per renderla accessibile. Bisogna essere aperti, di mente, di stile, di parola. Bisogna saper condurre i giochi come un padre amorevole. Alberto Angela ha in volto i tratti di un padre che vuole spiegarti qualcosa che lo appassiona, che vuole, cioè, trasmettere una passione. Questa è l’unica cosa realmente assimilabile alla Tradizione, tutto ciò che questo governo e questa Rai dovrebbero cercare di promuovere e che tradiscono costantemente. E quindi sì, Dio protegga Alberto Angela e le sue puntata in piano sequenza. Perché la Rai non lo fa.

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